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Cominciamento è racconto

Autore: Francesca Morlino - Primo piano - del: 21 giugno 2017

Ogni nome di città lascia credere che la ville che esso designa sia una persona, unica, incomparabile,incidendo molto anche sull’immagine ricavata dalla sua stessa sonorità. È evidente che ogni luogo racconti tutta una storia composta di energia e di verità. La narrazione prende spunto da un qualsiasi dettaglio del posto, da un quid che renda significativo il valore del particolare,osservando ed ascoltando le risonanze evocate dal cuore. Ciò che è rappresentato nel racconto dell’immagine, che la mente ha focalizzato,risiede nella risonanza che emerge guardandola, in un processo di riproduzione di ciò che si crea tra quel dettaglio e colui che lo osserva. Da qui comincia il racconto, qualcosa che riproduca l’effetto di “dipingersi” dentro quel territorio “dipingendolo”: si riscontra la propria esistenza in divenire all’interno di un contesto che esiste e che si modifica esso stesso. Ebbene, trovato il senso di vivere nel proprio tempo, è doveroso osservare ciò che sta intorno e riflettere su cosa lo caratterizza, quale possa essere il suo diritto alla memoria, quale il diverso modello di sviluppo. Ciascuno proiettato nel proprio sfondo melanconico, guardando elabora e immagina, pensa e definisce, fa rivivere lo spazio, ne valuta l’evoluzione. Ogni luogo muta nel corso del tempo, così come mutano i soggetti che lo frequentano. Ma il cambiamento si impone “naturalmente”, sebbene, per interpretarlo, si abbia bisogno delle tracce del passato, più o meno obsolete, per ammetterne la realtà e misurarne la portata. Tutto accade come se il sito offrisse un’immagine ingrandita delle evoluzioni lente o accelerate della società in movimento. Cosicché, raccontare consiste nel fare un’esperienza ambivalente del tempo.Esso, il raccontare, applica il suo segreto recondito: l’idea del cominciare, nasce un cominciamento, coniuga la continuità di un’identità con la novità di un’esperienza. Con alcuni felici tocchi di scrittura o di pittura o di fotografia, o di qualsiasi altra forma di narrazione, l’autore diventa consapevole di essere riuscito a esprimere ciò che voleva far intendere. L’importante è che dal punto di vista del tempo essi costituiscano sempre una sorta di prova dell’esistenza di sé. L’intuizione, che è all’origine dell’espressione riuscita, è una prova di esistenza e di identità reciproche.

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Il nuovo avanza nel dettaglio

Autore: Francesca Morlino - Primo piano - del: 14 giugno 2017

Il carattere distintivo di un’epoca rispetto ad un’altra è il “dettaglio” della novità che ne costituisce la differenza. In fase di ipersviluppo tecnologico, il concetto di “nuovo” ha assunto un’accezione intesa come superamento del vecchio, quasi a dire che ciò che è nuovo di fatto sia anche migliore. Il dettaglio,che, poi, consente la comprensione di ciò che si fa o si disfa all’interno di un determinato contesto storico-sociale ,è quell’intuizione che segna l’epoca presente come unica e particolare, in quanto fase temporale ed umana dalle contraddistinte caratteristiche. La peculiarità della novità è ciò che caratterizza anche ogni forma di espressione di sé e di ciò che si intende proporre, permettendo di orientarsi laddove la società offre punti di riferimento che si succedono velocemente per periodi temporali sempre più brevi .L’avvicendamento del nuovo consta di ogni settore della vita quotidiana: si tratta di cambiamenti di mentalità secondo una cultura materiale che si traduce in una proliferazione di loghi e marchi,nel senso visivo del termine (ossia con riferimento all’immagine). Ogni cambiamento (dalla moda, alla urbanizzazione, alla tecnologia, etc.), ciascuno in costante evoluzione,è strumento di diverse composizioni che corrispondono ad altrettanti“racconti”, sia agli occhi dello spettatore, sia alla mente del creativo che stigmatizzala connotazione di un’evoluzione vecchio-nuovo-vecchio costantemente in fieri.

