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Elenco articoli caregoria: Primo piano

Autismo, così i tablet aiutano a rompere il silenzio

Autore: admin - del: 2 dicembre 2014

tabletTra una polemica sulla spunta blu di Whatsapp e un battibecco sulle modifiche all’interfaccia di Twitter, spesso ci si dimentica che smartphone e tablet, attraverso internet, hanno avuto il merito di farci comunicare come mai prima nella storia. Una piccola grande magia che ora potrebbe essere d’aiuto a chi è affetto da autismo: secondo un recente studio statunitense , l’utilizzo di un tablet, dotato di applicazioni su misura, migliora sensibilmente le capacità comunicative spontanee di un bambino autistico.

Dagli Stati uniti… 

Proprio per questo negli ultimi tempi, soprattuto dagli Usa, stanno arrivando numerose soluzioni tecnologiche per migliorare l’interazione tra genitori e figli. L’ultima si chiama Puzzle Piece e permette, con 19 dollari al mese, di accedere a un ricco ecosistema di applicazioni con più di 40 giochi, tra cui cloni di titoli popolari come Angry Birds e Candy Crush, tante storie interattive e One Voice, un’applicazione che attraverso una serie di simboli associati a parole consente al bambino di creare frasi che saranno poi “parlate” dal tablet attraverso una voce virtuale. E per chi non dispone del tablet, un dispositivo che a volte può essere anche molto costoso, Puzzle Piece ne fornisce uno da 9 pollici con sistema operativo Android. Una soluzione in pieno stile Amazon che però, almeno per ora, è disponibile solo negli Usa.

…all’Italia  

Ma progetti del genere non mancano anche in Italia (dove il ministero della Salute parla di 2,5 casi di autismo ogni 1000 bambini ), spesso con la possibilità di usufruirne gratuitamente, previa prescrizione medica, attraverso il Sistema Sanitario Nazionale. Come Blu(e) , sviluppato dall’alto-atesina Needius in collaborazione con Samsung, che oltre alla creazione di tabelle comunicative interattive include un sistema di interazione virtuale tra famiglia e specialista, che attraverso un sistema basato su tecnologia cloud può seguire i progressi del bambino, fornire consigli e creare terapie su misura. OppureImmaginario , un’app per iPhone e iPad tramite la quale creare vocabolari personalizzati, tradurre intere frasi in sequenze di simboli facilmente riconoscibili e insegnare gradualmente al bambino a gestire la sua quotidianità, grazie a un’agenda interattiva da consultare ogni giorno. Mentre per chi cerca soluzioni completamente gratuite, magari su Android, c’è AAC Talking Tabs , applicazione nata dalla volontà di un padre di migliorare le possibilità comunicative della figlia e sviluppata in maniera completamente “fai da te” e utilizzando materiali su licenza Creative Commons.

Leggi l’articolo completo su:  www.lastampa.it

A New York per il titolo di “enologo dell’anno nel mondo”: un alessandrino fra i guru del vino

Autore: admin - del: 26 novembre 2014

lastmpaUna nomination di caratura mondiale arriva da oltreoceano per Donato Lanati, l’enologo monferrino fondatore di «Enosis», l’Università dell’enologia, un centro ricerche applicate allo sviluppo enologico sulle colline di Fubine, al confine con quelle di Cuccaro, nel Monferrato casalese. Così Lanati, unico rappresentante italiano, insieme ad altri 4 super esperti di vite e vino – un australiano, un greco, uno dello Stato della California e uno di Washington – è ora candidato a ricevere la palma di «enologo dell’anno nel mondo» dal magazine «Wine Enthusiast», prestigiosa rivista specializzata con sede a New York. Il nome del vincitore sarà annunciato solo il 25 novembre; la premiazione il 26 gennaio 2015 alla New York Public Library’s al «Wine Star Trophies».

 A Enosis (dal greco, «luogo di riunione dove si parla di vino»), guidato da Lanati – già componente dell’Oiv (Organizzazione internazionale della vite e del vino) e consulente «di settore», oltre che in tutta Italia, in Georgia, Svizzera, Romania, Kazakistan, Argentina e Brasile – opera un team di ricercatori formato da chimici, biologi, agronomi, scienziati dell’alimentazione che tengono a battesimo i vini di domani, perfezionano quelli di oggi e migliorano le storiche etichette. La nomination negli Usa premia «gli approfondimenti scientifici e la tenacia con cui da sempre difendo le varietà autoctone nazionali, regione per regione, vigneto per vigneto – spiega Lanati -: uve che racchiudono in sé una storia, eccellenze uniche al mondo, ineguagliabili».

