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La moda cuce stati d’animo e messaggi. Ed è così facile cambiare opinione

Autore: admin - Primo piano - del: 7 ottobre 2014

tshirtLa chiamano «statement T-shirt». Grida, sussurra, ammicca. In tempi di spending review è diventato possibile non sprecare parole per comunicare stati d’animo, scelte esistenziali, opinioni prêt-à-porter.

 Nella trilogia di «Millennium», Lisbeth Salander esibisce sulla T-shirt la frase «I’m irritated» per suggerire agli altri di starle alla larga. E se un tweet si esprime in 140 caratteri, a una maglietta ne servono anche meno. È vero, non si tratta di una novità assoluta – è stata la stilista Katharine Hamnett a produrre nel 1989 una leggendaria T-shirt anti-Thatcher – soltanto nell’ultimo anno è diventata un must, un’estensione della personalità.

La moda «prende la parola» e la stampa, cuce e ricama. Kenzo con il suo «No fish, no nothing» (nella collezione di questa primavera/estate) dichiara l’impegno a favore della vita marina. Moschino riscopre la provocatoria scritta «Niente», le ragazze ribelli di Jeremy Scott urlano «I’m a mess!», Alexander Wang mette addirittura l’avvertenza «Parental Advisory Explicit Content», rafforzata dal broncio delizioso di Giorgia May Jagger, figlia del «Rolling Stone» Mick.

Lanvin punta su una versione silver con scritta «Dream» (più da sera) Isabel Marant declama «Fujiyama» in bianco su nero, Stella McCartney lancia l’invito «Make up your mind», Christopher Kane invoca la primavera con la parola «Flower». E George Clooney mostra sotto la camicia dello smoking, la T-shirt ecologica «Save The Artic»di Vivienne Westwood.

Già, le «celebs» hanno una grossa responsabilità nella diffusione della maglietta-manifesto. Cara Delevingne ha piazzato su Instagram la foto «Ain’t no Wifey» («Non sono una mogliettina»), tanto per chiarire quanto è tosta. Le T-shirt parlanti sono per lei un vezzo e una mania. Alla settimana della moda londinese ne portava una con il bizzarro messaggio: «Last Clean T-shirt», l’ultima maglietta pulita.

Kate Moss preferisce la scritta «Egoista» (coerente). La top Alessandra Ambrosio scherza con «Don’t worry be sexy». Kim Kardashian rivela il lato meno venale di sé con una maglietta grigia e oro «Hopeless Romantic» («Romantica senza speranza»). Melanie Brown, ex Spice Girl, meglio nota come Mel B., con il suo «Leave me alone, I’m having a meldown», dice: lasciatemi sola, sto avendo un crollo di nervi!. Basta far sparire la t da mel(t)down per capire da dove arriva il suo soprannome.

La tendenza dilaga, com’è ovvio. È creativa e low cost. Per tutti gli usi e per tutti i gusti. Pro autostima: «I am who I am» (Diesel) o anche «I am limited edition» (Happiness). Moderatamente antifashionista, firmata Monsieur Steve: «Amour Charnel» (amore carnale, ma fa il verso a Chanel) o «Anna Who?» per ridimensionare la potente Wintour (la direttora di «Vogue America»). Filosofica: «Breathe Deeply, Love Madley, Live Fully» cioè Respira profondamente, ama pazzamente, vivi pienamente (Selected Femme); «Love it!» con una piccola e golosa ciliegia (Fiorucci); «Live Now, Not Later» (Benetton);«Enjoy Every Moment» (Terranova).

Non trovando la scritta giusta è possibile inventarsene una.

Elena e Silvia hanno ideato Dedicata A te (it-it.facebook.com/dedicataateitalia) una linea di T-shirt spiazzanti: «Ma dove hai la testa?» (con nuvolette) e «Mi trovi grassa?» (con una balenotta da cartoon), mentre Barbara, blogger con il nome «Eclissi ’72» ha preferito «I’m a cactus», con molte spine, ma un bellissimo fiore.

Perciò, se avete qualcosa da dire, quest’anno ditelo con la T-shirt-à-penser. Ed è talmente facile cambiare opinione…

Da: La Stampa

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I consigli della startupper Emanuela Zaccone

Autore: admin - Primo piano - del: 1 ottobre 2014

emanuelaA voi una piccola intervista alla ninja geek Emanuela Zaccone – co-founder di AIDA Monitoring e di TOK.tv, la società che sviluppa una serie di app per dispositivi mobili che consentono una fruizione live&social di eventi televisivi come ad esempio, gli attuali Mondiali del Brasile. TOK.tv è esempio di start-up di successo che proprio in questi giorni ha ricevuto un investimento da parte di Italian Angels for Growth (Iag) che assieme ad altri investitori americani contribuisce ad un’iniezione totale di 820mila dollari.

Quali sono i fattori critici di successo su cui impostare le strategie di traction?

Dipende dal business e dal tipo di prodotto di riferimento. Il “one size fits all” secondo me non funziona.

Avere degli obiettivi chiari e dimostrare di poterli raggiungere è la sola misura che conti perché è quella su cui si basa la costruzione del business plan ed è quella su cui è possibile misurare il grado di avanzamento della startup.

