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Così cambia la vita negli studi

Autore: admin - del: 6 settembre 2012

“Il decreto sugli ordinamenti e le novità su società e tariffe ridisegnano il rapporto con il cliente”.

Forse non sarà quella “Riforma degli ordinamenti professionali” ambiziosamente stampata sulla prima pagina del Dpr che entra in vigore oggi. Probabilmente non è neppure la realizzazione piena del severo capitolo sulle libere professioni che il presidente dell’Antitrust, Giovanni Pitruzzella, aveva inviato a Gennaio ai presidenti del parlamento e al premier Mario Monti come “proposta di riforma concorrenziale” del sistema Paese.

Nonostante ciò, non si può non riconoscere al Governo in carica di aver messo mano a una materia delicatissima.

“Libere” appunto, come ribadisce il Dpr nella dichiarazione introduttiva, che però nell’enfasi di voler sottolineare il divieto assoluto di limiti all’accesso nell’ex-dorato circolo “pro”, sembra aver dimenticato i numeri già oggi debordanti di molti albi.

Se di qualcosa si vuole accusare Ordini e Collegi, probabilmente la sindrome della “casta chiusa” non è il peccato più evidente, anzi.

Semmai il problema era un altro, cioè garantire al consumatore/cliente che ovunque vada a sbattere troverà un professionista mediamente serio e preparato. In questo, la mini-riforma ha probabilmente centrato l’obiettivo, introducendo regole stringenti per il tirocinio e soprattutto per la formazione continua e permanente dei professionisti: non più un hobby per piacevoli convegni e congressi tra amici più o meno attempati, ma un obbligo sanzionato in modo severo dalla legge.

E sempre nella prospettiva di salvaguardare la parte debole (il cliente), la scelta di obbligare i professionisti ad assicurarsi è senz’altro un punto di approdo importante, una modalità corretta per riequilibrare posizioni che per troppo tempo non lo sono state.

La riforma entra poi su un altro tema caro all’Antitrust e altrettanto avvertito dall’opinione pubblica: la deontologia e i procedimenti disciplinari.

Qui la distanza tra ciò che avrebbe desiderato il presidente Pitruzzella e il risultato finale dell’operazione è abbastanza sensibile. Tuttavia almeno la raggiunta scissione tra rappresentanti eletti dalla categoria e giudici disciplinari dovrebbe far cessare i peggiori episodi di clientelismo elettorale rilevabili e rilevati soprattutto nelle periferie.

Ma la vera svolta/occasione/rischio epocale per le professioni sta probabilmente fuori dal Dpr137 e riguarda le società tra professionisti. Disciplinate dalla legge di stabilità, modificate dal decreto legge liberalizzazioni, le Spt segnano davvero l’uscita dal modello novecentesco e aprono un’epoca nuova. Non senza incognite, però.

Tutto questo per dire che le riforme sono per definizione e soprattutto nel nostro Paese, incomplete e perfettibili, ma vanno affrontate senz’alibi. Le norme sono lì, scritte e immobili.

Farle funzionare, dare loro vita e un’interpretazione “funzionale”, appunto, e non invece affossarle con interpretazioni capziose e ricorsi universali, spetta ai professionisti. Chiamati a una prova di maturità che probabilmente, non concederà più appelli.

Da “Il Sole 24 ore” – 15 Agosto 2012

Avvocati e commercialisti su twitter con stile.

Autore: admin - del: 21 giugno 2012

I social media danno l’opportunità ai professionisti di interagire direttamente con i propri clienti e con una vasta rete di utenti, rendendo visibile il loro lavoro.

Nel business, come nell’informazione e nelle relazioni personali, la parola  Tweet, è entrata ormai nell’uso comune. Più disceto di Facebook, più immediato di LinkedIn, Twitter è ormai una moda e un modo di comunicare in Italia e nel mondo. Il numero degli utenti varia da fonte a fonte, ma pare che abbia oramai superato la soglia del mezzo miliardo di utenti negli oltre 120 paesi di tutto il mondo in cui è presente.

