L’AQUILA, UN ANNO DOPO
Era la notte tra il 5 e il 6 aprile 2009, alle 3.32, esattamente un anno fa. Un sisma devastante che ha interrotto la vita e il tempo di migliaia di persone, devastando città, paesi, comuni e piccoli borghi. Un terremoto che ha causato la morte di 308 persone, di 1600 feriti e 65000 sfollati. Una tragedia immane.
Ricordo bene la mattina di un anno fa. Appresi la notizia prestissimo, verso le 6, alla radio. Vidi le prime immagini del centro dell’Aquila: il crollo del Palazzo della Prefettura e della cupola della Chiesa delle Anime Sante rappresentavano il simbolo della catastrofe di una comunità.
Ma il dolore più forte, l’ho sentito quando scorrevano le prime notizie del crollo di una parte della Casa dello studente. Tanti giovani, non solo abruzzesi, ma anche pugliesi, molisani, laziali venivano colpiti e travolti dalla morte. Un lutto che prendeva forma e che colpiva interamente tutta la nazione, senza nessuna distinzione.
Così come la “macchina” della solidarietà che immediatamente si mise in moto mostrando il valore di un popolo civile e solidale.
Io voglio raccontare ai miei figli anche questa piccola storia del sisma abruzzese.
Una storia piccola, ma bella. Fatta di persone, di solidarietà e di amore.
Roberto De Donno
Categoria: Editoriali - Commenta »
Segnala questo articolo ad un amico
| Stampa questa pagina







