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Elenco articoli caregoria: Primo piano

Neil Young: “Il ritorno del vinile? Solo una moda”

Autore: admin - del: 11 febbraio 2015

viniliIl boom del vinile? Non è un ritorno all’ascolto di qualità, ma semplicemente una moda. Parola di Neil Young. In un’intervista alla Southern California Public Radio, l’artista canadese raffredda gli entusiasmi che hanno accompagnato la diffusione dei dati di vendita del 2014, con il vinile in forte crescita un po’ ovunque: +52% negli USA, un milione di copie vendute in UK (non accadeva dal 1997), +84% in Italia.

Risultati eclatanti, anche se agevolati da un punto di partenza molto basso. E, secondo Young, legati a ragioni non del tutto musicali e molto meno “analogiche” di quanto si potrebbe pensare. “Molte persone che oggi acquistano gli lp non sanno che ciò che ascolteranno è in realtà la versione cd dell’album, stampata su vinile”, dice Young, aggiungendo che si tratta di un percorso che le major hanno iniziato a seguire quando hanno notato l’aumento di richiesta del formato tradizionale.

 L’aspetto è quello del vinile, ma il suono sarebbe identico a quello del cd e quindi l’acquisto si ridurrebbe a “niente più che una dichiarazione di moda”. Neil Young è direttamente interessato alla questione: come musicista e imprenditore. L’intervista alla radio americana faceva parte della promozione di PonoMusic, il sistema di ascolto ad alta qualità inventato dall’artista e inaugurato su Internet all’inizio del 2015.

Leggi l’articolo completo su: www.lastampa.it

Nel cervello un “interruttore” anti jet-lag

Autore: admin - del: 7 febbraio 2015

cervelloScoperto nel cervello un nuovo “interruttore” del ritmo circadiano che potrebbe portare a trattamenti per disturbi come la depressione stagionale, il jet-lag e gli effetti negativi sulla salute del lavoro notturno. La novità è riportata sulla rivistaNature Neuroscience.

«Abbiamo rilevato su modello animale che è possibile cambiare i ritmi sonno/veglia, stimolando artificialmente con un laser e una fibra ottica i neuroni dell’orologio biologico principale, che si trova in una zona del cervello chiamata nucleo soprachiasmatico», assicura Douglas McMahon della Vanderbilt University, che ha diretto lo studio.

Il lavoro è stato condotto sui topi: i neuroscienziati hanno scoperto che possiedono un orologio biologico quasi identico a quello degli esseri umani, con l’eccezione che il loro è maggiormente “sintonizzato” sulla vita notturna. È stata utilizzata una nuova tecnica chiamata optogenetica per manipolare il tasso di “scarica” dei neuroni del sistema nervoso centrale. Il sistema è in grado di inserire geni che esprimono proteine otticamente sensibili nelle cellule bersaglio per renderle responsive nei confronti della luce.

«Questo ha messo i neuroni-orologio sotto il nostro controllo, per la prima volta», ha spiegato il dottorando Jeff Jones, che ha partecipato alla ricerca. «Naturalmente, non è ancora possibile applicare questo approccio sull’uomo. Ma si stanno facendo progressi verso l’impiego dell’optogenetica come terapia» per vari disturbi.

Sbarca in Italia VizEat, social eating in vista Expo.

Autore: admin - del: 4 febbraio 2015

vizeatChi viaggia per lavoro lo sa bene: non c’è niente di più triste, dopo una giornata di meeting e strette di mano, del ritrovarsi a cenare da solo al ristorante dell’albergo. A questo hanno pensato Jean Michel Petit e Camille Rumani, i due soci francesi che hanno creato VizEat, la piattaforma di social eating già presente in 20 Paesi che è appena sbarcata anche in Italia. L’idea è semplice: aprire le porte delle cucine di casa agli ospiti, che siano in viaggio di lavoro o di piacere, per far scoprire loro i sapori tipici del luogo e scambiare quattro chiacchiere.

Social eating nuova leva turistica

Ritrovarsi a cena (ma anche a pranzo o al brunch domenicale) tra sconosciuti può essere anche una buona occasione per creare nuovi rapporti o per avere dai proprietari di casa qualche dritta sulla città e sulla cultura del posto. “L’Italia – spiegano i fondatori – è uno dei Paesi più visitati al mondo, ma la maggioranza dei visitatori ha ancora scambi limitati con gli italiani”. La voglia di scoprire qualcosa di più sulle tradizioni del luogo coniugata al desiderio di provare una tipica cena italiana fatta in casa potrebbe rendere il social eating un punto di forza per gli italiani.

