EATALY BATTEZZATA DA BLOOMBERG
Il sindaco di New York all’inaugurazione del megastore: “Mi piacciono gli spaghetti all’amatriciana”.
Michael Bloomberg nelle vesti di padrone di casa, Oscar Farinetti assediato dalle tv americane, i sindaci piemontesi a proprio agio fra sapori e odori delle proprie terre e i newyorkesi in fila al 200 della Fifth Avenue per il debutto di Eataly nella Grande Mela. L’inaugurazione dei 5000 mq di ristoranti, mercati e scaffali nel Flatiron District di Midtown è iniziata con Bloomberg al bancone Lavazza per assaggiare il caffè accompagnato dal tradizionale bicchierino di acqua e l’arcivescovo di New York Timothy Dolan talmente colpito dal sapore del parmigiano da esclamare «questo è davvero meglio di una benedizione». Poi sono stati i salumi piemontesi e la birra Moretti a debuttare sulla «Piazza» dalla quale si diramano i percorsi verso i ristoranti di carne, pesce, pizza e verdura con grappoli di giornalisti americani, carta stampata e network tv, a inseguire i tre protagonisti dello sbarco di Eataly: Oscar Farinetti, Mario Batali, Joe e Lidia Bastianich.
«L’Italia non è solo un ristorante o un mercato ma un luogo dove si apprende la cultura del cibo», ha detto il fondatore di Eataly riassumendo il senso di una scommessa commerciale da oltre 25 milioni di dollari, mentre lo chef Batali ha parlato di «luogo e momento di incontro fra l’American Dream e i sogni d’Italia», con il risultato di «offrire al consumatore la possibilità di essere lui a decidere di cosa cibarsi». «Eataly è un ponte fra Italia e Stati Uniti, due mondi, due tipi di cibo e due modi di mangiare che finalmente trovano un punto d’incontro» ha aggiunto Lidia Bastianich, indiscussa regina della cucina italiana nella Grande Mela, parlando all’unisono con l’ambasciatore a Washington Giulio Terzi: «Creare posti di lavoro è la migliore vetrina italiana in America».
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Categoria: Marketing internazionale - 6 Commenti »
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6 settembre 2010 ore 19:43
… eppur si muove!!!
da ITALIANA non posso che essere contenta dell’iniziativa o meglio del prodotto “made in Italy” giunto in America. Il debutto di Eataly uno strumento in più per conoscere e farci conoscere e perchè accorciare le distanze… almeno a tavola!!
irene chilla (corso De.Co)
7 settembre 2010 ore 19:51
….l’arcivescovo di New York Timothy Dolan talmente colpito dal sapore del parmigiano da esclamare «questo è davvero meglio di una benedizione».
(da Eataly battezzata da Bloomberg La Stampa del 7 settembre)…
questo vuol dire colpire nel segno e saper portare lontano le richezze del BEL PAESE.
irene chilla
13 settembre 2010 ore 18:24
Il Sindaco Bloomberg ha fatto un grande aprezzamento a noi italiani affermando: <>. Ciò significa che finalmente i risultati si stanno vedendo. Bisogna continuare su questa strada…
20 novembre 2010 ore 19:10
Eataly è una iniziativa fantastica perchè portare il made in Italy nel mondo è voler diffondere la nostra cultura culinaria di ottima qualità.Mi affascina molto come ristorante perchè nel mondo l’italia è conosciuta come la migliore nell’ambito culinario e d’abbigliamento e quindi su questo l’economia deve fare leva diffondendo i nostri valori nel mondo.Ottima scelta economica complimenti..e poi soddisfazione quando a New York veniamo lusingati sul nostro cibo.
20 novembre 2010 ore 22:07
Ovvio che notizie del genere non possono che far piacere a tutti gli italiani. Che il nostro Paese sia la patria del buon cibo è risaputo a livello internazionale, ma mettere radici all’estero è un passo importante. Ed essere apprezzati a pieno in un Paese straniero non è cosa da poco: vuol dire, forse, che il buon gusto nell’alimentazione è giunto anche oltreoceano?
22 novembre 2010 ore 13:52
LUNGIMIRANTI…ecco come definirei coloro che han compreso che il MADE IN ITALY è l’unico fattore che l’aziende italiane possono, ma supratutto devono sfruttare per far successo.
In un contesto come quello attuale, in cui la maggior parte delle attività manifatturiere è sviluppata in offshoring, il MADE in ITALY è l’unico modo per continuare a mantenere un business autoctono che si posizioni con prodotti di altissima gamma, che al contempo i consumatori di tutti il mondo son disposti ad acquistare.
Solo facendo leva sull’unicità qualitativa dei nostri prodotti, si potranno aver mark-up via via maggiori che potranno col tempo compensare gli elevati costi di distribuzione necessari alla diffusione di tali prodotti.
La filosofia da inculcare è:
“Non è buono ciò che è buono bensì ciò che è italiano!!!”
Viva l’Italia!