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BERLINO SEMPRE SEXY MA NON PIU’ POVERA

Autore: admin - del: 5 settembre 2010

Il sindaco di Berlino Klaus Wowereit dovrà farsi venire in mente un nuovo slogan. «Arm, aber sexy», «povera ma sexy», il fortunato motto da lui coniato nel lontano 2003 e diventato da allora l’inconfondibile marchio della capitale tedesca, non funziona più. Se n’era già accorto quattro anni fa il giudice della Corte costituzionale Winfried Hassemer, il quale, respingendo la richiesta di nuovi aiuti pubblici per le disastrate casse della città-Stato, aveva spiegato che «forse Berlino è così sexy proprio perché non è poi tanto povera». Ora l’ha confermato l’istituto economico DIW in uno studio destinato a mandare in soffitta non pochi luoghi comuni: Berlino non solo cresce, ma lo fa più velocemente di tutti gli altri Länder tedeschi.

Tra il 2004 e il 2009 l’economia locale ha fatto segnare un incremento medio annuo dell’1,7%, contro lo 0,5% nel resto della Germania. Certo, lo scarto rispetto alle altri grandi città tedesche resta notevole: il valore aggiunto lordo realizzato a Berlino è la metà di quello prodotto ad Amburgo. Eppure la svolta è chiara: «Dopo dieci anni di contrazione economica, Berlino è riuscita a invertire la tendenza» e «oggi sembra essersi lasciata alle spalle il periodo più difficile», annuncia l’autore dello studio, il ricercatore del DIW Karl Brenke: «Quando l’ho scoperto, sono rimasto sorpreso anch’io».

Finora Berlino era abituata a ben altri primati: è il Land più indebitato, con un buco che a fine anno toccherà il valore record di 63,5 miliardi di euro, quello col più alto tasso di disoccupazione (quasi il 14%) e quello in cui il rischio di scendere sotto la soglia di povertà è più elevato.

Visualizza l’articolo completo “Berlino sempre sexy ma non più povera” su www.lastampa.it

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GLI SCHIAVI CHE HAN FATTO L’AMERICA

Autore: admin - del: 5 settembre 2010

Tenuta lontana per decenni dai salotti buoni della storia, l’Africa sembra ora rientrarvi e non solo nel ruolo di ancella, ma ritagliandosi un posto da protagonista vera. La posizione di passività, assegnatale da molti storici del passato, non è più attendibile e studi sempre più approfonditi rimescolano le percentuali degli attori e rivelano nuovi scenari. Il libro di John Thornton L’Africa e gli africani nella formazione del mondo atlantico si inserisce in questo filone, allargando l’angolo di osservazione, per scardinare il continente africano e i suoi abitanti da un presunto isolamento e inserirli nella storia del mondo atlantico, connettendo le due sponde di questo oceano e legandole a un destino comune. Pur spostando il suo obiettivo sul mare e sulle rotte che lo attraversavano, Thornton non si limita a «frequentare» le coste africane.

L’Atlantico, infatti, penetra dentro l’Africa grazie ai fiumi, che fin dai tempi remoti hanno costituito delle fondamentali vie di collegamento utili ai commerci interni ed esterni. Grandi corsi d’acqua come il Niger, il Senegal, il Congo penetrano profondamente nell’interno e le testimonianze dei primi esploratori raccontano di imbarcazioni che trasportavano ininterrottamente merci e uomini lungo questi fiumi. Il tutto sta a testimoniare che fin dal XV secolo, negli stati atlantici dell’Africa l’economia godeva di buona salute e non a caso, infatti, i portoghesi, primi a percorrere le coste occidentali del continente, avviarono floridi commerci alla pari con regni e stati africani. Non dunque una condizione succube dell’Africa, ma un ruolo attivo e redditizio. Come afferma Thornton, con dovizia di dati e fonti storiche, non era conveniente combattere in Africa, meglio commerciare. […]

Molto interessante, invece, lo sguardo nuovo che si dà dell’importanza della cultura africana, approdata sull’altra sponda dell’oceano con gli schiavi, nella costruzione delle diverse culture americane. Adottando un approccio dinamico e dialettico ai fenomeni culturali, Thornton, smentendo molte teorie del passato, analizza i diversi modi in cui gli africani, diventati afroamericani, abbiano saputo ricontestualizzarsi e rimodellare la loro cultura, trasformando di conseguenza anche le culture autoctone.

Visualizza l’articolo competo “Gli schiavi che han fatto l’America” su www.ariannaeditrice.it

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Dieta mediterranea bene dell’Unesco: grande opportunità per la Puglia

Autore: admin - del: 1 settembre 2010

Dieta mediterranea nel patrimonio dell’umanità tutelato dall’Unesco: “un traguardo che ci riempie di soddisfazione e al tempo stesso un punto di partenza che può far arrivare lontano la Puglia, culla indiscussa della dieta mediterranea”. L’assessore alle Risorse agroalimentari della Regione Puglia Dario Stefàno esprime il suo compiacimento per la positiva conclusione del percorso iniziato nel 2007 e che oggi vede la dieta mediterranea quale bene dell’umanità.

“Un riconoscimento, – spiega l’Assessore – che ha un valore straordinario per la Puglia, regione simbolo dell’alimentazione mediterranea, con un patrimonio agroalimentare e di tradizioni produttive che ha pochi eguali nel mondo. L’ingresso nella lista tutelata dall’Unesco, ci pone nelle condizioni di valorizzare ulteriormente questo nostro patrimonio. È chiaro che, oggi più che mai, vanno difese l’identità e le caratteristiche tradizionali dei prodotti base della dieta mediterranea”.

“Così come è necessario – precisa Stefàno – che la difesa e la valorizzazione vadano di pari passo col recupero dei tratti storici, di tutta quella tradizione che c’è dietro la cultura alimentare alla base della nostra dieta.

Visualizza l’articolo completo “Dieta mediterranea bene dell’Unesco: grande opportunità per la Puglia” su www.videoandria.com

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Cota: “Pannolini a costo zero per le famiglie piemontesi”

Autore: admin - del: 31 agosto 2010

Se vi sfugge il nesso tra l’archistar Massimiliano Fuksas e i pannolini, dovete riavvolgere il nastro e leggere nella sua interezza l’ultimo annuncio di Roberto Cota: varare una politica fiscale che tenga conto del ruolo della famiglia esentando le coppie con figli piccoli, tra le altre cose, dal costo dei pannolini.

«In Piemonte nascono 35 mila bambini l’anno e con questa misura speriamo ne nascano di più – ha esordito il Governatore del Piemonte -. L’impatto sarebbe di circa 10-15 milioni l’anno. Per intenderci, meno della metà della parcella che la Regione ha pagato a Fuksas per il nuovo grattacielo». Così battono le agenzie. Chiuso il cerchio, resta il merito della proposta: avanzata durante l’intervento di Cota al tradizionale Meeting organizzato da Cl a Rimini, sede ideale per strizzare l’occhio a una parte consistente del mondo cattolico.

Tema del dibattito: «Quale politica per la famiglia? Le prospettive del Welfare locale».

Visualizza l’articolo completo Cota: “Pannolini a costo zero per le famiglie piemontesi” su La Stampa

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