facebook twitter linkedin viadeo
Italiano flagArabo flagInglese flagFrancese flagTedesco flagPortoghese flagRusso flagSpagnolo flag

Categorie

Articoli recenti

Commenti recenti

Elenco articoli caregoria: Primo piano

Il prof. innamorato

Autore: admin - del: 9 dicembre 2014

profA cosa serve un professore universitario oggi? Oggi, nell’era di Google e dell’”overload” d’informazione. Oggi, che tutto lo scibile umano è a portata di click e in rete proliferano corsi su ogni argomento, anche di ottimo livello. Oggi che, quando un professore entra in classe, gli studenti continuano tranquillamente a parlare tra loro o chattare su WhatsApp.

Fino a pochi anni fa – ci riferiamo soprattutto alle materie scientifiche – gli studenti andavano a lezione anche per reperire informazioni, nozioni e dati che, difficilmente, potevano trovare per altre vie. I libri costavano (e costano), in biblioteca spesso scarseggiavano (e scarseggiano), così che gli appunti delle lezioni erano preziosi ed essenziali, perché le equazioni, le definizioni, le dimostrazioni e le relative spiegazioni che contenevano non erano disponibili altrove. In altre parole, il professore e le sue lezioni svolgevano anche il ruolo ditrasmettere informazione e conoscenza. Un po’ come le enciclopedie stipate negli scaffali alti delle librerie delle famiglie più fortunate che potevano permettersele.

Oggi, proprio come le enciclopedie, anche quel ruolo del professore è obsoleto. Oggi qualsiasi studente, con pochi click e in pochi secondi, può accedere a centinaia di appunti, lezioni e video online che illustrano tutto quanto il prof. ha spiegato o spiegherà in classe. E’ vero che il livello non è necessariamente eccellente, ma è certo che è possibile trovare materiale di ottima qualità. In rete si possono anche “frequentare” corsi messi a disposizione dalle migliori università al mondo, in pratica su ogni argomento, dalla relatività generale alla storia dei caffè di Bogotá. Per non parlare di database e Dropbox condivisi dove gli studenti possono scaricare o consultare una quantità di libri al cui confronto la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti impallidisce.

E allora? A cosa serve, oggi, il professore? Cosa può e deve fare? La risposta che sentiamo di dare è che il compito principale del professore moderno è non più quello di trasmettere nozioni, quanto trasmettere passione ed amore per ciò che sta insegnando. Il prof. deve fare innamorare gli studenti della materia che sta loro illustrando, mostrando loro la magnifica esperienza dell’apprendimento e sottolineando quanto potranno crescere come persone e scolari. Di fronte al potere di internet, della frammentazione, degli Ipad a lezione, il professore non può vincere, ma può convincere, con parole ed azioni piene d’amore per ciò che sta insegnando. Scriveva Antoine de Saint Exupéry, l’autore de ‘Il piccolo principe’: “Se vuoi costruire una nave, quello che innanzitutto devi fare non è radunare gente che raccolga la legna, per poi assegnargli compiti e lavori, quanto piuttosto insegnargli a desiderare di solcare la sconfinata immensità del mare.”

Dunque la sfida del professore moderno sta soprattutto nel riuscire a svegliare (o risvegliare) nelle menti e nei cuori dei propri studenti il desiderio dell’apprendimento, la voglia di assaporare la magia di esplorare territori sconosciuti, la passione e la gioia che nasce dall’avvertire che il proprio cervello sta “aprendosi” in armonia con l’anima.

Se il professore sarà capace di trasmettere questo amore ai propri studenti, se sarà in grado d’incitarli a pensare con amore, indipendenza e voglia di “vedere oltre”, saranno poi gli studenti stessi a servirsi dei potentissimi strumenti moderni per trovare le nozioni di cui hanno bisogno. Il prof. moderno deve dunque essere soprattutto un trasmettitore d’amore e passione piuttosto che di informazioni e nozioni.

