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Elenco articoli caregoria: Editoriali, I miei articoli

IL TUO MESTIERE E’ UNA PASSIONE O UN LAVORO?

Autore: Antonio Cotardo - del: 1 novembre 2015

downloadScoprilo qui..

Sei innamorato del tuo lavoro? O lo fai soltanto per portare il pane a casa?  Se la risposta è la prima sei destinato a grandi cose perché chi fai delle proprie passioni il lavoro dei suoi sogni proverà molta meno fatica rispetto a chi deve svolgere quel mestiere per vivere, anzi diciamo per soprav-vivere.

imagesCHE COSA E’ UN MESTIERE?

 “Ogni attività, di carattere prevalentemente manuale e appresa, in genere, con la pratica e il tirocinio, che si esercita quotidianamente a scopo di guadagno” dice la Treccani. Ma se il nostro mestiere fosse quello dei nostri sogni, se il nostro lavoro fosse esattamente quello che ci piace fare avete pensato che non sarebbe affatto un lavoro? Se a qualcuno di voi piace cantare e lo fa di professione, è difficile definirlo lavoro perché è la fusione tra un hobby e un’attività redditizia. A voi non piacerebbe?

99f216f5b4acac0362f2776e9dfba7caPOTETE FARCELA!

E’ inutile dirvi che tutti realizzeremo i nostri sogni perché nel corso della strada le variabili sono molteplici, ad esempio di certi sogni non si può campare perché se a qualcuno di noi piace gonfiare palloncini per far divertire i bambini bisognosi e sogna di fare il pagliaccio negli ospedali, difficilmente quell’attività sarà redditizia, considerando il fatto che in quel caso sarà visto per lo più come una passione in termini umanitari. In realtà il vero problema, la vera difficoltà è farvi cambiare il modo di affrontare le problematiche distruggendo quell’arrendevolezza di fondo che non vi fa nemmeno tentare di realizzare i vostri sogni. Se è il vostro sogno, lottate con le unghie e con i denti per realizzarlo, lasciate perdere chi non c’è l’ha fatta e vi da consigli in base al loro fallimento, prendete il meglio di ognuno e date il meglio di voi stessi, in questo modo eviterete il peggio, credete in voi stessi e nella vostra passione e un giorno la vostra passione diventerà il vostro lavoro, ma solo se lo vorrete davvero!

 

L’agroalimentare riparte con le start up dei giovani

Autore: admin - del: 18 maggio 2014

agroalimentarteGiovani, donne e innovazione, sono le leve della nuova agricoltura che, nonostante la crisi, continua a mantenere le sue doti anticicliche e la capacità di essere un asset strategico per la crescita. Negli ultimi tre anni infatti sono spuntate 117mila nuove aziende (106mila agricole e 11mila nell’agroalimentare), il 15% condotte da giovani e con una componente femminile del 9%: le donne infatti rappresentano oltre il 30% del totale degli imprenditori del settore. I dati emergono da una indagine del Censis e della Cia (Confederazione italiana degli agricoltori) presentata oggi a Roma. I numeri tracciano l’identikit di un settore – come ha spiegato il direttore generale del Censis, Giuseppe Roma – in lenta e profonda ristrutturazione all’insegna del consolidamento strutturale.

Il successo dell’agricoltura si «legge» dunque anche dall’analisi dei percorsi formativi. Tra il 2009 e il 2013 infatti, a fronte di un calo di circa il 14% delle immatricolazioni, c’è stato invece un vero e proprio boom delle iscrizioni alle facoltà collegate al mondo agroalimentare:+43,1% per scienze zootecniche e tecnologie delle produzioni animali,+22,9% per scienze e tecnologie alimentari. +18,6% per scienze e tecnologie agrarie e forestali. Insomma se resta comunque negativo il saldo della natimortalità delle imprese si segnala un numero crescente di start up innovative: «a morire – secondo Roma – sono le aziende più deboli mentre le nuove sono le più robuste». Un dato che dovrebbe incidere anche sul rafforzamento dell’export, oggi frenato dalla dimensione logistica e dall’assenza di una grande distribuzione italiana. ma anche dalla presenza di imprese polverizzate.