Sembra scontato ma non lo è affatto: provate a rispondere alla domanda “qual è la metrica più importante per convincere qualcuno ad investire sulla mia startup?”.

Un tuo giudizio sul panorama VC italiano.

Intanto smetterei di comparare Italia-Silicon Valley. La comparazione serve quando ispira, poi bisogna trovare la propria strada.

Che passa anche dall’educazione di tutti i soggetti coinvolti e dall’assestamento (non dalla staticità ma dalla ricerca di un giusto equilibrio) dell’ecosistema. Ecco, io credo che per certi versi in Italia il panorama si stia ancora assestando ed è probabile che il risultato sia diverso dalle aspettative. Mi piace esser ottimista.

Può davvero uno startupper riuscire a mantenere la calma?

Deve. Ma senza perdere l’entusiasmo.

La lucidità è essenziale in una startup perché permette di prendere decisioni critiche – e ne va spesso il futuro della startup stessa – in modo consapevole.

 Da: www.ninjamarketing.it

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L’Incognita cinese tra Russia e Occidente

Autore: admin - Primo piano - del: 29 settembre 2014

russiaLa Russia e l’Occidente hanno imboccato un sentiero che conduce a un confronto pericoloso e senza via d’uscita. I combattimenti nell’est dell’Ucraina si intensificheranno nelle prossime settimane, e l’introduzione, probabilmente entro settembre, di sanzioni europee e americane ancor più dure avranno un impatto negativo sull’economia russa. Malgrado l’aggravarsi delle tensioni, tuttavia, non siamo (ancora) davanti a una nuova Guerra fredda. E i motivi sono due. Innanzitutto, gli Stati Uniti e l’Europa non nutriranno mai, nei confronti dell’Ucraina, quell’interesse che infiamma invece Mosca. Ancor più importante è il fatto che la Russia non è l’Unione Sovietica, essendo venuti a mancare l’antico potere seduttivo dell’ideologia, la capacità militare globale e la rete delle alleanze. Mosca non ha i mezzi per proiettare la sua potenza su scala globale.
C’è però un evento che potrebbe rendere molto più probabile una nuova forma di Guerra fredda. Nell’eventualità, tuttora poco plausibile, che la Cina decidesse di allineare i suoi interessi con quelli russi, il rischio di un grande scontro tra potenze aumenterebbe rapidamente e in misura sostanziale. Tornerò su questo punto tra poco.

Il conflitto della Russia con l’Occidente sull’Ucraina si farà più minaccioso. Misure sanzionatorie più drastiche da parte di Stati Uniti ed Europa non cambieranno l’approccio russo, poiché Putin ha deciso che questo Paese debba restare nell’orbita russa per trasformarsi prima o poi in un elemento cruciale della sua «Unione eurasiatica», l’alleanza economica che oggi comprende il Kazakistan e la Bielorussia. Putin vorrebbe trasformare questa comunità economica in un’unione politica e militare.
A questo scopo, deve bloccare il tentativo dell’Ucraina di aderire all’Europa e può farlo soltanto creando instabilità nell’assetto politico ed economico del Paese – quanto basta per costringerlo a riscrivere la costituzione, attribuendo ai governi regionali maggior peso nelle decisioni di politica estera e commerciale. Tramite gli alleati di Mosca nelle province di Donetsk e di Luhansk, questa modifica costituzionale consentirebbe alla Russia di imporre il suo veto al sogno europeo di Kiev.

Mosca si volgerà verso l’Asia in generale e Pechino in particolare. A maggio, Russia e Cina hanno firmato un contratto storico per la fornitura di gas – un accordo trentennale da 400 milioni di dollari – le cui trattative si trascinavano da anni. Putin ha segnato la vittoria diplomatica che gli stava a cuore, dimostrando ad americani ed europei che la Russia ha altri partner commerciali. Pechino ha spuntato il prezzo che voleva per assicurarsi forniture energetiche a lungo termine, e continuerà a trattare con Mosca in altri settori commerciali da una posizione di forza.

Al momento, la Cina cercherà di attenuare qualsiasi screzio nei rapporti con Ue e Usa, i suoi principali partner commerciali. Le esigenze dell’ambizioso programma di riforme economiche varato dalla Cina richiedono un clima di stabilità internazionale, senza il quale non è possibile assicurare al Paese una crescita economica regolare. Eppure, i migliorati rapporti tra Cina e Russia continueranno a meritare grande attenzione da parte delle potenze occidentali. A Pechino importa poco dell’Ucraina, ma i suoi leader non vogliono vedere la Russia spinta nell’angolo da americani ed europei. L’atteggiamento risentito dell’Occidente nei confronti della Cina incoraggerà Pechino ad aiutare i russi nel momento del bisogno.
Più preoccupante è invece l’ipotesi che il programma cinese di riforme, senza precedenti per portata e complessità, possa deragliare, provocando disordini sociali in Cina al punto da indurre Pechino a scatenare una guerra per raccogliere attorno a sé il sostegno della popolazione. Il bersaglio più probabile delle provocazioni cinesi è il Giappone, alleato fondamentale degli Usa e storico avversario della Cina. Pechino potrebbe anche esercitare pressioni sui Paesi confinanti, Vietnam e Filippine, nel Mar cinese del sud. Entrambe queste azioni rischiano di sollecitare una reazione da parte di Washington e inasprire le tensioni tra i due Paesi nel momento peggiore. In entrambi i casi, Pechino potrebbe trovare un vantaggio strategico nel migliorare i rapporti di sicurezza con Mosca.