Per suscitare amore, è essenziale essere profondamente innamorati, nella fattispecie, innamorati di ciò che s’insegna. E la via per essere costantemente innamorati è innamorarsi continuamente. Se dunque si ambisce a infondere nei propri studenti l’amore per l’apprendimento è bene che questo amore nasca in noi continuamente. E come si ottiene questo? Apprendendo….Solo apprendendo mentre insegna, rimanendo affascinato ogni volta che si prepara e si fa lezione, solo studiando con applicazione e passione ciò che racconterà ai propri studenti, solo così si potrà conquistare il loro rispetto e far germogliare in loro l’amore. Ed essere un bravo e felice professore moderno…

Leggi l’articolo completo su: www.lundici.it

Facecast, il primo telegiornale solo per Facebook

Autore: admin - del: 6 dicembre 2014

faceSi girano intorno, si annusano e in alcuni casi, arrivano anche alle mani. Facebook e il giornalismo sono due mondi sempre meno lontani: si pensi al contributo che danno ai portali di notizie, che vedono arrivare dal social network da 1,3 miliardi di utenti fino al 20% del traffico, o al lavoro di selezione dei contenuti fatta da Menlo Park stesso per premiare quelli di qualità e fungere da contesto primario per l’avvicendarsi delle notizie. E ancora, con il lancio dell’applicazione Paper, risalente allo scorso febbraio e limitato (tutt’ora) agli Stati Uniti, Mark Zuckerberg ha praticamente ridisegnato la sua creatura pensandola come un giornale mobile.

È l’americana ABC News ad aver creato in questi giorni un ponte ulteriore fra i due pianeti. Sulla pagina Facebook dell’emittente va in onda dalla sera del 1° dicembre Facecast: The One Thing, un telegiornale di un minuto sui fatti più importanti del giorno. A snocciolare a tempo di record le notizie il noto mezzobusto David Muir. La scelta di un volto così conosciuto e amato, anche per il suo physique du rôle da star del cinema che gli è valso un posto nella lista di People degli uomini più sexy del 2014, conferma la volontà di ABC di conquistare l’attenzione del suo pubblico social: “L’importanza dei video su Facebook è crescente. Una produzione di notizie pensata per la fruizione mobile è un ottimo modo per sfruttare Facebook e coinvolgere le persone”, ha dichiarato il direttore News and Global Media Partnership Andy Mitchell. L’intenzione è quindi quella di conquistare l’attenzione degli utenti mobili del social network, che la scorsa estate hanno superato quota un miliardo, con un format costruito per creare un’ulteriore occasione di consumo di (video)notizie.

Leggi l’articolo completo su: www.corriere.it

Autismo, così i tablet aiutano a rompere il silenzio

Autore: admin - del: 2 dicembre 2014

tabletTra una polemica sulla spunta blu di Whatsapp e un battibecco sulle modifiche all’interfaccia di Twitter, spesso ci si dimentica che smartphone e tablet, attraverso internet, hanno avuto il merito di farci comunicare come mai prima nella storia. Una piccola grande magia che ora potrebbe essere d’aiuto a chi è affetto da autismo: secondo un recente studio statunitense , l’utilizzo di un tablet, dotato di applicazioni su misura, migliora sensibilmente le capacità comunicative spontanee di un bambino autistico.

Dagli Stati uniti… 

Proprio per questo negli ultimi tempi, soprattuto dagli Usa, stanno arrivando numerose soluzioni tecnologiche per migliorare l’interazione tra genitori e figli. L’ultima si chiama Puzzle Piece e permette, con 19 dollari al mese, di accedere a un ricco ecosistema di applicazioni con più di 40 giochi, tra cui cloni di titoli popolari come Angry Birds e Candy Crush, tante storie interattive e One Voice, un’applicazione che attraverso una serie di simboli associati a parole consente al bambino di creare frasi che saranno poi “parlate” dal tablet attraverso una voce virtuale. E per chi non dispone del tablet, un dispositivo che a volte può essere anche molto costoso, Puzzle Piece ne fornisce uno da 9 pollici con sistema operativo Android. Una soluzione in pieno stile Amazon che però, almeno per ora, è disponibile solo negli Usa.

