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Le buone intelligenze la vera chiave dello sviluppo per le aziende moderne

Autore: admin - I miei articoli - del: 5 agosto 2008

L’annuale indagine del magazine statunitense “Fortune“, sulle cosiddette most admired companies, dimostra chiaramente come le aziende leader sui propri mercati di riferimento siano quelle che al loro interno dispongono di sistemi altamente qualificati di management e di gestione delle risorse umane.
In poche parole, se dovessimo sintetizzare, con un lessico secco e inequivocabile, diremo che: nella competizione globale le imprese che raggiungono un alto livello di performance sono quelle dotate di un eccellente capitale umano.

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Fonte: La Gazzetta del Mezzogiorno del 04 agosto 2008

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Categoria: I miei articoli - 8 Commenti »


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8 Risposte a: “Le buone intelligenze la vera chiave dello sviluppo per le aziende moderne”

  1. TONDO ANTONIA scrive:
    1 ottobre 2008 ore 13:13

    Il capitale umano è sicuramente il miglior strumento per il management delle aziende moderne per garantire maggiore redditività ed efficienza.
    Nell’epoca della globalizzazione, in un mondo che cambia ed è soggetto a numerose sollecitazioni esterne, le imprese perseguono la propria mission soprattutto avvalendosi di una gestione delle risorse umane altamente professionale e qualificata.
    Questa caratteristica è fondamentale nella complessiva strategia di sviluppo della cultura d’impresa, in quanto la valorizzazione del cosiddetto people management è uno degli obbiettivi principali.
    Il ruolo del manager è assolutamente predominante nei processi manageriali e organizzativi dell’azienda, nonché nella gestione del capitale umano.
    Il manager oggi non deve più essere il freddo calcolatore del passato che utilizza metodi esclusivamente razionali nella gestione aziendale, ma deve essere un grande comunicatore, in grado di valorizzare i propri dipendenti, in modo da creare uno staff dinamico, creativo ed efficiente.
    Così facendo, si dovranno apportare opportuni riconoscimenti e gratificazioni, in modo da coinvolgere entusiasticamente le risorse umane a propria disposizione che così si troveranno in un contesto di creatività e sano idealismo.
    Le risorse umane così adeguatamente motivate in un contesto di meritocrazia risponderanno meglio a quelle richieste di professionalità cui sono improntate le aziende, assicurandone una maggiore efficienza ed efficacia.
    Come ha indicato J.Freedman proprio per il leader, l’Intelligenza Emotiva assume grande importanza. L’azienda moderna necessita sempre più di uomini capaci di rendere compatibili sistemi e strutture complesse. Ma perché questo sia possibile è indispensabile avere capacità relazionali elevate che si affianchino alle competenze tecniche relative al ruolo. La maggior parte della nostra performance è determinata dal nostro quoziente emotivo, misura della capacità di esprimere correttamente e padroneggiare le emozioni.
    Motivare e valorizzare le human resource in modo da evidenziarne la centralità e i sentimenti, le emozioni e inclinazioni, costituiscono quindi la chiave di volta ottimale per gestire le innovazioni in un contesto organizzativo aziendale e di mercato per la formazione di nuovi leader e manager.

  2. Gianni Nistri scrive:
    2 ottobre 2008 ore 15:07

    Come ben sappiamo, le imprese che raggiungono un elevato grado di prestazioni, sono quelle dotate di un eccellente capitale umano. Questo capitale, per “fruttare” deve essere gestito bene, “coccolato”, incentivato ad esprimersi e confrontarsi liberamente, questo lo si può ottenere unicamente con un management di stampo moderno, non più legato alle vecchie concezioni di razionalità assoluta, improntata unicamente alla produzione, al raggiungimento dei risultati a qualunque costo, senza considerazione per l’elemento uomo, delle sue necessità, non solo economiche, ma, soprattutto, del fattore qualitativo dell’ambiente di lavoro, anche in considerazione del fatto che in tale ambiente viene vissuta una considerevole parte della propria giornata. Ecco, quindi, la figura del manager del XXI secolo: comunicatore, trasmettitore di emozioni, capace di creare e di far appassionare il collaboratore e non più semplice lavoratore.
    Tale figura, oggetto di dibattiti sia in Italia che all’estero, è al centro della questione della formazione manageriale, ossia la capacità di gestire al meglio le fasi di trasformazione in un contesto aziendale o di mercato.

