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New grapes needed to keep wine flowing

Autore: admin - del: 17 gennaio 2011

The future of wine-making depends on developing new varieties of grape, scientists say – and maps of the grape genome can help provide them. Disease is a constant issue for growers; but new regulations are likely to curb the use of chemical treatments. Writing in Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), they say this type of data plots the way to disease-resistant grape varieties. The grape varieties whose wine we like to drink – merlot, chardonnay, semillon, riesling and the rest – have mainly been developed from one species, Vitis vinifera vinifera. It was probably “domesticated” about 5,000 years ago, in or close to what is now Turkey.Since then, it has become the staple for wine-making as far from its homeland as Australia, Chile, the US and South Africa.

Vinifera has been honed into hundreds of varieties, red and white; but the grapes are all still members of the same species, with limited cross-breeding between different varieties. “The degree to which that was done seems to have been extremely limited,” said Sean Myles, lead author on the new study. Vinifera grapes have no natural resistance; and in Australia alone, dealing with this disease costs an estimated $100m per year, largely through the fungicidal chemicals that are used to protect vines. Seventy percent of fungicides used in US agriculture are sprayed in vineyards. But as the EU – which still produces nearly 70% of the world’s wine – seeks to improve the environmental footprint of its farm sector, the bloc is trying to reduce the use of such chemicals.

Scientists from several institutions have been trying to develop new grape varieties that are immune to infection, either through cross-breeding with resistant species or through manipulating the genes that make plants susceptible to infection and damage. Then wine has to be made, tasted and assessed before growers know whether they have something viable; and even if they do, there is no guarantee that people will take to the taste over their preferred varieties. “If you know the genetic markers associated with these traits, you can plant them out as seedlings, look at its DNA as soon as you get the first leaf tissue, and say for example ‘we’ll keep these five because we know their genetic profiles are associated with the traits we’re interested in’,” said Dr Myles.

Visualizza l’articolo su: BBC News

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IL GIARDINO SEGRETO. LE COLLEZIONI PRIVATE BARESI IN MOSTRA

Autore: admin - del: 17 gennaio 2011

A Bari (21.01.2011) presso l’ex convento di Santa Scolastica nella città vecchia, si terrà l’inaugurazione della mostra Il giardino segreto. Opere d’arte dell’ultimo cinquantennio nelle collezioni private baresi, promossa dall’Accademia di Belle Arti di Bari, curata da Lia De Venere in collaborazione con Antonella Marino e il coordinamento di Giustina Coda. La mostra è stata finanziata dall’Assessorato alla Cultura della Regione Puglia nell’ambito del PO FERS Puglia 2007-2013-Asse IV-Linea di intervento 4.3.

La mostra  fa parte di un ampio progetto che ha l’obiettivo di mappare la presenza di opere d’arte contemporanea nelle collezioni private della regione. La ricognizione effettuata su oltre una decina di collezioni ha portato all’individuazione dei lavori di 70 artisti italiani e stranieri  – dipinti, sculture, foto, disegni, installazioni  –  che offrono una campionatura significativa di opere realizzate dagli anni Sessanta del Novecento a oggi da artisti appartenenti a diverse generazioni e tendenze, molti dei quali di fama internazionale e già presenti nei manuali di storia dell’arte.

E’  la prima volta in Puglia che opere di proprietà  privata e in numero così consistente vengono presentate in un sede pubblica e con il sostegno delle istituzioni.
Le opere in mostra sono riunite in sei aree tematiche ordinate in base ad affinità linguistiche o iconografiche: Presenze: corpi, figure, apparizioni; In & Out: paesaggi, interni, territorio;  La misura concettuale: segni e scritture; Objects; Natura e oltre: piante, animali, visioni astraliTra forma e informe: strutture e stesure.

Visualizza l’articolo su PremioLum.it

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CULTURA ITALIANA NEL MONDO – “ITALIA 2011″ – A BERGAMO E’ MAC ART

Autore: admin - del: 17 gennaio 2011

Il pubblico di Bergamo Arte Fiera approfondisce insieme a critici ed esperti tout court il movimento della Mec Art, la risposta italiana alla pop art. Nello specifico, spiegano i dizionari d’arte, la Mec-Art si basava sull’utilizzo del mezzo fotografico e di supporti pittorici tradizionali, tramite tecniche quali il riporto o la stampa diretta su tela.