…all’Italia  

Ma progetti del genere non mancano anche in Italia (dove il ministero della Salute parla di 2,5 casi di autismo ogni 1000 bambini ), spesso con la possibilità di usufruirne gratuitamente, previa prescrizione medica, attraverso il Sistema Sanitario Nazionale. Come Blu(e) , sviluppato dall’alto-atesina Needius in collaborazione con Samsung, che oltre alla creazione di tabelle comunicative interattive include un sistema di interazione virtuale tra famiglia e specialista, che attraverso un sistema basato su tecnologia cloud può seguire i progressi del bambino, fornire consigli e creare terapie su misura. OppureImmaginario , un’app per iPhone e iPad tramite la quale creare vocabolari personalizzati, tradurre intere frasi in sequenze di simboli facilmente riconoscibili e insegnare gradualmente al bambino a gestire la sua quotidianità, grazie a un’agenda interattiva da consultare ogni giorno. Mentre per chi cerca soluzioni completamente gratuite, magari su Android, c’è AAC Talking Tabs , applicazione nata dalla volontà di un padre di migliorare le possibilità comunicative della figlia e sviluppata in maniera completamente “fai da te” e utilizzando materiali su licenza Creative Commons.

Leggi l’articolo completo su:  www.lastampa.it

A New York per il titolo di “enologo dell’anno nel mondo”: un alessandrino fra i guru del vino

Autore: admin - del: 26 novembre 2014

lastmpaUna nomination di caratura mondiale arriva da oltreoceano per Donato Lanati, l’enologo monferrino fondatore di «Enosis», l’Università dell’enologia, un centro ricerche applicate allo sviluppo enologico sulle colline di Fubine, al confine con quelle di Cuccaro, nel Monferrato casalese. Così Lanati, unico rappresentante italiano, insieme ad altri 4 super esperti di vite e vino – un australiano, un greco, uno dello Stato della California e uno di Washington – è ora candidato a ricevere la palma di «enologo dell’anno nel mondo» dal magazine «Wine Enthusiast», prestigiosa rivista specializzata con sede a New York. Il nome del vincitore sarà annunciato solo il 25 novembre; la premiazione il 26 gennaio 2015 alla New York Public Library’s al «Wine Star Trophies».

 A Enosis (dal greco, «luogo di riunione dove si parla di vino»), guidato da Lanati – già componente dell’Oiv (Organizzazione internazionale della vite e del vino) e consulente «di settore», oltre che in tutta Italia, in Georgia, Svizzera, Romania, Kazakistan, Argentina e Brasile – opera un team di ricercatori formato da chimici, biologi, agronomi, scienziati dell’alimentazione che tengono a battesimo i vini di domani, perfezionano quelli di oggi e migliorano le storiche etichette. La nomination negli Usa premia «gli approfondimenti scientifici e la tenacia con cui da sempre difendo le varietà autoctone nazionali, regione per regione, vigneto per vigneto – spiega Lanati -: uve che racchiudono in sé una storia, eccellenze uniche al mondo, ineguagliabili».

 Un orgoglio tutto italiano che deve valere per l’interno agroalimentare, sempre più richiesto all’estero. «Conoscenza e comunicazione internazionale. Quest’ultima ha dei costi, si sa, ma a breve potrebbe risultare un investimento per le nostre aziende vitivinicole. E ancora: serve costruire una scatola elastica e componibile e metterci dentro tutte le eccellenze, compresa la storia, l’arte e la cultura. Per arrivare a questo risultato è dunque necessario “fare rete”». In concreto, il premio «enologo dell’anno» quali scenari aprirà? «Negli Usa, in particolare, il “Wine star award” è sinonimo soprattutto di business per le aziende assistite dagli enologi in lizza, oltre che di prestigio internazionale per lo “scienziato del vino” designato». E se il premio finisse nella bacheca di Enosis, si può ipotizzare che il primo a giovarne sarebbe proprio il vino tracciato Made in Italy.

Da: http://www.lastampa.it


Categorie

Banner

Articoli recenti

Commenti recenti

Banner