  3. Antonio Rizzo scrive:
    2 ottobre 2008 ore 16:04

    Tutte le aziende leader nei propri mercati di riferimento, dispongono di figure altamente qualificate di management e di gestione di risorse umane. La selezione delle Human Resources, rappresenta, oggi, per la politica aziendale, una scelta fondamentale nei processi manageriali ed organizzativi. La figura del manager, ancora oggi, viene vista come una “macchina” fredda, calcolatrice, costruita per gestire razionalmente piani di sviluppo imprenditoriale, invece, deve essere un ottimo comunicatore, in grado di costruire, attraverso la selezione di HR, habitat lavorativi creativi (vedi le sedi di Google o di Microsoft), in grado di trasmettere emozioni, sentimenti, passione per il lavoro. L’”intelligenza emotiva”, così come vista da Joshua Freedman, afferma che per gestire il cambiamento in modo efficace bisogna partire dalle persone. La centralità delle persone, attraverso gli aspetti sentimentali ed emozionali, rappresentano il perno delle dinamiche aziendali, fonte di sviluppo delle capacità manageriali ed organizzative. Questo comporta che ci deve essere necessariamente un cambiamento, questione al centro del dibattito della formazione manageriale in Italia ed all’estero.

  4. Panizza Luigia scrive:
    27 novembre 2008 ore 16:27

    Saper organizzare, dover pianificare, dover individuare obiettivi e poi definirli e realizzarli; capacità di analisi e di sintesi, di verifica costante e di continuo controllo… sono attività, azioni, che comportano il coinvolgimento di capacità cognitive, razionali, di pensiero. E mi domando: non è forse la conoscenza, l’approfondimento, la notizia, la capacità cognitiva, il ragionare che sono a fondamento della creatività? E’ la “ragion pura” che diviene “ragion pratica – creativa” ma che della prima si nutre. Ed allora non deve forse essere la “ragione creativa” la potenzialità da coltivare per ottenere “persone capaci”? Soprattutto “persone”. Perche non si può essere capaci di nulla se prima non si è “persone”. Persone che sanno emozionarsi, ricche di capacità umana e professionale, persone responsabilmente capaci di creare intorno a sè l’ambiente più adatto, più ricco di creatività ed emotivamente coinvolto e coinvolgente. Ho una vaga impressione: ho descritto un moderno manager.

  5. Ada Lanzilotto scrive:
    27 novembre 2008 ore 18:05

    Intelligenza e sviluppo, due parole di questo articolo su cui mi piace soffermarmi e fare una semplice riflessione.
    “Intelligenza”, quale dono per crescere come persona, per avere fiducia nelle proprie capacità, per valorizzare il proprio talento creativo, per moltiplicare l’originalità delle proprie idee, per ricercare nuove vie per migliorarsi, per essere determinati nelle scelte, per provare gusto nell’apprendere, per lasciarsi coinvolgere, per essere disponibili, per provare piacere nel comunicare e, soprattutto, nel prestare ascolto.
    E poi “sviluppo” della singola persona, del gruppo di lavoro, della famiglia, dei cittadini, delle organizzazioni, delle imprese per uscire dalla staticità, pur consapevoli di incontrare non pochi ostacoli nel cammino dell’innovazione, dell’anticonformismo, del cambiamento nel modo di vedere e sentire le cose, del pensare soluzioni alternative, del fare al di fuori degli schemi tradizionali, del soffermarsi più spesso sul “come” risolvere i problemi per andare oltre.
    Buona intelligenza emotiva quale dote del manager moderno che voglia portare la propria azienda ad essere leader nel mercato in cui opera.

  6. patrizia pepe scrive:
    14 maggio 2009 ore 16:12

    Condivdo in pieno l’idea dell’attribuzione del ruolo di manager come grande comunicatore e motivatore, in grado di trasmettere decisioni, passioni e coraggio ai suoi eventuali collaboratori, cercando di costruire un management aziendale. Da quest’articolo emerge anche la centralità del capitale umano (“human capital”) che rappresenta una risorsa fondamentale per lo sviluppo di beni e servizi, il quale, mediante accurate strategie, è in grado di catturare l’attenzione del cliente.

  7. A.Padolecchia scrive:
    22 novembre 2010 ore 21:16

    Sentirsi intelligenti non sempre si sposa con l’appagamento finale dei propri sforzi nel raggiungimento degli obiettivi che ogni singolo individuo si prefigge. Il riconoscimento di tale dono è quello che fa la fortuna di un’impresa. Quindi diventa di fondamentale importanza,da parte dei responsabili delle imprese,riuscire a creare la figura del manager ideale capace di trasformare in oro…quello che si tocca.

  8. rosa elicio scrive:
    16 dicembre 2011 ore 14:36

    Condivido pienamente la nuova concezione del manager come mix perfetto di leadership, comunicazione, creatività ed emotività. Valori che raramente esistono e coesistono nelle governance aziendali e che invece sarebbero utili a dare una svolta ai processi di sviluppo e perchè no a migliorare i risultati economici. Ora più che mai la componente umana sta assumendo un’importanza preminente al pari dell’innovazione tecnologica: è come se fossero due facce della stessa medaglia. Da un lato il fabbisogno di risorse umane si riduce grazie, o a causa, di informatica e telematica e dall’altro aumentano i requisiti richiesti ai candidati in termini di conoscenza, esperienza e attitudini caratteriali. Purtroppo però leggendo il libro sull’intelligenza emotiva sembra che si parli di realtà virtuale … lo dovrebbero inserire fra i testi da studiare per le selezioni di dirigenti e manager….

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