Un’alleanza formale tra Cina e Russia è tuttavia poco probabile nel prossimo futuro. Nessuno dei due Paesi può permettersi di voltare completamente le spalle alle economie e agli investimenti occidentali; le storiche diffidenze tra Mosca e Pechino potrebbero essere difficili da superare; e i governi e le risorse dell’Asia centrale, situati tra Russia e Cina, potrebbero innescare concorrenza, anziché collaborazione. Pechino vede già che l’economia russa, dipendente dalle esportazioni energetiche, è in declino, e l’atteggiamento aggressivo di Mosca verso l’Occidente, se da un lato contribuisce a spiazzare l’America, dall’altro potrebbe costringere la Cina a fare passi diplomatici che Pechino preferirebbe evitare.
Ma questo scenario potrebbe modificarsi con l’evolversi della situazione in Cina, e i conflitti come quello in Ucraina e nei mari attorno al gigante asiatico potrebbero svilupparsi causando la nascita di collaborazioni e opportunità anche nei posti più impensati. È un rischio, questo, che occorre valutare attentamente nei mesi e negli anni a venire.

Da: www.ilcorriere.it

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A Casa Bari per ordinare il panzerotto di Bibolotti

Autore: admin - Primo piano - del: 24 settembre 2014

bariiiiiBARI — Una pizza fantasia alla Joao Paolo, un panzerotto (con la ricotta forte) alla Giovanni Loseto, spaghetti in salsa Cobra-Tovalieri (all’assassina), salmone alla Kennet Anderson e zuppa di pesce alla Igor Protti: potrebbero essere questi i piatti forti del nuovo Casa Bari Caffè, risto-bar a metà tra calcio e marketing in rampa di lancio nelle prossime settimane. Il club guidato da Gianluca Paparesta, insieme alla Planéte Affaires di Giampaolo Panza che ha acquisito per una cifra vicina ai 700 mila euro la concessione per i prossimi cinque dei diritti del marchio FC Bari 1908 legato ai prodotti enogastronomici, lancerà un locale dove tutto, dall’arredamento ai piatti e alle torte, sarà brandizzato con il nuovo logo del galletto. L’operazione si inquadra nell’innovativo modello di gestione del club che l’ex arbitro ha dichiarato di voler realizzare, spingendo l’acceleratore sul fattore “appartenenza” che lega il popolo del San Nicola alla squadra della città. Il progetto, che sarà ufficialmente presentato ad inizio settembre, prevede la realizzazione di un locale biancorosso che diventerà per i tifosi del Bari una vera di tappa obbligata: con una periodicità stabilita saranno ospiti capitan Caputo e compagni mentre si potrà unire la passione per la gastronomia del territorio con un selfie insieme al proprio beniamino.

 La Planéte Affaires ha già intavolato delle trattative con alcuni tra i maggiori ristoratori della città (dai gestori de Al Pescatore e Giampaolo ai De Napoli): i contatti sono in stato avanzato e ogni operazione deve tenere debitamente conto della crisi economica in corso. Secondo le previsioni, però, entro la fine del mese si definirà con uno di questi imprenditori il piano di sviluppo. «Avrà per i sostenitori della Bari lo stesso fascino di un Hard Rock Cafe», spiegano gli ideatori dell’iniziativa, e sulle pareti potrebbero essere riproposte divise d’epoca del club o foto dei gol più belli della storia siglati da bomber amati come Pietro Maiellaro o Cristian Galano. Il primo spazio biancorosso sarà inaugurato nel centro murattiano (nelle vicinanze di Via Sparano) o a Poggiofranco (le opzioni sono al vaglio degli investitori). Ma questo è solo l’inizio. Casa Bari Caffè oltrepasserà i confini della Puglia per aprire in futuro una sede a Milano: proprio il capoluogo meneghino ha ospitato raduni di oltre duecento ultras biancorossi incollati allo schermo del pub Roca’s per seguire le prodezze di Sciaudone e Defendi negli ultimi play off. Dal “panino biancorosso” al risotto alla Mujesan, la fantasia dei tifosi del Bari è già scatenata. I promotori confermano che il ristorante diverrà la vetrina delle eccellenze gastronomiche pugliesi, e il menù si avvarrà anche delle invenzioni di Almo Bibolotti, il cuoco vincitore morale di MasterChef. Casa Bari Caffè avrà anche un angolo per la vendita del merchandising degli undici guerrieri di Mangia. Mancherà solo un servizio: la ricevitoria delle scommesse. La piazza pugliese, su questo fronte, ha già pagato un pesante dazio.

Da: http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/

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