Da: www.ilsole24ore.com

POSITIVE MARKETING: CON UN SORRISO SI LAVORA MEGLIO

Autore: Antonio Cotardo - del: 18 marzo 2014

hihhihhiDobbiamo essere positivi!

Si lo so, vi sembrerà sicuramente scontato, ma quanti di voi hanno mai prestato veramente attenzione al contesto della pubblicità? Nessuno vorrebbe che la propria pubblicità fosse associata ad un evento negativo che possa di riflesso influenzare la percezione del prodotto o del brand. Nonostante questo però, , accade più frequentemente di quanto si possa immaginare. Queste considerazioni sono il risultato di studi e ricerche che hanno preso corpo negli Stati Uniti, e che oltreoceano si sono imposti modificando sensibilmente il modo di investire. Positive Marketing: così viene definita la strategia di comunicazione che guarda al futuro. Anche nel mercato che ci coinvolge più da vicino è il momento di trasferire i valori del contenuto al prodotto e al brand. BuoneNotizie si propone come precursore a livello europeo, offrendo la possibilità di usufruire del proprio contenuto nativo per generare nell’utente un’esperienza positiva. Non solo. BuoneNotizie emerge come esempio naturale adeguato per favorire il coinvolgimento dei sensi, dell’emotività e del pensiero razionale, stimolando gli utenti ed incrementando la propensione al consumo. BuoneNotizie si avvale di una pubblicità contestuale sui suoi servizi e sulle sue notizie comunicando il valore dell’informazione alla pubblicità, modificando la percezione del lettore e creando o rafforzando il patto fiduciario con il consumatore stesso, fondato sullo scambio dei valori. Se inoltre si analizza il modo in cui sta evolvendo la relazione tra brand e consumatore e si prende coscienza della quantità di informazioni pubblicitarie che circondano l’utente, il Positive Marketing si afferma come risposta e soluzione. Il vero ed unico modo per differenziarsi dai competitors è servirsi di un contesto di fondo positivo. Del resto come dico sempre, un sorriso non dura che un istante, ma il suo ricordo è eterno!

Il marketing a portata di mouse! :) :) ;)

AMICIZIA IN CRISI??? DIRE “ GRAZIE” SALVA I RAPPORTI!

Autore: Antonio Cotardo - del: 1 marzo 2014

 

grazieL’amicizia è una risorsa!

Quante volte dite grazie ai vostri amici per la giornata passata insieme, per un favore che vi hanno fatto o semplicemente per il calore che e l’affetto che vi dimostrano?? Se la risposta è inferiore ad una volta al mese, datevi da fare e ricominciate ad usare questa parolina magica, perché un semplice “grazie” può capovolgere la situazione: esprimere gratitudine aiuta infatti a rafforzare i rapporti interpersonali. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Psychological Science dai ricercatori della Florida State University di Tallahassee, negli Usa,  guidati da Nathaniel M. Lambert.
La ricerca, condotta attraverso tre studi differenti che hanno coinvolto 430 soggetti - per lo più studenti universitari -, era volta ad indagare la “forza comune“, ossia il grado di responsabilità che un individuo sperimenta nei confronti di un`altra persona. Al termine di ogni esperimento è emerso che le persone che esprimevano e/o erano oggetto di gratitudine erano in grado di stringere legami interpersonali più profondi. Infatti gli studiosi hanno osservato che il ringraziamento non giova solo a chi lo riceve, ma anche a chi lo esprime: risulta in grado di attivare un meccanismo psicologico in base al quale la persona che prova riconoscenza tende a sentirsi responsabile del benessere dell`altro.
“Quando si esprime gratitudine nei confronti di qualcuno ci si concentra sulle sue qualità positive e sul bene da questi ricevuto – spiega Lambert. – In tal modo si sente il bisogno di ricambiare e di dimostrare con i fatti la propria riconoscenza”. E voi quante volte dite grazie????

Il marketing a portata di mouse! :) :) :)

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