Così cambia la vita negli studi
“Il decreto sugli ordinamenti e le novità su società e tariffe ridisegnano il rapporto con il cliente”.
Forse non sarà quella “Riforma degli ordinamenti professionali” ambiziosamente stampata sulla prima pagina del Dpr che entra in vigore oggi. Probabilmente non è neppure la realizzazione piena del severo capitolo sulle libere professioni che il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, aveva inviato a Gennaio ai presidenti del parlamento e al premier Mario Monti come “proposta di riforma concorrenziale” del sistema Paese.
Nonostante ciò, non si può non riconoscere al Governo in carica di aver messo mano a una materia delicatissima.
“Libere” appunto, come ribadisce il Dpr nella dichiarazione introduttiva, che però nell’enfasi di voler sottolineare il divieto assoluto di limiti all’accesso nell’ex-dorato circolo “pro”, sembra aver dimenticato i numeri già oggi debordanti di molti albi.
Se di qualcosa si vuole accusare Ordini e Collegi, probabilmente la sindrome della “casta chiusa” non è il peccato più evidente, anzi.
Semmai il problema era un altro, cioè garantire al consumatore/cliente che ovunque vada a sbattere troverà un professionista mediamente serio e preparato. In questo, la mini-riforma ha probabilmente centrato l’obiettivo, introducendo regole stringenti per il tirocinio e soprattutto per la formazione continua e permanente dei professionisti: non più un hobby per piacevoli convegni e congressi tra amici più o meno attempati, ma un obbligo sanzionato in modo severo dalla legge.
E sempre nella prospettiva di salvaguardare la parte debole (il cliente), la scelta di obbligare i professionisti ad assicurarsi è senz’altro un punto di approdo importante, una modalità corretta per riequilibrare posizioni che per troppo tempo non lo sono state.
La riforma entra poi su un altro tema caro all’Antitrust e altrettanto avvertito dall’opinione pubblica: la deontologia e i procedimenti disciplinari.
Qui la distanza tra ciò che avrebbe desiderato il presidente Pitruzzella e il risultato finale dell’operazione è abbastanza sensibile. Tuttavia almeno la raggiunta scissione tra rappresentanti eletti dalla categoria e giudici disciplinari dovrebbe far cessare i peggiori episodi di clientelismo elettorale rilevabili e rilevati soprattutto nelle periferie.
Ma la vera svolta/occasione/rischio epocale per le professioni sta probabilmente fuori dal Dpr137 e riguarda le società tra professionisti. Disciplinate dalla legge di stabilità, modificate dal decreto legge liberalizzazioni, le Spt segnano davvero l’uscita dal modello novecentesco e aprono un’epoca nuova. Non senza incognite, però.
Tutto questo per dire che le riforme sono per definizione e soprattutto nel nostro Paese, incomplete e perfettibili, ma vanno affrontate senz’alibi. Le norme sono lì, scritte e immobili.
Farle funzionare, dare loro vita e un’interpretazione “funzionale”, appunto, e non invece affossarle con interpretazioni capziose e ricorsi universali, spetta ai professionisti. Chiamati a una prova di maturità che probabilmente, non concederà più appelli.
Da “Il Sole 24 ore” – 15 Agosto 2012










