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FORMAZIONE ALL’AMATRICIANA

Autore: Francesca Morlino - del: 24 settembre 2016

FORMAZIONE ALL’AMATRICIANA

Sono un consulente marketing

Autore: Francesca Morlino - del: 16 settembre 2016

Sono un consulente marketing e lavoro nel campo della formazione e della comunicazione praticamente da tutta una vita e mi ritengo una persona fortunata perché adoro il lavoro che faccio!

lyoness

Il lavoro con LYONESS mi carica ancor più di entusiasmo e di dedizione perché è il posto giusto in cui posso trasferire tutto il mio know-how e le mie esperienze poiché incontro persone di ogni livello sociale ed economico, dall’ imprenditore irraggiungibile al mio vicino di casa e trasmetto la mia passione per questo lavoro, semplicemente, usando le stesse modalità comunicative e gli stessi mezzi; tutti, INDISTINTAMENTE, possono usufruire gratuitamente delle mie conoscenze per acquisire e fidelizzare nuovi clienti e per ottenere dei benefici economici.
Per meglio comprendere la potenza di questa nuova azienda e il mio entusiasmo nel lavorarci basti pensare che al momento ci sono ben 47 paesi nel mondo e già nei prossimi 5 anni si arriverà a 100 paesi con un miliardo di tessere distribuite che daranno la possibilità di ricevere benefici economici da tutte le nazioni facenti parte di questa azienda, usufruendo in tal modo di un tornaconto eccezionale e di innumerevoli vantaggi correlati.
Questa attività mi appassiona davvero, giorno dopo giorno, mi stimola a raggiungere obiettivi sempre più elettrizzanti e sempre più audaci ed è diventata come una sorta di sfida personale perché amo motivare le persone che incontro e a cui illustro il mio lavoro e perché ci sono inarrestabili prospettive di guadagno e di crescita sia personale che lavorativa.

Amatrice nel mondo – Amatrice in the world

Autore: Ilenia Tesoro - del: 28 ottobre 2015

Un Comune in “filosofia” De.Co. che crede in ciò che gli appartiene, difendendo e sviluppando le sue eccellenze, in questo caso l’Amatriciana. 

Io ci sono! Vi aspetto ad Amatrice!

Locandina jpg

Vendesi libri senza cultura: il paradosso delle librerie

Autore: Ilenia Tesoro - del: 26 ottobre 2015

“Stiamo lavorando duro per arrivare al segno più nel mercato del libro. Ma lo stiamo facendo per lo più da soli. La lettura e il libro sono una priorità a parole: del resto quasi il 40% dei dirigenti italiani, politici e non, non legge – quasi 3 volte in più degli altri paesi – di cosa ci stupiamo?” attacca così Motta, presidente dell’Associazione Italiana Editori.

Ma il problema riguarda solo la pigrizia nel ebook-libri-tablet_706x578leggere, i cattivi esempi di persone di rilievo, o anche per la scarsa professionalità? Voi che ne pensate?

Probabilmente penserete che l’avvento della tecnologia, degli e-book, abbia notevolmente scartato l’idea dell’acquisto dei libri. Oppure, riconoscerete che negli anni il valore del libro è andato un po’ perso, a causa della frenesia della vita, non sia ha più il tempo di sedersi, annusare l’odore della carta e assaporare un buon libro. Ma non è tutto qui.

Stefano Paolo, in un articolo per il Corriere della Sera, espone un problema che non è da sottovalutare: “Qualche giorno fa in una libreria di catena milanese, un mio amico ha chiesto il nuovo saggio di Carlo Ginzburg, uno dei maggiori storici italiani. Titolo: Paura reverenza terrore, editore Adelphi. [...] Ebbene, con espressione sperduta la commessa chiede lo spelling dell’autore, battendo tempestivamente sul computer il nome: «Karl». «No, – ripete il mio amico ? Carlo Ginzburg, è italiano!». Risolto l’equivoco, si scopre che in negozio esistono (dovrebbero esistere) due copie del volume richiesto: la ragazza sparisce, ricompare a mani vuote dopo una decina di minuti, consulta un collega, che sparisce a sua volta. Passano ancora diversi minuti e l’uomo, riemerso visibilmente da un sottoscala in cui giacciono gli scatoloni mai aperti, mostra trionfante il libro. Altri aneddoti si potrebbero aggiungere alla casistica dell’irreperibilità di importanti titoli recenti e del malfunzionamento delle grandi librerie, che sommerse da centinaia di bestseller annunciati hanno perduto il senso delle gerarchie e soprattutto hanno sostituito i librai con venditori pressoché privi di competenza e di formazione culturale (per rimediare, c’è sempre un computer?).”
Il problema è questo: mancanza di professionalità. Qualità che, invece, la si trova nei centri commerciali, dove alla richiesta di delucidazioni riguardanti un elettrodomestico, i commessi rispondono prontamente in modo chiaro e preciso, con cifre e descrizioni tecniche assolutamente esplicative.
Da ciò nascono alcune domande: perché è ritenuta d’obbligo la competenza riguardante la vendita di un elettrodomestico e non lo è per la vendita di un libro? C’è un nesso tra la fuga dei clienti dalle librerie (verso gli acquisti online) e la progressiva trasformazione dei negozi di libri in surreali supermercati in cui nessuno sa dirti se c’è un libro ed eventualmente dove si trova?

Infine, perché ci si lamenta del fatto che i libri non vendono se non si fa niente per venderli?

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