De.co: la buona tavola in comune.
Crescono giorno per giorno le De.Co. in Italia, si intensificano i lavori per ottenere una specifica legge regionale, e aumentano le opportunità di parlare dell’argomento.
Qaalche giorno fa, sul mensile Terre di Mezzo,(http://magazine.terre.it/notizie/rubrica/0/articolo/2663/la-buona-tavola-in-comune) è stato pubblicato un articolo ad hoc, che riproduco qui di seguito:
“La marmellata di prugne di Terranova la ordinano anche dalla lontana Svezia. Merito della Denominazione comunale (De.co) concessa dal sindaco nel 2008. “Il marchio ha favorito la creazione di una cooperativa che oggi coinvolge 38 piccoli produttori della susine”, spiega il sindaco Salvatore Foti. Il primo cittadino di Terranova Sappo Minulio, 600 abitanti in provincia di Reggio Calabria, è uno dei 550 sindaci italiani che hanno concesso la De.co a un prodotto della terra, a una ricetta o a una lavorazione artigianale strettamente legati alla storia e alla tradizione della comunità. Non è un’operazione nostalgia, ma una carta che i sindaci si giocano per cercare di rilanciare l’economia locale e ridare fiducia ai cittadini. L’inchiesta di Terre di mezzo di ottobre racconta il nuovo movimento dei sindaci De.co, cresciuto nonostante i veti dell’Unione europea. Nel 2006 infatti la Commissione ha provato a bloccarli con una lettera al Ministero delle politiche agricole in cui rivendicava per sé l’esclusiva di utilizzare i termini “tipico” e “qualità” nel concedere marchi d’origine. Ma ai Comuni è bastato togliere le due parole proibite per aggirare l’ostacolo e continuare a battezzare i propri prodotti. E a Genova, dal 23 al 25 novembre, si terrà Expodeco, con 150 espositori ansiosi di far apprezzare le loro prelibatezze.
È Vicenza la provincia che vanta più sindaci De.co: 43 sui 121. “Vorremmo che per l’Expo 2015 ogni comune avesse il suo prodotto a denominazione comunale”, spiega Diego Meggiolaro, presidente della Coldiretti di Vicenza. Le De.co hanno salvato finora diversi prodotti che non si trovano mai sugli scaffali dei supermercati, perché sono di nicchia. “Grazie al marchio De.co i nostri agricoltori ora riescono a far quadrare i loro bilanci -aggiunge Maggiolaro-. E stiamo lavorando con il governatore del Veneto, Luca Zaia, per arrivare a un regolamento che riconosca il marchio a livello regionale”.
Le De.co sono il frutto di un’intuizione di Luigi Veronelli, enologo e scrittore, e hanno iniziato a diffondersi nel 2001. “Nascono dal basso e non esiste un registro nazionale -sottolinea Roberto De Donno, esperto di marketing territoriale e responsabile del sito www.infodeco.it. Si stanno però diffondendo velocemente”. Merito di una procedura semplice: un’associazione o un gruppo di cittadini chiede il riconoscimento della denominazione al sindaco, che a sua volta sottopone la questione al vaglio del consiglio comunale, chiamato ad approvare una delibera in cui attesta che l’aspirante De.co è espressione della comunità locale, ne definisce le caratteristiche e il disciplinare di coltivazione o lavorazione. Sono prodotti locali, ma spesso da esportazione: come il tartufo bianco di Asti o il salampatata del canavese, che finiscono sugli scaffali dei 21 negozi del circuito Eataly, compresi quelli di New York e Tokyo.”
Di De.Co. si parlerà anche all’interno di Kuminda Festival del diritto al cibo che si terrà a Milano dall’11 al 13 ottobre presso Cascina Cuccagna, nell’incontro intitolato “La buona tavola comune”. Qui interverranno Roberto De Donno, docente di marketing territoriale all’università Lum di Bari e curatore del portale sulle Denominazioni Comunali d’Italia www.infodeco.it, e Giulia Biondi, autrice dell’articolo di cui sopra.
Categoria: Marketing territoriale, Primo piano - Commenta »
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