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Last minute… Market: il dono come metafora imprenditoriale

Autore: admin - Primo piano - del: 24 aprile 2008

lastminute_g.gifLo spreco diventa “risorsa” sostenibile per enti pubblici e privati, ong e associazioni no profit. Da realtà progettuale, avviata nel 1998 dal Preside della Facoltà di Agraria dell’Università di Bologna, con il sostegno della Regione Emilia Romagna, si è trasformato in realtà imprenditoriale: si tratta del Last Minute Market, il luogo dei progetti realizzati ispirato all’etica del dono. 

Teorizzato da Mauss, ripreso da Godbout, Polanyi e Caillé (solo per citarne alcuni), il dono assume una propria dimensione proprio nella contemporaneità, caratterizzata da una società globale in cui a dominanare sono le fratture sociali (opulenza e spreco vs povertà e ricerca di risorse). Così, accanto alle storture dell’economia capitalistica, si trovano iniziative che vanno “oltre” l’atteggiamento individualistico dell’uomo moderno per abbracciare un’etica (ed adottarla come mission aziendale), come nel caso del Last Minute Market.

Il principio è quello della raccolta e diffusione non solo di Food (CIBO) ma anche di Book (LIBRI), Pharmacy (FARMACI) e Seed (SEMENTI). In questo modo, parafrasando termini aziendalistici, il rapporto tra i soggetti che operano sul mercato è quello “win-win” e… la metafora del dono si compie!

“Nelle società occidentali si porrà, ogni giorno con maggiore acutezza, la questione di sapere se è possibile fare appello allo spirito del dono per uscire dai vicoli ciechi che esse hanno imboccato e che, anche a causa della crisi economica e politica, si rivelano sempre più carichi di minacce… Non è dunque un Dio che solo potrebbe salvarci. E’ lo sviluppo di una logica terza, in parte fondata sul dono, il volontariato e l’impegno gratuito, sull’investimento libero e volontario in compiti d’interesse comune”
(A. Caillé, Il terzo paradigma)

Visualizza l’articolo di  Valeria Tancredi, La mente vuole il suo cibo, su Il Bologna del 2 aprile 2008.
Per approfondimenti, si rimanda alla brochure: Last Minute Market

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La “monnezza” campana…

Autore: admin - Marketing territoriale - del: 19 aprile 2008

… TRA STRATEGIE DI DEMARKETING E SOLUZIONE DELLA CRISI

ryan-air-copia18342_img.jpgFebbraio: mentre Napoli e la Campania sono letteralmente “sommersi“ dalla crisi-rifiuti (che purtroppo perdura), una società in particolare pensa di cavalcarne l’onda mediatica con una scioccante campagna pubblicitaria. Il riferimento è, per chi non ne avesse sentito parlare, alla compagnia aerea low cost Ryanair che, proprio sul quotidiano “Il Messaggero”, ha pubblicato un’eloquente inserzione per stimolare le vendite. Anche se non evidenziato nell’advertising, l’allusione è proprio al territorio campano e alla situazione critica che sta vivendo.

La risposta di un territorio, già martoriato dai media, non è tardata ad arrivare e già da fine marzo è stata lanciata una campagna di comunicazione, affidata all’agenzia AM Newton 21,  rivolta sia al mercato estero (in cui i poster 6*3mt, campeggeranno sia negli aeroporti francesi, tedeschi, spagnoli, americani, giapponesi che nelle dodici città scelte per il buon flusso turistico verso l’Italia) che a quello italiano.