Contraddistinta da opere realizzate su tela emulsionata con procedimenti fotografici, eseguite tramite il ricorso a processi meccanici o tipografici (riporti fotografici su tela, serigrafie, artypo e riporti di clichés), la Mec-Art si manifestò come l’interprete della sua epoca documentandone le peculiarità, assimilandone i modelli di riferimento e attuando una vera e propria contaminazione tra cultura contemporanea, arte e nuove tecnologie.

L’esordio del nuovo movimento si ebbe nel 1965 in occasione di una mostra alla Gallerie J di Parigi, curata da Restany ed in cui esponevano anche gli italiani Gianni Bertini e  Mimmo Rotella, Alain Jacquet, Pol Bury, Nikos e Serge Béguier. In occasione della nuova edizione di Bergamo Arte Fiera viene presentata il 14 gennaio – fino al 17 – una selezione di opere di Gianni Bertini, Mimmo Rotella, Aldo Tagliaferro, Elio Mariani e Bruno Di Bello.

In esposizione le “mitologie” di Gianni Bertini i cui soggetti meccanomorfi spaziano dall’erotismo da rivista patinata, alle automobili, alle motociclette; gli artypo di Mimmo Rotella, rielaborazioni di immagini desunte da materiali tipografici e manifesti pubblicitari; il complesso lavoro di Aldo Tagliaferro fra critica, impegno politico e ricerca sul linguaggio con le sue “possibilità combinatorie”; la cronaca, gli amanti, la periferia e gli interni asettici di Elio Mariani; le scomposizioni e ricomposizioni di Bruno Di Bello e la sua ricerca su segni e scrittura di luce.

Il volume “MEC ART, arte oltre la fine della pittura / kunst nach dem ende der malerei” (a cura di Volker W. Feierabend con testi critici di Francesco Tedeschi, Silvana Editoriale) consultabili alla Bergamo Arte Fiera 2011. (12/01/2011 – ITL/ITNET)

Visualizza l’articolo su: ItalianNetwork.it

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Tra tori, vacche e antichi costumi riecco il Carnevale

Autore: admin - del: 17 gennaio 2011

Che la festa cominci! Questa mattina, giorno che il calendario dedica a Sant’Antonio Abate, patrono degli animali, la città di Tricarico sarà svegliata dall’allegro suono dei campanacci. Inizia il Carnevale e quello tricaricese è il più antico dei carnevali lucani. Si ispira ai riti della transumanza; i “personaggi” principali sono le vacche e i tori. La Pro loco ha organizzato tutto nei minimi particolari.

Ci si ritrova all’alba di lunedì 17 nei pressi della chiesa di Sand’ Anduun’, nella periferia del paese. È qui che si organizza il lungo corteo che poi attraverserà le strade del paese. Si parte dopo i tradizionali tre giri attorno alla chiesa e la benedizione degli animali. Riti propiziatori per il buon andamento della stagione agricola. Poi il suono dei campanacci accompagnerà il gruppo. 
Per vestirsi da mucca bisogna indossare mutandoni bianchi di lana grezza e corpetto simile; fazzoletto da contadino al collo e cappello a falda larga, dalla quale scendono fiumi di nastrini colorati. I tori hanno mutandoni e corpetto neri; dalla falda del cappello, anch ’esso nero, scendono lunghi nastrini rossi. I volti sono coperti da veli ricamati. Ciascuna maschera ha il campanaccio, che viene mosso ritmicamente. 
Il sottomassaro, i guardiani a cavallo e altri personaggi guidano il corteo, in fondo al quale prendono posto il conte e la contessa

Il corteo, dunque, parte da Sand’ Anduun’e, percorrendo la via Appia, si porta allegramente in paese. Ci si affaccia in pigiama, si applaude, si abbandonano i pensieri tristi. Quando si arriva in piazza Garibaldi, ci si esibisce in circolo. Qui si concentrano telecamere e macchine fotografiche di tricaricesi e, soprattutto, dei tanti forestieri accorsi appositamente. Verso mezzogiorno il corteo si scioglie. Le maschere, in piccoli gruppi, corrono per i vicoli del centro storico annunciando l’avvio della festa. Si applaude, si entra nel clima e si offrono salsicce e soppressate alle maschere, che consumeranno tutt’insieme la sera. E’ il preludio alle allegre serate, e nottate, tricaricesi per tutto il periodo del carnevale. Si porteranno le serenate a chi avrà ammazzato il maiale, per poter gustare il prodotto migliore della zona.

Visualizza l’articolo completo su www.lagazzettadelmezzogiorno.it

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Annamaria Monopoli Claudia Carriera annopoli@hotmail.it claudia.cariera@gmail.com

Prof. Roberto De Donno roberto@dedonno.net

 

 


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