 Un orgoglio tutto italiano che deve valere per l’interno agroalimentare, sempre più richiesto all’estero. «Conoscenza e comunicazione internazionale. Quest’ultima ha dei costi, si sa, ma a breve potrebbe risultare un investimento per le nostre aziende vitivinicole. E ancora: serve costruire una scatola elastica e componibile e metterci dentro tutte le eccellenze, compresa la storia, l’arte e la cultura. Per arrivare a questo risultato è dunque necessario “fare rete”». In concreto, il premio «enologo dell’anno» quali scenari aprirà? «Negli Usa, in particolare, il “Wine star award” è sinonimo soprattutto di business per le aziende assistite dagli enologi in lizza, oltre che di prestigio internazionale per lo “scienziato del vino” designato». E se il premio finisse nella bacheca di Enosis, si può ipotizzare che il primo a giovarne sarebbe proprio il vino tracciato Made in Italy.

Da: http://www.lastampa.it

Il lavoro fuori orario fa invecchiare il cervello

Autore: admin - del: 16 novembre 2014

sonnoLavorare su turni irregolari non è pesante solo per il corpo, ma anche per la mente: chi è sottoposto a orari a rotazione, di giorno e di notte, per 10 anni o più, registra una diminuzione della memoria e della velocità di ragionamento equivalente a un invecchiamento precoce del cervello di 6,5 anni.

È la conclusione di uno studio delle Università di Tolosa (Francia) e Swansea (Galles) condotto su un ampio campione di lavoratori, ancora in attività o in pensione.

ETÀ E IMPIEGHI DIVERSI. I ricercatori hanno valutato le capacità cognitive di oltre 3 mila persone impiegate in vari settori lavorativi e provenienti da diverse regioni della Francia. Gli stessi soggetti sono stati studiati in tre momenti diversi, nel 1996, nel 2001 e nel 2006. Al momento del primo test, erano divisi per fasce d’età: 32 anni, 42 anni, 52 anni e 62 anni.

FUORI ORARIO. Tra questi, 1484 persone avevano lavorato su turni almeno 50 giorni all’anno: un turnista su 5 aveva seguito turni a rotazione (lavorando di volta in volta al mattino, al pomeriggio o di notte). Il primo set di analisi ha verificato se lavorare in orari anomali (per esempio, di notte) avesse un impatto sulle facoltà cognitive: è stata trovata un’associazione (non una causalità, precisano gli scienziati) tra il lavorare fuori dagli orari standard e minori prestazioni in compiti di memorizzazione e velocità di ragionamento.

CERVELLI PIÙ VECCHI. Il secondo set di test si è concentrato sui turni a rotazione: chi li aveva seguiti per almeno 10 anni ha ottenuto negli stessi test un punteggio ancora più basso, dimostrando una memoria e una facilità di ragionamento equivalenti a quelle di una persona più vecchia di 6 anni e mezzo. L’effetto sembrerebbe perdurare nel tempo: ci sono voluti 5 anni affinché chi aveva smesso di lavorare con questi orari recuperasse le normali funzioni mnemoniche.

CHI NON DORME… NON RICORDA. Il fenomeno potrebbe essere legato all’interruzione dei ritmi circadiani, i cicli di 24 ore che regolano le nostre fondamentali attività biologiche (come l’alternanza di sonno e veglia). Quello del sonno è un momento fondamentale per il consolidamento della memoria. Interromperlo o posticiparlo può avere effetti dannosi su questa facoltà.

