E tu, andresti a lavorare a Milano per 1.000 euro al mese?
Io, giovane del Sud non voglio lavorare al Nord per 1.000 euro al meseIeri, primo Maggio, festa dei lavoratori, ma cosa c’è da festeggiare in un’ Italia di crisi economica in cui il lavoro manca? questa è la domanda che è corsa sibillina nei talk show e sui social network. Eh si, perchè proprio in questi giorni non si fa altro che parlare di riforma del lavoro, di disoccupazione, di precariato. Io, oggi, giovane neolaureata disoccopata, non voglio certo parlare della correttezza o equità della tanto discussa riforma del lavoro e se sarà in grado di creare nuovi posti di lavoro e, quindi portare reale crescita all’economia.
Vorrei semplicemente provare a dare una risposta a un quesito, tanto semplice quanto spiazzante, che ieri sera, la trasmissione Porta a Porta, ha posto ad alcuni intervistati del sud Italia: andresti a lavorare a Milano per 1.000 euro al mese? In quel momento mi sono fatta la stessa domanda: io ci andrei? Forse si forse no, certo andare fino a Milano per lavorare in un call center sarebbe inutile, ne trovo a centinaia qui nel sud disposti ad assumere, seppur temporaneamente, giovani laureati. Ma se quell’andata a Milano significasse lavorare in un’azienda seria, che mi dia la concreta oppurtunità di allargare i miei orizzonti, migliorare le mie conoscenze, allora io, seppur pr 1.000 euro al mese, e con tanti sacrifici, andrei. E sinceramente mi ha fatto un pò specie, ieri sera, sentire tanti giovani dichiarare di preferire lavorare nel solito call center a 400 euro al mese, pur di rimanere insieme alla famiglia. Certo non è una scelta facile quella di fare armi e bagagli e decidere di andare a cercare lavoro altrove, che non sia il nostro paese, ci sono tante difficoltà da superare, tante rinunce da fare, ma ormai l’epoca del ‘posto fisso’ è finita da tempo, soprattutto noi giovani, dobbiamo imparare ad essere più flessibili, saperci adattare alle situazioni, provare ad immaginare un futuro diverso.
E allora mi chiedo come è possibile che, con tutto questo parlare di disoccupazione, in Italia ci siano ben 117.000 posti lavoro non coperti, possibile che non ci siano lavoratori con le competenze giusto per occupare quei posti? E come è possibile che in un ridente paesino della Valle d’Aosta, abbiano impiegato 2 anni, e quasi 3 concorsi per occupare il posto di vigile urbano a 1.500 euro al mese? Le contraddizioni sono tante, e non possiamo certo pensare di risolvere la situazione semplicemente con un’ondata migratoria di giovani lavoratori dal nord al sud, così come sarebbe troppo semplicistico parlare di giovani “mammoni” e colpevolizzarli perchè non hanno il coraggio di allontanarsi dalle proprie famiglie per andare a cercare lavoro, e magari maggioe fortuna altrove. Le questioni aperte rimangono tante, e dovranno essere affrontate nelle sedi più appropriate, il tentativo concreto che si deve fare è quello, da un lato di creare le condizioni favorevoli di crescita dell’economia e, quindi di sviluppo del mercato del lavoro, e, dall’altro lato valorizzare chi, imprenditore o singolo lavoratore, è disposto a sacrificarsi per un progetto di vita e di crescita concreta.
Alessandra Lella
Categoria: Editoriali, Primo piano - 1 Commento »
Segnala questo articolo ad un amico
| Stampa questa pagina












3 maggio 2012 ore 12:29
Io personalmente non mi trasferirei a Milano per 1000 euro al mese. Dopo tanti sacrifici fatti da me e dai miei in tutti questi anni, per mantenermi, per farmi studiare, chiedere ancora dei soldi per stare a Milano, no grazie! Preferisco rimanere qui, nel mio piccolo paese e coltivare la terra per evitare la crisi. Andare a Milano per 1000 euro al mese è come stare qui a casa e lavorare gratis per qualche azienda. Quindi rimango a casa mia e lavoro gratis per me stessa. Qui nella mia “terra”, dandomi all’agricoltura, sicuramente non morirò di fame!