Come funziona VizEat

Ospitare – ma anche essere ospitati – per cena è molto semplice: gli host (padroni di casa) si iscrivono al sito e propongono la data, un menù e un prezzo. Gli ospiti (guest) attratti dalla proposta inviano una richiesta di partecipazione alla serata, e pagano la cifra stabilita dal proprietario di casa direttamente sul sito di VizEat, che applica al prezzo una commissione del 15% a carico degli ospiti e che invia l’incasso all’host via PayPal il giorno successivo all’evento.

Leggi l’articolo completo su: www.ilsole24ore.com

La doppia lezione di Singapore e Londra

Autore: admin - del: 20 gennaio 2015

singapore«Ho aperto una galleria d’arte a Singapore, volevo cambiare il pavimento e fare alcuni lavori di ampliamento. Sono andato in Comune e ho chiesto l’autorizzazione, avevo con me la piantina e tutti i documenti necessari. Mi hanno detto: dobbiamo esaminare la pratica e le daremo una risposta».

Massimiliano Mucciaccia, partito da Roma nella splendida cornice di piazza d’Ara Coeli espone ora le sue retrospettive di De Chirico, Rauschenberg e molto altro a Largo della Fontanella Borghese, ha gallerie d’arte nella Capitale e a Cortina, crede di sapere come vanno queste cose, pensa all’Italia e comincia a preoccuparsi, non riesce a non tornare alla carica: «Sì, capisco, ma quanto tempo serve per esaminare la pratica e dare una risposta? Ho un programma di sviluppo e devo fare qualche calcolo». L’impiegato di Singapore lo guarda e allarga le braccia: «Lo so, ha ragione, non siamo molto veloci, l’autorizzazione l’avrà o non l’avrà entro due o tre giorni, questi sono i nostri tempi». Mucciaccia ripercorre in un lampo il film di una vita passata a inseguire delibere e autorizzazioni per aprire una galleria, spostare una parete o l’intera esposizione da un quartiere all’altro sui suoli del Bel Paese e esplode in una fragorosa risata. Quasi senza accorgersene si ritrova a parlare da solo ad alta voce: «Non si preoccupi anche una settimana va più che bene, per carità, temevo di dover aspettare mesi o anni!». La sera dopo in galleria arriva via mail l’autorizzazione, lui fa i lavori, siamo a ottobre e le vetrine si preparano al Natale, fiocchi di neve, stelle e musica addobbano le vie dello shopping, un tripudio di colori e luci scintillanti che sprigiona vitalità. Mucciaccia fa i lavori a tempo di record ed è pronto prima di Natale con la nuova galleria. Questo racconto me lo ha fatto lui direttamente, nello spiazzo che si allunga tra il Bar del Posta e il campanile in una Cortina di nuovo affollata qualche giorno fa, e ha aggiunto un commento veloce: «Un altro mondo, un altro mondo». Lo osservo, il tratto garbato e la voce bassa, è come se il racconto in punta di piedi formulasse una domanda con una risposta rassegnata: ma perché non è possibile fare così anche in Italia, che cosa lo impedisce?

 Faccio altri quattro passi e incontro Stefano Contini, toscano di nascita e veneziano d’adozione, gallerista di arte contemporanea, il cuore storico tra Venezia e Cortina e quello più nuovo in New Bond Street a Londra, e gli chiedo come va, se si è tornati a investire nell’arte, se ci sono segnali di ripresa, e lui mi risponde soddisfatto, a modo suo: «Non mi lamento, va bene, va bene. Questo Natale è meglio di quello dell’anno scorso. Intendiamoci Londra vola, si respira un’altra aria e c’è la fila di italiani, a Venezia e Cortina tirano i clienti internazionali, quel tetto di mille euro negli acquisti in contanti continua a far paura, e così molti italiani comprano e fanno i loro regali nella galleria londinese, meno male che feci la scelta di aprire lì». Prende fiato e chiude il suo ragionamento: «Ma lo capisce che cosa vuol dire lavorare in una società dove tutto è start up, dove tutto è flessibile, veloce, dove le tasse sono al 20 per cento e dove puoi dedurre tutto e pagare come meglio credi: contanti, carta di credito, assegni? L’economia italiana ha bisogno di questo shock fiscale e di regole snelle non inutilmente punitive, di null’altro, per ripartire alla grande». Guardo il campanile e le tenui fasce di luce blu che lo illuminano, osservo il via vai di questi giorni di festa, e penso che Contini ha detto la verità e, in modo diverso, anche Mucciaccia. Non avrei mai creduto che passando le giornate dietro una scultura di Mitoraj o una tela di De Chirico o di Miró, si potessero intuire così bene le ragioni amare del ritardo italiano, prima culturale poi economico. Una folata di vento taglia le persone e i pensieri, sarebbe utile che diradasse la nebbia burocratica e fiscale di casa nostra.
Leggi l’articolo su: www.ilsole24ore.com

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