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Una buona riuscita.

Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 14 luglio 2017

Il verbo “riuscire”, in una accezione più prettamente psicologica, sta a significare quanto l’estro creativo sia un elemento irrorante di una vita orientata verso l’Illuminazione. Ci si sente riusciti quando si è raggiunto uno scopo, quando si è verificata una condizione tale da creare soddisfazione e benessere psicofisico. Non vi è garanzia di farcela senza una buona dose di determinazione. Si tratta di mettere in pratica ciò che si desidera davvero fare. La volontà ha un’importanza rilevante, in quanto senza di essa viene meno la motivazione. Muoversi, agire, realizzare qualcosa, intraprendere un percorso, creare, costruire, dunque riuscire. È questo il filo conduttore di una buona vita, durante la quale – è auspicabile- non dovrà esistere affatto quello strano dolore per la nostalgia di qualcosa che non si vivrà mai!zen-2040340_960_720

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Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 13 luglio 2017

Ritrovarsi davanti al mare calmo, piatto. Respirare il profumo dello iodio. Rilassarsi assaporando sulla pelle la freschezza dell’acqua. Guardare lontano. Proviamo a portarci appresso un taccuino e a scrivere quello che ci passa per la testa. Potremmo dar sfogo ad emozioni sopite oppure a parole in libertà. Sapete quante cose di noi potremmo scoprire annotando frasi e parole apparentemente prive di un filo logico? Pare – e ne sono convinto – che la maggior parte delle idee più interessanti vengano partorite proprio durante i momenti di relax, quando la mente sta pensando ad altro oppure a niente. Il mare, così come ogni luogo la cui vastità ci mette direttamente in sintonia con la natura, fa emergere il nostro spirito libero, che è l’unica vera fonte delle personali rappresentazioni. Se, poi, accanto alle idee ci mettiamo pure una lista dei desideri, magari verranno fuori tante belle intuizioni che varrà la pena mettere in pratica!2017-07-13-PHOTO-00002865

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La leggerezza della creatività

Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 12 luglio 2017

La creatività si esprime meglio se coadiuvata dalla leggerezza. Si tratta di “sottrarre peso” alla struttura del racconto e del linguaggio, laddove si cerchi di raccordare il variegato spettacolo del mondo con il ritmo interiore che spinge ad esprimersi. La leggerezza, contrariamente all’idea che se ne ha rispetto al significato più comune che le si associa, è un concetto profondo, intriso di una logica per la quale la vivacità e la mobilità dell’intelligenza riesce a fuggire dal peso delle costrizioni. La vita è una cosa seria, ma affrontandola con curiosità, con la voglia di fare, con la giusta distrazione, consente di intendere la conoscenza del mondo come dissoluzione della compattezza del mondo. Togliere peso alla materia significa concedere leggerezza alla pensosità, dimostrando che il creativo non è distratto dalle cose, bensì piuttosto è capace di sollevarsi dalla gravità della materia con un agile salto scalpitante col movimento delle intuizioni e con l’individuazione di idee, per le quali il sogno di esse rende sostanza la loro espressione.

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Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 11 luglio 2017

Stamane, sfogliando un giornale, sono stato colpito dai seguenti dati: il terremoto, nelle regioni di Marche, Umbria, Lazio ed Abruzzo, ha distrutto e danneggiato ben 990 chiese. Si tratta del centro Italia, luogo geografico particolarmente votato alla cristianità, luogo in cui nacque il monachesimo occidentale (si pensi alla basilica di San Benedetto da Norcia, purtroppo completamente crollata). In una delle sue tante interviste, Sergio Pirozzi ha dichiarato che, vedendo crollare il campanile di Amatrice, ha temuto la disfatta della loro comunità. Ciò che mi viene da pensare è che le macerie delle chiese (così come quelle delle case) rappresentino quasi la sospensione del tempo lì dove lo spazio è diventato quanto mai incerto. E mi domando se tante rovine architettoniche non facciano trapelare, malgrado tutto, una singolarissima bellezza, che consiste in un forte canone estetico del dolore connotato da un profondo senso di rispetto e di conforto. Le chiese diroccate, rimaste all’aperto, a causa del terremoto, rappresentano la verticalità spirituale, quella che fa sperare e credere anche dopo la tragedia. Come a dire che queste chiese a cielo aperto producano una tensione verso l’Alto. È un senso della fede che consiste in una forte identità del popolo e del luogo. Anche questo aspetto di particolare dolore può diventare fertile terreno per la rinascita. Probabilmente, sarà necessario ricominciare proprio dalla spiritualità.19905216_10155659727484236_1375287033425242475_n

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