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«Raccontateci le vostre McStorie». Campagna boomerang di McDonald’s su Twitter

Autore: admin - del: 26 gennaio 2012

Uno di quelli che nel gergo di internet si chiamano “epicfail”. Il tentativo di sfruttare le potenzialità dei media sociali per comunicare con il grande pubblico si trasforma in un fallimento assoluto. La vicenda ha coinvolto il colosso del fast food, che qualche giorno fa ha scelto di utilizzare il proprio canale Twitter per coinvolgere gli utenti e incoraggiarli a raccontare sul social network le proprie esperienze alle prese con il mondo McDonald’s.

Dopo aver optato per l’acquisto di un hashtag sponsorizzato (che previo pagamento viene fatto salire artificiosamente nella classifica degli argomenti caldi), i responsabili della comunicazione digitale della società hanno deciso di spingersi oltre e di lanciare #McDStories, parola chiave attraverso la quale gli utenti avrebbero dovuto condividere le proprie storie legate a McDonald’s. Ma qualcosa è andato storto, e a stretto giro dietro #McDStories si sono ammassati migliaia di messaggi non propriamente lusinghieri, da quelli che raccontano di disagi intestinali seguiti al consumo di prodotti McDonald’s a quelli che ricordano ricoveri in ospedale per intossicazioni alimentari. Qualcuno poi ha tirato in ballo anche le drammatiche condizioni di vita alle quali sono sottoposti gli animali utilizzati per produrre i famosi hamburger. Subito è arrivato il dietrofront di McDonald’s, che ha deciso di ritirare l’iniziativa quando ormai era troppo tardi. Centinaia di blog hanno infatti raccontato la vicenda, trasformando appunto in un boomerang il goffo tentativo dell’azienda Usa.

Il responsabile dei social media della società Rick Wion ha cercato di minimizzare la portata dell’avvenimento, raccontando che solo il 2% dei messaggi che menzionavano McDonald’s nel giorno dell’iniziativa si è concentrato dietro l’hashtag #McDStories e specificando che quando si lanciano campagne del genere si mette in conto il fatto che possano non andare come previsto.

Ma se chiedi su un social media di raccontare storie su di te, prima devi sondare l’umore dei consumatori. E dopo accettare anche le critiche. Comunque sia, questo episodio arriva in un momento positivo per McDonalds’s, che oggi ha diffuso i suoi risultati finanziari nel 2011, ben al di sopra le attese. Un successo, in contemporanea all’inciampo su Twitter.

visualizza l’articolo completo su Corriere.it

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La filosofia (automobilistica) del riccio

Autore: admin - del: 25 gennaio 2012

In un momento di forte crisi mai come adesso le pubblicità hanno un peso determinante. Nel caso dei marchi automobilistici, non basta dire che l’auto pubblicizzata è insieme city car, spazio dilatabile per il carico e chissà cos’altro o che la si parcheggia con l’aiuto dell’elettronica in uno spazio minimo. Non basta far vedere quanto l’auto è robusta o elencarne gli accessori. Ci vogliono nuove idee.

Lo spot Volkswagen che scorre in tv di questi tempi è singolare. Il bosco è buio, famiglie di ricci, come in un cartoon della Disney. Poi, in primo piano, un riccio, che tutti i bambini amano, mitizzato nei primi libri illustrati come simbolo di famiglia e sicurezza, di paziente forza. Ecco dunque la strada, di notte: la bestiolina, spine in grande evidenza, la sta attraversando e l’auto, una Volkswagen, fa una rapida deviazione, la evita e torna in linea. Stabile velocità. Dunque torna la mitologia infantile degli animali che la stessa casa tedesca ha usato molte volte, dalla Lupo al Maggiolino e che alla Fiat ha regalato il successo della Panda, un’auto duttile e funzionale ma che quel nome connota come un mezzo diverso, raro, affettuosamente umano, la dolcezza dell’orsacchiotto fra le nostre braccia.

