FORMAZIONE E NO PROFIT
La scorsa estate, durante un incontro di lavoro, ho incontrato un ingegnere milanese impegnato in una missione “umanitaria” in Africa, penso nell’area Subsahariana. Un’esperienza meravigliosa e unica, che gli aveva cambiato completamente la vita.
A tal proposito, leggo oggi sul “Il Sole 24 Ore”, a pag. 10, un bel articolo: “La solidarietà reinventa la tecnologia”. Viene raccontato l’operato di numerose associazioni, formate da ingegneri, geologi, architetti impegnate con nell’ambito diprogetti “no profit” nei paesi in via di sviluppo, al fine di favorire azioni concrete di lotta alla povertà.
L’aspetto ancora più interessante è rappresentato dal contatto sempre più stretto fra questo mondo del volontariato e l’università. Difatti, l’esperienza umanitaria nelle aree più povere del mondo, ha scoperto e valorizzato la funzione formativa della cooperazione, dando vita a veri e propri master ad hoc, con finalità esclusive di specializzazione e di perfezionamento professionale.
Ho sempre pensato che la formazione debba articolarsi sul campo, cimentandosi con la realtà e con le complessità del “caso”.
La formazione è questa.
Roberto De Donno
Categoria: Editoriali - 3 Commenti »
Segnala questo articolo ad un amico
| Stampa questa pagina












22 febbraio 2010 ore 11:27
Ottimo editoriale. Oggi come oggi trovare persone in grado e soprattutto con la volontà di aiutare chi ne ha bisogno, mettendo da parte famiglia e averi, è molto difficile. Come ha scritto nell’articolo bisogna iniziare a formare i ragazzi sin dall’inizio, magari facendo fare loro degli stage in questi paesi in via di sviluppo, affinché possano dare una mano formandosi a dovere.
23 febbraio 2010 ore 08:48
La cosa davvero interessante da imparare, questa è solo la mia opinione, è non avere la presunzione di conoscere cosa sia più giusto per ‘loro’. Spesso il nostro modello di vita non ha nulla a che vedere con altre parti del mondo. Diventa sterile, perciò tentare di creare cloni nostri perdendo così irrimediabilmente conoscenza e bellezza che se pur non ci appartengono sono beni preziosi. Questa è la mia opinione: si può aiutare a mettere in grado qualcuno di poter vivere la propria vita al meglio e in sintonia con il paese di appartenenza. Tutto il resto…che allontana dalle radici, che appiattisce…secondo me è un in più che serve solo a farci sentire bravi e buoni.
La formazione, cosa preziosissima, secondo me dovrebbe partire da questo concetto di rispetto dell’altro: cosa posso fare per aiutarti ad essere chi sei?
10 marzo 2010 ore 17:30
carissima Elena, grazie per avermi scritto e letto e volevo solo dirti che condivido totalmente quello che tu mi hai scritto,difficile da attuare ma credimi è quello che cerco con tutte le difficoltà di fare ogni giorno
a presto
roberto