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Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 19 luglio 2017

L’adozione di un linguaggio il più preciso possibile come lessico e come resa delle sfumature del pensiero e dell’immaginazione; l’evocazione di immagini nitide, incisive, memorabili; una prospettiva ben delineata dell’obiettivo: questi sono in sintesi gli aspetti più salienti di un racconto che renda partecipe chi lo ascolti. Fondamentalmente, che si tratti di una narrazione scritta (avvalendosi delle più svariate forme di scrittura) o tramite immagini e video, ciò che conta è non essere banali. In effetti, la narrazione suscita risonanze, ossia tocca il mondo interiore elaborandolo attraverso pensieri e parole. Il racconto, utilizzato nella maniera migliore in ambito aziendale, viene più tecnicamente definito “storytelling”. Si vende qualcosa? Formalmente, no. Di fatto, si trasmettono emozioni. E sappiamo bene che attrarre l’attenzione del pubblico comporta il suscitare meraviglia, cioè desiderio di conoscere. Chi narra qualcosa su commissione deve, dunque, assumere la dimensione del fare, del saper fare e del far sapere. Far sapere significa generare una comunicazione spontanea, non da comunicato stampa. La storia si esplicita come una narrazione meravigliosa, che fa innamorare gli ascoltatori, che fa vedere, sentire ed assaporare ciò di cui si racconta. L’emozione coinvolge. L’autenticità conquista. La creatività si avvale delle più svariate forme di comunicazione. Le aziende diventano laboratori culturali, i committenti mecenati.cicerone-oratoria

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