140 caratteri possono essere utilizzati nel business dello studio legale e del commercialista? Certamente si`. Basta avere uno stile ed essere utili e interessanti per i lettori (followers).

Lo studio legale o del commercialista puo` aprire un account e cominciare a farsi seguire dai propri clienti, per esempio. La condizione e` avere cose da dire, aggiornate, interessanti, utili, originali che rappresentino una fonte di informazione per i followers. I 140 caratteri rimanderanno poi ad una pagina del sito di studio, dove la notizia e` approfondita.

Un doppio vantaggio, dunque: il follower senza perdere tempo stabilira` nell`arco di 140 caratteri se interessa o meno approfondire; in caso positivo cliccando atterrera` sulla pagina di studio dove, se l`avete strutturata bene, trovera` il resto del vostro mondo professionale ad accoglierlo. In caso contrario, tanta confusione, perdita di tempo e… di occasioni.
Twitter potrebbe pertanto sostituire la polverosa newsletter del commercialista e dell`avvocato che affolla con mamozzoni di decine di pagine le mail dei clienti. La newsletter, inoltre, e` flat, uguale per tutti i destinatari, per cui stara` al destinatario trovare tra le decine di notizie e informazioni quelle che davvero lo riguardano. Con Twitter, invece, la cernita e` fatta man mano dallo stesso lettore che nell`informazione flash dei 140 caratteri decidera` se quella notizia fa al caso suo.

La newsletter, inoltre, viene inviata ad una mailing list di clienti di studio e basta. I tweet, invece, partono in origine verso chi ci sta seguendo, ma sono pubblici, per cui se accuratamente gestiti, con parole-chiave e con gli ashtag giusti, saranno rintracciabili da chiunque sia interessato a quel tema e di conseguenza verranno letti da n persone che nel tempo potranno diventare nuovi follower e perche` no, reali clienti dello studio se avranno apprezzato il nostro modo di comunicare.

Ecco perche` e` utile definire uno stile, una linea editoriale, un`immagine che si vuole trasmettere anche in questi soli 140 caratteri: cosa scrivere, per comunicare cosa, con che cadenza, con che stile e a chi. Meglio lasciare il meno possibile al caso. E anche qui, come per tutti i social, applicare il criterio che e` meglio esserci, ad ogni costo, non paga. La viralita` del web e dei social, infatti, puo` essere un boomerang per la web reputation. Anche qui, il principio “e` gratuito, quindi tutto grasso che cola” non e` consigliabile.
Pertanto un professionista che non ha argomenti da trasmettere, informazioni da dare, contenuti propri da condividere, dopo un po` sara` piu` tedioso che altro per i suoi follower. Re-twittare decine di tweet, per esempio, puo` essere fastidioso per chi legge. Un equilibrio, quindi tra tweet con contenuto proprio e re-tweet va mantenuto.

Allo stesso modo, usare i tweet solo a fini marketing, per esempio comunicando esclusivamente le operazioni seguite dallo studio, puo` risultare un po` sterile e poco interessante per i follower. Anche qui, equilibrio: accanto a comunicazioni di questo tipo sara` utile intercalare comunicazioni di contenuto, commenti, chiarimenti, interpretazioni, insomma cio` che immaginiamo possa essere interessante. Pensate, per esempio per un commercialista, che uso intelligente se ne potrebbe fare inviando dei “remember” per le scadenze settimanali e mensili.

Anche l`orario in cui pubblicarli puo` fare la differenza, scegliendo preferibilmente gli orari “di punta” del mattino (le 8), della mezza giornata (le 14) e della sera (tra le 19 e le 20). Perche`? E` un microblogging abbiamo detto, e in quanto tale la cronologia dei contenuti scorre molto velocemente; il rischio dunque e` di non essere letti perche` “superati” da altri tweet piu` recenti.

