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L’immigrato, il Mediterraneo e il Natale

Autore: admin - Editoriali - del: 21 dicembre 2009

drroberto10.jpgLeggo con interesse il risultato dell’intervista a 501 manager mondiali fatta dall’Economist Intelligence Unit, il provider leader delle analisi gestionali, dove emerge che << i lavoratori immigrati rappresentano un grande vantaggio competitivo per imprese in cui lavorano >>.

Un aspetto importante che evidenzia il ruolo positivo degli immigrati nelle dinamiche economiche e imprenditoriali. Grazie alle loro competenze specifiche, soprattutto nei settori dell’informatica e del marketing, danno un contributo rilevante sia all’impresa che ai suoi affari.

Anche in Italia la ricerca di lavoratori stranieri si sta orientando verso figure più qualificate. Lo afferma il 15° rapporto sulle migrazioni realizzato dalla Fondazione Ismu, che mette in risalto l’aumento delle figure professionali high skill.

Per mia formazione culturale, ho sempre considerato il confronto, il dialogo e l’integrazione fra i popoli come una risorsa e come soprattutto un “motore” per la crescita civile e per lo sviluppo economico.

Abbiamo di fronte a noi il Meditarraneo, fonte di ricchezza e di benessere. E’ un’opportunità che dobbiamo cogliere per ridefnire concretamente il nostro futuro.

Credo che le parole di Fernand Braudel sul Mare Nostrum, siano la testimonianza più bella e più autorevole per augurare a tutti e a tutte un Natale di pace e di solidarietà, all’insegna della tolleranza e dall’amore fra i popoli.

<< Che cos’è il Mediterraneo? Mille cose insieme. Non un paesaggio, ma innumerevoli paesaggi. Non un mare, ma un susseguirsi di mari. Non una civiltà, ma una serie di civiltà accatastate le une sulle altre. Viaggiare nel Mediterraneo significa incontrare il mondo romano in Libano, la preistoria in Sardegna, le città greche in Sicilia, la presenza araba in Spagna, l’Islam turco in Iugoslavia. Significa sprofondare nell’abisso dei secoli, fino alle costruzioni megalitiche di Malta o alle piramidi d’Egitto. Significa incontrare realtà antichissime, ancora vive, a fianco dell’ultramoderno: accanto a Venezia, nella sua falsa immobilità, l’imponente agglomerato industriale di Mestre; accanto alla barca del pescatore, che è ancora quella di Ulisse, il peschereccio devastatore dei fondi marini o le enormi petroliere. Significa immergersi nell’arcaismo dei mondi insulari e nello stesso tempo stupire di fronte all’estrema giovinezza di città molto antiche, aperte a tutti i venti della cultura e del profitto, e che da secoli sorvegliano e consumano il mare >>.

Roberto De Donno

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