Così alle pubblicità sulla potenza, la velocità, si sostituisce, certo, il rispetto dell’ambiente, ma qui c’è altro: il riccio allude anche alla forma dell’auto, corazzata, le spine irte, piccola, ma forte. Tutto ciò a riprova che in pubblicità hanno un ruolo fondamentale le associazioni inconsce, memorie dell’infanzia.

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Dillo con un bic

Autore: admin - del: 25 gennaio 2012

Dillo con un Bic.“: è questo l’invito che viene lanciato dalla famosa azienda francese, tramite un progetto social curato da Indipendent Ideas, l’agenzia fondata nel 2007 da Lapo Elkann eAlberto Fusignani.

L’invito viene posto tramite un video girato in stop motion e pubblicato su YouTube [http://www.youtube.com/watch?v=qRohEEn4Dto&feature=player_embedded], che  ripercorre in maniera ironica e divertente la storia e l’evoluzione dei mezzi di comunicazione: dal telefono a al famoso social networkFacebook, passando per cinema, radio, televisione, Internet e Youtube. In meno di una settimana, il simpatico video ha totalizzato ben 1600 visualizzazioni.

Proprio tramite il famoso canale di video sharing il marchio invita ad entrare nella sua pagina Facebook, un portale dove ogni utente viene invitato a passare e a ’dirlo con un Bic’. Creata meno di una settimana fa, questa pagina celebra la storia dell’azienda che da oltre 35 anni porta nelle case di tutto il mondo prodotti di cancelleria, rasoi ma soprattutto accendini, campo in cui è leader mondiale; i ‘mi piace’ oramai sono quasi 4000, segno evidente della popolarità, anche sulla rete, del marchio francese.

Visualizza l’articolo originale su http://www.mymarketing.net/index.php?art_id=1691&sez_id=3

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Ticchettio della pioggia o brusio di voci: come addormentare i bimbi con un’App

Autore: admin - del: 24 gennaio 2012

Il dolce suono delle onde che si infrangono, il ticchettio della pioggia sul tetto di un’auto, il sibilo di un ventilatore e persino le fusa di un gatto. E poi il white noise (il rumore di una radio o di una televisione mal sintonizzata), lo scoppiettio di un fuoco in un campeggio, il brusio di un ristorante, un treno a vapore, rane che gracidano in una foresta pluviale, grilli che friniscono al tramonto, rumori prodotti da un irrigatore, da un’asciugatrice e da un tosaerba: tutti suoni, rumori o melodie che possono conciliare il sonno dei bimbi (e magari anche quello degli adulti). Lo ha scoperto Matthew Nifield, 33enne di Cardiff alle prese con le notti in bianco che scandiscono i primi mesi (e talvolta anni) da neo-genitore.

E da questa rivelazione ha deciso di costruire un’applicazione per iPad e iPhone, dopo avere sperimentato la trovata sulle figlie gemelle Madeleine e Gwyneth, di appena sei mesi, entrate rumorosamente nella sua vita e poco intenzionate a fare la nanna di notte. Da allora ogni volta che Madeleine e Gwyneth erano riluttanti ad andare a nanna, al padre era sufficiente schiacciare il tasto play per risolvere il problema. Quando si dice far di necessità virtù: il giovane genitore, stremato dall’insonnia, è riuscito a risolvere autonomamente il problema della stanchezza cronica da neonate (due sono più rumorose di uno) urlanti. E ora l’applicazione gli frutta all’incirca 70.000 euro all’anno.

La sua invenzione si chiama White Noise Ambiance ed è stata scaricata in tutto il mondo. Dell’applicazione in questione esiste una versione base, gratuita, che comprende dodici sonorità e una versione a pagamento con ben 150 opzioni. Pare comunque che le due sorelline abbiano una predilezione spiccata per il rumore delle onde che si infrangono. Mentre papà Matthew, per riprendere sonno dopo le brusche sveglie notturne, preferisce il ticchettio della pioggia sui vetri della macchina.

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