
Verrà ricordata sicuramente come la serata in cui l’intercalare deluchiano «stra-o-r-di-na-rio» ha toccato il massimo storico. Da ieri, martedì, Salerno ha un logo griffato Massimo Vignelli. Architetto, designer, comunicatore di razza e di grido, sessant’anni di carriera internazionale alle spalle, Vignelli è stato a lungo corteggiato da Vincenzo De Luca, che, qualche mese fa, è volato a New York con l’idea di brandizzare la sua città. «Qualunque comunicazione efficace presuppone l’esistenza di contenuti reali. Il nulla, insomma, è difficile da “comunicare” anche per Vignelli. Si può comunicare solo la sostanza, non il “fumo”», perentorio come sempre De Luca. Ma al fondo c’è una verità. Quest’ultima è un’altra stelletta che De Luca può appuntarsi sul bavero della giacca d’ordinanza. Tanto per utilizzare un termine di paragone sempre in auge, l’amministrazione partenopea in passato ha più volte lanciato l’idea di un logo per Partenope. Addirittura s’era pensato a Milton Glaser, il genio che ha inventato «I love NY» tanto per capirci. Gare fatte, soldi spesi. Neanche un francobollo all’attivo. Tutt’altra solfa a sessanta chilometri di distanza.
Pure De Luca spende i soldi, e non pochi, duecentomila per la precisione, ma almeno porta a casa il risultato, che da queste parti non è scontato. E la celebrazione di questa vittoria si tiene nel teatro Verdi, con una lectio magistralis di Vignelli che dura più di due ore e mezza (a braccio) e sorpresa finale: il logo, declinato in due modi, istituzionale e promozionale, tenuto top secret per due mesi e mezzo. Vincenzo De Luca on stage sprizza soddisfazione da tutti i pori: «La nostra esperienza di trasformazione urbana avviene in un momento di crisi finanziaria. Per questo motivo è straordinario. Salerno non ha goduto di eventi straordinari (di nuovo, ndr). Abbiamo fatto tutto con le nostre forze. Di questo disegno fa parte la scelta dell’eccellenza, dei contenuti, della qualità. Abbiamo cantieri aperti un miliardo e 500 milioni di euro. Cannes, Salisburgo e Edimburgo sono i nostri riferimenti europei. Turismo, cultura, teatro è il destino moderno per la nostra città. Un miracolo».
Quello nuovo di zecca è una grande S gialla che campeggia in un azzurro dalle sfumature del cielo e del mare. Come tutte le nuove cose, il primo impatto non è felicissimo, tra la semplicità e la banalità c’è un sottilissimo confine. Ci vorrà del tempo per metabolizzarlo, non v’è dubbio. E soprattutto i salernitani dovranno abituarsi, visto che è stato pagato. E soprattutto perché lo si troverà dappertutto, compreso sui francobolli. Saranno anche rifatte tutte le targhe stradali, in un classico Bodoni. Apparentemente delle ridondanze stilistiche, eppure quanta chiarezza ed eleganza c’è nelle mappe della metro newyorkese o nelle insegne parigine?
Fonte: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/napoli/notizie/cronaca/2011/23-novembre-2011/brand-salerno-come-new-york-1902274706150.shtml
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