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La bellezza dell’utopico benessere

Autore: Francesca Morlino - Primo piano - del: 7 giugno 2017

La progettazione di un rinnovamento sociale, finalizzato al benessere collettivo, restituisce senso e merito ad una visione prospettica della bellezza, intesa come recupero di ogni valore culturale e disciplinare che conduca l’uomo verso se stesso e verso gli altri. La parolachiave della ricerca del ben vivere è segnalata dal concetto di utopia, ossia dall’idea motrice, atta a trasformare una situazione o un ordine sociale in un altro più aderente alle umane aspirazioni. Ogni forma di rinnovamento sociale e culturale è dettata dal movimento e da una propensione particolare alla forza dell’iniziativa, che rompe la monotona ingiustizia di uno stato precostituito di insoddisfazione. Aspirando ad una forma nuova di vita sociale, l’uomo agita la forza eroica che risiede nella propria indole, scatenando mutamenti all’insegna di un nuovo benessere egualitario. Si tratta di dare sfogo a quel cervello sociale, tipicamente proprio della predisposizione alla scoperta ed alla ricerca. Ciascun individuo è tenuto ad aspirare alla propria felicità, in quanto ne ha diritto, e, siccome il punto di partenza risiede nella volontà di sapere e di scoprire, la conoscenza sarà tanto più universale se la si connota sullo sfondo di un progetto utopico di democrazia. Tutti gli uomini hanno il diritto di partecipare alla bellezza della eudaimonia, così come ciascuno ha il dovere di agire in maniera tale da rendere prioritaria la fattibile possibilità di contemperare civilmente i propri interessi. L’uomo deverecuperare il giusto desiderio di conoscenza e di sapere che lo spinga a scoprire dimensioni utopiche di sana prospettiva sociale, culturale e formativa. In tal senso, la connotazione dell’utopia è capacità di promuovere, incentivare, sostenere lo sviluppo della cultura e della formazione. Perché, se di ideali e di visione non si vive, l’amministrazione e l’organizzazione vengono meno, ed il progetto di benessere sociale resta mera chimera.

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Lo spazio dismesso

Autore: Francesca Morlino - Primo piano - del: 31 maggio 2017

In una visone antropologica nuova e prospettica,la “città-mondo”diventa un “buon-luogo”, all’interno del quale la storia dei suoi abitanti sia fondamentale almeno quanto le loro pratiche di consumo. Ogni spazio costituisce la sintesi della dimensioneesteriore con quellainteriore dell’individuo,per cui ogni luogo deve diventare, anche in senso fisico-geografico, uno spazio da “creare”, dove ciascuno abbia il proprio posto.La soluzione è data da un rinnovato efiducioso rapporto col contesto, ossia della percezione del luogo come spazio urbano, in cui il soggetto si progetta e si pensa nell’ambiente da rivalutare. Da questa premessa scaturisce il segreto della rigenerazione, intesa come processo esperienziale che si lega ad una pluralità di attività. Il filo conduttore di ogni iniziativa è la cultura, un meccanismo generativo capace di attivare la cittadinanza, le associazioni e professionisti di vari settori per progettare quelle reti capaci di dare prospettiva a luoghidimenticati. Lo spazio abbandonato ed usurato dal tempo possiede potenzialità da restituire al territorio e perciò dovrà piuttosto rinascere per essere riutilizzato in maniera diversa, maaggregante. La rigenerazione degli spazi dismessi combina il fare con la cultura esi propone come magnete per attrarre talenti e risorse capaci di promuovere nuovo sviluppo, tanto nelle aree interne quanto in quelle urbane. Si tratta di produzione intesa come fatto sociale, cioè come soluzione di investimento su capitale umano che riattivi sistemi di sviluppo endogeno.

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