Le campagne (indoor e outdoor) sono, naturalmente, diverse: quelle per l’estero, secondo quanto spiegato dall’assessore al turismo della Regione Campania, Claudio Velardi, «Riporteranno titoli originali di giornali stranieri su sfondi tipici da cartolina. Ma da quelle immagini scomparirà la parola rifiuti, che sarà sostituita da espressioni che esaltano le eccellenze napoletane. In un manifesto, ad esempio, si vede in una foto di piazza del Plebiscito con su la scritta «Napoli nella morsa… dell’arte».

monnezza_a_chi_plebiscito_color.jpgPer il mercato italiano, invece, il tono è più irriverente e aggressivo nei confronti del comune sentire e… la provocazione è assicurata:
«Monnezza a chi?» – recita l’headline.
La risposta: «Guarda cosa butti se non vieni a Napoli» con l’immagine focalizzata sui leoni di Piazza Plebiscito.

Riuscirà la Campania (e in generale il nostro Made in Italy) a ribaltare  la negatività provocata dalle crisi (rifiuti e mozzarella di bufala in primis)  facendo leva soltanto su una massiccia campagna di comunicazione?

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Marketing sensoriale

Autore: admin - Marketing territoriale - del: 19 aprile 2008

L’articolo di Francesca Carone, Gennaro Gadaleta, Antonella Morelli è risultato della riflessione sull’emozionalità dell’intagibile di un territorio che è emersa con forza durante la lezione sulle strategie comunicative dei luoghi. Il forte attaccamento alla “terra” si respira dalle loro parole che hanno un’appeal emozionale nel vissuto del gruppo.

ulivi.jpgSpesso ci capita, quando siamo lontani dalla nostra terra, di cercare odori, suoni, sapori a noi familiari. 
È un bisogno inconscio che ci rende estranei ai luoghi che visitiamo.
Riuscire a trasmettere queste sensazioni, utilizzando gli strumenti del marketing, renderebbe il nostro territorio attraente agli occhi di chiunque.
La difficoltà è far percepire il profumo delle campagne in primavera, del nostro mare al tramonto, l’ “odore del sole” nelle ore pomeridiane, i suoni delle case, i giochi dei bambini, il bianco dei panni stesi.
Trasmettere del territorio soltanto aspetti legati al tangibile, è limitativo.
Legare il brand di un territorio alle emozioni che evoca significa far sentire ogni visitatore a casa.

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Il calcio: tra spinte globali e ritorni locali

Autore: admin - Marketing internazionale - del: 15 aprile 2008

Immagine tratta dal sito www.liberweb.itNon poteva certo mancare, in questo nostro scenario competitivo, che evidenzia la labilità dei contorni nell’analisi dell’hic et nunc, una seria riflessione su quella che Dani Rodrik, professore di economia politica internazionale alla Kennedy School of Government dell’Università di Harvard, ha definito come miglior metafora “glocal” in riferimento… al calcio! 

Un’incredibile, ma soprattutto esemplificativa, trattazione sulle connessioni esistenti tra “internazionalizzazione” dei calciatori (soprattutto africani) e le reali im-potenzialità di una squadra completamente “estera”. L’esempio è quello della Coppa d’Africa del 2008, svoltasi in Ghana tra gennaio e febbraio, che ha visto la vittoria dell’Egitto, squadra che, come afferma Rodrik, ” (…) ha saputo coniugare le opportunità della globalizzazione con solide basi interne”. “La ricetta – continua - consiste nello siluppare le competenze interne e i legami col resto del mondo“.  

La posizione dell’economista avvalora un discorso globale incentrato su uno scenario condiviso per cui chi sopravvive in questo mercato, così come enfatizzato dalla teoria darwiniana, è solo il più preparato e il più intelligente, in grado di usare le “forze” attuali per gestire ed accrescere le proprie capacità interne.

Visualizza l’articolo di Dani Rodrik, Calcio, la miglior metafora glocal (trad. di Fabio Galimberti), su Il Sole 24 Ore del 16 marzo 2008, p.10.

Per un approfondimento sullo stesso tema, ti invito a leggere l’articolo di Francesco Bof, docente dell’Area public management and policy della Sda Bocconi, Il Barcellona dà un calcio all’esclusione sociale 
e il commento Il Marketing Territoriale applicato al… calcio.

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