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L’ITALIA SI FERMA PER LA VIOLENZA

Autore: admin - Editoriali - del: 13 ottobre 2010

Nel giorno del lutto nazionale per la morte dei giovani militari italiani in Afghanistan, a Genova un gruppo cospicuo di ultrà neonazisti serbi spargeva terrore tra le vie della città e poi impediva la partita Italia-Serbia.

Non è stato bello lo spettacolo di ieri sera al “Marassi”, la violenza degli ultranazionalisti ha avuto la meglio rispetto ad una partita di calcio che doveva inneggiare allo sport e al fairplay. Ma nulla di tutto ciò: petardi, fumogeni, gestacci, copricapo neri e simbologia politica. 

I bambini presenti allo stadio erano increduli e confusi, incapaci di capire un atteggiamento violento che nulla aveva a che fare con le maglie che i loro coetanei indossavano: quelli italiani la maglia serba, quelli serbi la maglia italiana.

Il 12 ottobre 2010 sarà ben ricordata nella storia del calcio, come la sopraffazione della guerriglia e dell’orgoglio etnico di un piccolo gruppo di teppisti sullo sport e sulla “fantasia” di Antonio Cassano

Condivo le parole di Gianni Mura su Repubblica: << bruttissimo colpo al cuore del calcio. Il cuore non è la pancia e neanche la testa. È voglia di godersi uno spettacolo, è passione, è saper stare con gli altri >>.

Roberto De Donno

Categoria: Editoriali - 6 Commenti »


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6 Risposte a: “L’ITALIA SI FERMA PER LA VIOLENZA”

  1. Daniela scrive:
    13 ottobre 2010 ore 12:35

    Ormai il calcio non è più lo sport o la passione di una volta.
    Ora il calcio è fanaticismo e anche un pò razzismo! Tutto questo è brutto sia da dire che da pensare, ma è così!

  2. A.Padolecchia scrive:
    13 novembre 2010 ore 14:20

    Il business che ormai è parte integrale del fenomeno calcio,è diventato il viatico migliore per pubblicizzare anche le proprie ideologie politiche. Purtroppo credo che questo non sarà l’ultimo di questi episodi, vista la vasta eco che lo ha accompagnato.

  3. Carmela Tatò scrive:
    13 novembre 2010 ore 20:22

    condivido in pieno questo articolo,perchè l’immagine trasmessa quel giorno fu veramente un bruttissimo insegnamento,soprattutto per quei poveri bambini che erano li per divertirsi guardando i loro giocatori.Lo sport dovrebbe trasmettere la pace e la voglia di divertirsi stando insieme,ma questo negli ultimi anni non è stato possibile perchè il calcio ci mostra spesso questa visione.

  4. Lorenzo Rescina scrive:
    15 novembre 2010 ore 00:12

    Ma come si fa a rovinare uno sport, intriso di passione, di grinta, di forza di volontà e tenacia, oltre che momento di svago e aggregazione per chi guarda, con degli ideali politici che nulla hanno a che fare con lo sport?
    All’ignoranza non c’è mai fine

  5. Annamaria Monopoli scrive:
    17 novembre 2010 ore 12:08

    Quanto accaduto evidenzia, nell’estremo, quella che ormai è la realtà. Gli ideali dello sport, come momento di intrattenimento e svago, sono passati in secondo piano rispetto a quelli “politici”; peccato solo che, l’azione di un singolo individuo possa fermare un evento internazionale.

  6. Mariangela Carelli scrive:
    23 novembre 2010 ore 12:01

    Ormai l’attività sprotiva non è più vista come uno strumento di divertimento,intrattenimento, e di aggregazione, ma come un elemento per diffondere ideologie politiche differenti, oggi giorno si deve essere in conflitto e competizione anche nello svolgere attività di svago.

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