Insomma equilibrio, stile e rispetto per i lettori saranno buoni compagni di viaggio in questo social che sta letteralmente esplodendo tra le dita dei milioni di utenti quotidiani, per business e per passione.

A proposito, per chi avesse piacere a seguirmi su Twitter mi trova con @MarAlbCat

A presto allora!

Dott. Mario Alberto Catarozzo

Leggi l’articolo completo su: http://www.ateneoweb.com/aw/articoli/avvocati-e-commercialisti-su-twitter-con-stile,1366-4-3.html

Il nuovo smartphone della HTC denominato BUFFY!

Autore: admin - del: 23 novembre 2011

Facebook phone in arrivo: è HTC Buffy

Tornano a farsi sentire le voci su un nuovo smartphone tutto social realizzato da Facebook: per il momento è ancora in fase di progetto, indicato con il nome interno Buffy, sarà costruito da HTC e basato su una versione modificata di Android, personalizzata per l’integrazione completa con la piattaforma social più famosa e utilizzata al mondo. E’ questo in sintesi quanto si apprende da AllThingsD sito di tecnologia, costola del The Wall Street Journal.

Facebook aveva gia da tempo intenziomne di entrare nel mondo degli smartphone ma fino a oggi la presenza del portale social nel mobile si è limitata a integrazioni più o meno leggere all’interno di alcuni terminali di HTC, Motorola e anche in un paio di telefoni proposti da alcuni operatori in USA. Si è trattato comunque di integrazioni soft: è stato inserito un tasto dedicato per accedere più rapidamente alle funzioni Facebook. Ngli ultimi anni, il progetto per uno smartphone completamente nuovo e tutto Made in Facebook ha subito diverse variazioni e riprese.

 
 Per ora è noto che Facebook ha prima deciso di assegnare la produzione a Samsung anche se, per ragioni non ancora note, la scelta finale è ricaduta su HTC. Il cambio di rotta è molto recente così si presume che il lancio del primo, vero smartphone tutto Facebook non avverrà molto presto. Più interessanti le caratteristiche principali che emergono dall’anticipazione: sarà basato su una versione modificata di Android che i programmatori di Facebook modificheranno pesantemente per integrare appieno tutte le funzioni e i servizi di Facebook. Per il momento risulta meno chiara la strategia che Facebook adotterà per il mondo delle app e il relativo mercato: per ora il colosso social sembra voler puntare tutto su HTML5 indicato come piattaforma preferita per lo sviluppo di app sul proprio futuro smartphone.

Visualizza articolo completo su macitynet.it

Università Lum Jean Monnet

Corso di International Marketing a.a. 2011/2012

Alessandro Dell’edera  dellederaalessandro@hotmail.it

Prof. Roberto De Donno  roberto@dedonno.net

I professionisti del Sud si mettono in “rete”

Autore: admin - del: 13 giugno 2011

A Napoli la Confprofessioni (la Confederazione dei liberi professionisti in Italia) ha aperto la sua prima sede nel Mezzogiorno. Rappresentante di 16 associazioni di categoria, Confprofessioni Sud si presenta come il punto di riferimento di tutti i professionisti e come laboratorio di idee e proposte per il rilancio del ruolo delle libere professioni nelle politiche di sviluppo e di sostegno. Le competenze e le esperienze dei professionisti possono dare un concreto contributo “in tema di occupazione e lavoro, di rilancio del Sud, di riforma delle istituzioni e di adozione del federalismo fiscale, di ammodernamento della macchina pubblica e in tema di competitività del Paese Italia”.

Il “Progetto Sud“, elaborato da Confprofessioni per il rilancio occupazionale delle attività intellettuali del Mezzogiorno, è stato presentato al Governo.

Oltre due milioni di liberi professionisti e più di un milione di lavoratori dipendenti costituiscono una forza importante per il Paese; la loro rappresentanza unitaria può realmente rilanciare il sistema nel suo complesso, superando le singolarità degli ordini.

Fonte: Corriere del Mezzogiorno

Elaborazione a cura di Federica Mastrovito

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