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Elenco articoli caregoria: Editoriali

L’ITALIA SENZA FORMAZIONE E’ SENZA FUTURO

Autore: admin - del: 24 settembre 2010

Ci stiamo abituando a qualsiasi notizia che descrive l’Italia come un paese lento e indolente a recepire qualsiasi slancio innovativo nell’ambito della ricerca e della formazione.

Tant’è che nonostante i risultati emersi da alcune ricerche internazionali nessuno si pronuncia o si indigna pubblicamente, quasi fossimo un po’ tutti assuefatti dai numeri e dalle tabelle, spesso negative, che ci giungono dalle organizzazioni internazionali. 

L’OCSE colloca il nostro paese in fondo alla classifica per ciò che riguarda la percentuale del Pil destinata all’istruzione: il 4,5% contro una media del 5,7% degli altri paesi. Solo il 9% della spesa pubblica totale è destinato alla scuola contro una media Ocse del 13,3%.

 La rivista inglese World University Rankings del Times Higher Education sulle università mondiali è umiliante: nessuna università italiana rientra tra i primi 200 atenei più importanti del mondo.

Bisogna scorrere la classifica della QS World University Rankings 2010, per trovare qualche ateneo italiano: ne troviamo 15 tra le prime 500 università al mondo. Al 176° posto troviamo l’università di Bologna e al 190° posto La Sapienza di Roma.

Emerge una “fotografia” triste sul piano dell’istruzione e della formazione.

Un’Italia senza futuro, senza slancio e forse destinata anche culturalmente a morire.

Roberto De Donno

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L’Est riunifica la Germania. E il nostro Sud?

Autore: admin - del: 15 settembre 2010

Da anni la “questione meridionale” è al centro del dibattito nazionale, poiché ognuno a suo modo interpreta il problema del Mezzogiorno italiano secondo le proprie convinzioni politiche e intellettuali.

 Ma nonostante tutto la “questione” è ancora lì e senza facile risoluzione finale.

In questi giorni una battuta del Ministro Brunetta ha fatto arrabbiare qualcuno, fra cui Cristina Coppola, vice Presidente di Confindustria e responsabile per il Mezzogiorno. Il Ministro Brunetta ha dichiarato che senza il cancro Napoli-Caserta e Calabria, l’Italia sarebbe prima in Europa. Facendo riesplodere così una polemica scontata.

 Altri come il Ministro Fitto (stesso schieramento politico) parlano di programmazione del Governo sul rilancio del Mezzogiorno, altri ancora come il Presidente Vendola (altro schieramento politico) annunciano il riscatto di un Sud da tempo martoriato e dimenticato.

E la discussione continua. Oggi come 150 anni fa.

Qualcuno 20 anni fa faceva il paragone tra il Sud Italia e la Germania dell’Est, ovvero parificando l’arretratezza del meridione italiano a quello dell’area ex comunista. 

Ma a distanza di due decenni ciò è completamente cambiato, poiché gli ultimi dati del centro di ricerca IFO di Monaco parlano chiaro: tra il 1991 e il 2009 il Pil delle regioni dell’Est è raddoppiato, mentre a Ovest è cresciuto del 12%

La Germania dell’Est ha riunificato la nazione tedesca.

Il nostro Sud? No. Divide ancora come ai tempi di Cavour, Mazzini e Garibaldi.

Roberto De Donno

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IL MADE IN ITALY E’ VINCENTE

Autore: admin - del: 9 settembre 2010

Un sistema economico che riesce a riconoscersi in un brand, nel medio-lungo periodo risulta vincente sui mercati e nella competizione globale. Ho sempre creduto che il cosiddetto “Sistema Italia” doveva, prima ancora di articolarsi nei vari settori industriali e finanziari, proiettarsi internamente sul proprio marchio: il “made in Italy”.

Il dato Istat parla chiaro: nel mese di luglio l’export è salito del 16,7% dimostrando, nonostante qualche piccolo scricchiolio congiunturale, che l’industria italiana è in buona salute.

Ciò rappresenta per tutti noi un punto di orgoglio e dovrebbe stimolare le classi dirigenti (politiche, imprenditoriali, accademiche ecc.) ha continuare a investire anche, scusate se ritorno sul tema, sul talento nostrano.

Se il “made in Italy” ha un buon andamento è un segnale positivo, significa che è vincente.

Ma ciò deve sincronizzarsi con un’altra dinamica: il talento nostrano.

Negli ultimi anni più volte in ambito internazionale si assistito all’affermazione personale di giovani imprenditori, stilisti, designer e creativi italiani, che hanno dimostrato e dimostrano grande competenza e capacità professionale.

Ebbene, se il “made in Italy” può essere anche “giovane talento”, io mi affido completamente.

Penso che investire su di esso sia indispensabile.

Il futuro sarà sicuramente vincente.

Roberto De Donno

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UN TALENTO CHE SOGNA L’ESTERO

Autore: admin - del: 2 settembre 2010

Caro Amico, Cara Amica,

in questi ultimi mesi  ho vissuto e  superato “finalmente” una mia Crisi ed ecco che ricomincio con i miei editoriali! 

Da anni leggo e rileggo che l’Italia è un paese che più di altri vive costantemente la “fuga dei cervelli”. Anche io a dire la verità ho scritto sulla questione. Ma la cosa che sicuramente mi rende polemico e critico più di altri è l’immobilismo delle classi dirigenti di fronte a un problema oramai di proporzioni drammatiche.

In questi giorni la classifica stilata dalla “Virtual Italian Academy”, una delle due associazioni di accademici espatriati, valuta la performance di 400 ricercatori italiani e registra come più del 50% dei talenti opera all’estero.

Un dato che “fotografa” la reale situazione del Bel Paese caratterizzata drammaticamente da un’emigrazione intellettuale di giovani talenti che fuggono all’estero per continuare a esercitare la propria professione, perché scoraggiati dalle università e dai centri di ricerca italiani.

Durante le mie lezioni incontro studenti brillanti ancorati al sogno di un futuro negli USA o in Inghilterra in qualche Business School rinomata: Harvard, Colombia o London.

Tanti talenti che emigrano e tanti altri che sognano di emigrare

Io soffro per questa situazione. E penso ai miei figli.

Qual è l’Italia che lascio a loro? Quella del talento che sogna di “scappare” all’estero.

 Roberto De Donno

 

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