UN TALENTO CHE SOGNA L’ESTERO
in questi ultimi mesi ho vissuto e superato “finalmente” una mia Crisi ed ecco che ricomincio con i miei editoriali!
Da anni leggo e rileggo che l’Italia è un paese che più di altri vive costantemente la “fuga dei cervelli”. Anche io a dire la verità ho scritto sulla questione. Ma la cosa che sicuramente mi rende polemico e critico più di altri è l’immobilismo delle classi dirigenti di fronte a un problema oramai di proporzioni drammatiche.
In questi giorni la classifica stilata dalla “Virtual Italian Academy”, una delle due associazioni di accademici espatriati, valuta la performance di 400 ricercatori italiani e registra come più del 50% dei talenti opera all’estero.
Un dato che “fotografa” la reale situazione del Bel Paese caratterizzata drammaticamente da un’emigrazione intellettuale di giovani talenti che fuggono all’estero per continuare a esercitare la propria professione, perché scoraggiati dalle università e dai centri di ricerca italiani.
Durante le mie lezioni incontro studenti brillanti ancorati al sogno di un futuro negli USA o in Inghilterra in qualche Business School rinomata: Harvard, Colombia o London.
Tanti talenti che emigrano e tanti altri che sognano di emigrare.
Io soffro per questa situazione. E penso ai miei figli.
Qual è l’Italia che lascio a loro? Quella del talento che sogna di “scappare” all’estero.
Roberto De Donno
Categoria: Editoriali - 5 Commenti »
Segnala questo articolo ad un amico
| Stampa questa pagina













2 settembre 2010 ore 14:50
E come posso darti torto … caro Roberto!
Basterebbe che le istituzioni locali prendessero veramente in mano la situazione. La teoria del km 0 è possibili ed è l’unica vera risposta alla crisi. Se i pannolini invece di portarli da Milano li producessero qui e costassero meno … certamente ci sarebbe un settore di produzione che non conosce crisi.
Questo andrebbe applicato e incentivato dalle istituzioni Regionali e Provinciali … invece che sperperare il denaro inutilmente … avere un Programma industriale reale.
Il comunismo moderno e il capitalismo possono coesistere secondo me, senza cadere nello schiavismo. Ma credo che la politica ha bisogno dei poveri (voti), dei disoccupati e della gente che emigra, poiché con il potere puoi controllare le masse. L’emigrato è una persona che ha già detto “no” al suo Stato.
Parola di emigrato!
2 settembre 2010 ore 15:24
Che i bravi vadano all’estero! Meglio per loro e meglio anche per chi resta qui. E’ un modo per mettere alle strette il sistema attualmente vigente delle caste. Se non viene l’acqua veramente alla gola non se ne va fuori.
Parli delle business school internazionali: Harvard, Columbia o London. ma scherziamo?! Se hanno capacità e possibilità di andare, cosa offriamo in cambio???? Hai qualcosa in Italia che possa essere paragonato a quelle che citi? L’Università della Tuscia?!
In quanto ai figli: se sono bravi, meglio che vadano all’estero. E’ solo egoismo dei padri tenerli vicini (il solito vizio all’italiana).
Se può interessare la questione è stata più volte ripresa sul blog di http://www.noisefromamerika.org. Frequntato da un bel numero di italiani che insegnano nelle università all’estero e che sono proprio contenti di averlo fatto, senza rimpianti. In Italia sarebbero ancora ricercatori (forse).
Saluti e auguri a tutti.
2 settembre 2010 ore 16:13
E’ L’EFFETTO DEI NONNI AL POTERE
3 settembre 2010 ore 14:17
Quanti di voi sognano e non solo giovani di andare in questi posti e perchè? Grazie.
13 settembre 2010 ore 18:30
La “fuga dei cervelli”, non è solo una perdita di persone e del denaro speso per formarle. Le innovazioni prodotte all’ estero dai cervelli in fuga saranno proprietà dei Paesi in cui sono state realizzate, da cui il Paese d’origine dovrà in qualche modo ricomprarle. Un altro e ben più serio motivo a questo problema, è stata la sistematica volontà della classe politica in generale, e dei responsabili delle scelte di politica della ricerca in particolare, di non dar peso al problema. Sicuramente questo è un pensiero che oggi in Italia verrà condiviso dalla maggior parte della popolazione stanca a tutto ciò.