Da: http://www.focus.it/

Specchia, tra vicoli bianchi e due mari. Schiavi felici della bellezza

Autore: admin - del: 20 ottobre 2014

Specchia-593x443Le «chiavi» a Specchia le hanno affidate a un ragazzo di 17 anni che sogna di diventare oncologo ma intanto, in attesa che gli schiudano le porte di un avvenire medico illustre, apre… quelle del Castello Protonobilissimo-Risolo e del più grande frantoio ipogeo di questa terra di ulivi, che sono le ricchezze più sonanti di questo bianco borgo, l’unico in altura (131 metri sul livello dei due… mari, l’Adriatico e lo Ionio, entrambi vicinissimi) di tutto il Salento. Qui gli anziani se ne stanno gioiosamente seduti sulle panchine della via principale, e guardano i giovani pizzicare la vita del paese. Come appunto Gianmarco Pizza, studente al liceo scientifico, che nel tempo libero fa la guida volontaria: «Dare una mano per far conoscere quello che abbiamo di prezioso e che ci inorgoglisce è un dovere che, credo, ogni ragazzo italiano dovrebbe sentire e compiere nei confronti del proprio luogo di origine. È un contributo d’amore! Del resto come si fa a non amare questo luogo eretto su di una altura di sassi, come lascia intendere l’etimologia di “specula”, per difendersi dai turchi che spadroneggiavano a Otranto, circondato da milioni di ulivi.

Dal tetto del Castello si avvistano le montagne dell’Albania». Provare per credere, assaggiare prima di comprare: dalle guide alle fornarine, a Specchia ci tengono a farti capire che questa bellezza, piacere della vita è autentico. Così Gianmarco ti porta sul tetto del castello, dove in estate è issato lo schermo per il cinema all’aperto più scenografico del Sud Italia, da cui si intravedono proprio le cime della nazione delle aquile. E i taralli, la delizia gastronomica locale, non te li lasciano acquistare se prima non li hai assaggiati. Un po’ come fa Carmen Greco, 40 anni, nel suo negozio di leccornie e prodotti tipici aperto da qualche mese insieme alla sorella Elisabetta: «Ho studiato giurisprudenza, mi sono occupata di scienze dei beni culturali, ma poi ho deciso di tornare qui, a casa, per vendere quei frutti di genuinità e qualità che sono il nostro olio, la marmellata, i biscotti, la birra artigianale, la pasta fatta a mano. Il mio negozio è tra i vicoli bianchi e immacolati stretti e ingarbugliati come funi, il rapporto umano con chi vive accanto è fortissimo, nelle pause pranzo scendo al mare, Lecce si raggiunge in mezz’ora. A Specchia ho aperto un capitolo nuovo della mia vita, qui si può ricominciare». Purché si abbia fede, ammonisce però bonariamente Roberto Biasco, 47 anni, frate nativo di qui, dove torna dal convento in cui risiede a Casarano, ad accudire i genitori: «È un borgo pieno di spiritualità, in cui i giovani si raccolgono in preghiera alla Chiesa della Madonna del Passo e a quella di Santa Eufemia che ha l’abside rivolto a Oriente come si usava secondo l’uso bizantino. A me piace molto passeggiare a piedi, perdermi in contemplazione nelle stradine strette sulle quali affacciano dimore cinquecentesche di grande fascino come i Palazzi Pisanelli, Balsamo, Teotini, Ripa. E pensare alla luce che la gente di qui, con l’olio ricavato dalla campagna e dai suo frantoi ipogei, ha portato in tutta l’Europa visto che il succo delle olive veniva usato per illuminare case e città, persino lo Zar russo ne godeva…».

 A dare la carica a tutta Specchia provvede anche un’altra giovane dalla sprizzante vitalità, che si chiama Martina Lia, ha 27 anni, e gestisce la pasticceria di famiglia, quella dei Martinucci, partiti da qui per poi conquistare tutto il Salento coi loro gelati alle creme: «Perché andare via se puoi realizzarti esaltando quello che di più buono c’è nel territorio? La gastronomia è una delle nostre forze e poi c’è il calore della gente. Siamo accoglienti, gentili, una grande famiglia che mi vanto di fare… ingrassare un po’ coi dolci di crema». Lo conferma il volto felice e sereno di Luigi De Giovanni, 64 anni, che dopo una carriera artistica cominciata all’Accademia di Roma e proseguita in Sardegna, ha deciso di fissare definitivamente il cavalletto davanti alla Chiesa Pres. V. Maria («Così mi vedono tutti, ho la benedizione dell’Altissimo e poi li prendo il wi fi di un amico….») e di dipingere il borgo in cui è nato: «La nostra campagna ha una luce romantica, qui il tempo si è fermato, e le persone hanno conservato quel bagaglio di spiritualità derivato dal passaggio di cartaginesi, greci, normanni e crociati. Un po’ fu Guttuso a insegnarmi a catturare certe sfumature di colore, ma è qui, a Specchia, che il sole sembra far ardere le cose, quasi schiacciandole sotto il fuoco della passione».

Da: www.ilcorriere.it


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