Clima, la svolta della Cina “Sì al taglio dei gas serra”
Un passo indietro del Giappone e un passo avanti della Cina. La settimana conclusiva del vertice Onu di Cancun che ha per posta il futuro del clima si è aperta rispettando il copione degli ambientalisti all’assalto e delle istituzioni titubanti.
Sono arrivate le prime sorprese. La più importante è il ruolo che Pechino sembra intenzionata a giocare: dopo aver dato il contributo fondamentale nel fallimento della conferenza di Copenaghen del dicembre scorso, è tornata di nuovo in prima fila ma in una veste opposta.
Per la prima volta la Cina ha fatto un’apertura importante aprendo la strada al negoziato per impegni vincolanti sul taglio dei gas serra da definire in tempi rapidi e da attuare a partire dal 2020. In questa prospettiva sta anche esaminando la possibilità di realizzare un sistema interno di permessi di emissione: una possibilità che si lega al ruolo di principale produttore di energie rinnovabili che Pechino ormai ha conquistato.
Anche l‘India, l’altra nuova potenza che aveva bloccato Copenaghen, segue a ruota l’apertura cinese riaprendo di fatto i giochi. E di fronte a una nuova disponibilità a trovare un accordo generale (pur omettendo per il momento i numeri) l’irrigidimento di Giappone e Canada – che avevano annunciato di non voler partecipare alla seconda fase del protocollo di Kyoto (dopo il 2012) - potrebbe sciogliersi.
Le proposte più avanzate sul tavolo negoziale sono la metà dei tagli necessari per avere buone possibilità di limitare il riscaldamento a 2 gradi. Insomma, continuando sulla strada del rinvio di ogni decisione sulla fuoriuscita dall’era del petrolio, la febbre del pianeta continuerà a crescere fino ad arrivare a una soglia non compatibile con la presenza di 9 miliardi di esseri umani.
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Università Lum Jean Monnet
Corso di international marketing a.a. 2010/2011
Milena Mastropierro milly.mastro@gmail.com
Categoria: Primo piano - 2 Commenti »
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7 dicembre 2010 ore 15:35
Credo che ormai tutti i Paesi devono conciliare i loro interessi economici con quelli di tutto il pianeta per il rispetto dell’ambiente. Questo vale anche, e soprattutto, per quelli in via di sviluppo, in quanto, spinti da una fase di crescita, molto spesso concentrano le loro risorse per uno sviluppo industriale aggressivo, spesso a scapito dell’ambiente.
Nessuno quindi può giustificarsi del non rispetto di norme per la salvaguardia dell’ambiente, in quanto tutti facciamo parte dello stesso mondo.
9 dicembre 2010 ore 11:53
Il rispetto per l’ambiente è patrimonio comune dell’umanità e sta ai grandi leader dei paesi sottostare a questa realtà. I continui ripensamenti mi fanno pensare a strategie ben disegnate e non al solo buon senso.Spero vivamente di sbagliarmi!