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CONTRAFFAZIONE: TUTTI NE PARLANO MA NESSUNO FA NIENTE

Autore: admin - Marketing internazionale - del: 23 novembre 2007

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L’industria del falso non può essere più considerato un fenomeno marginale dell’economia mondiale. La stima della Commissione Europea e dell’Organizzazione Mondiale delle Dogane attribuise al fenomeno della contraffazione e pirateria il 7% della merce scambiate a livello mondiale per un valore tra i 200 e i 300 miliardi di euro. A questi risultati si arriva dopo un decennio di forte accelerazione del fenomeno: molte analisi valutano che in soli 10 anni il fatturato dell’industria del falso sia aumentato del 1600%. 

  Biferno Claudio & Lama Michele  Corso di Marketing Internazionale Prof. Dedonno

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Pena di morte

Autore: admin - Marketing internazionale - del: 23 novembre 2007

Moratoria sulla pena di morteLa lotta contro la pena di morte a livello internazionale, è uno dei temi prioritari di politica estera, e l’Italia è stato il primo paese a condurre la battaglia in prima linea in Europa, per la moratoria sulla pena di morte.

I tre precedenti tentativi erano falliti, ma questa volta è stata, finalmente, approvata.

Secondo noi nessun’uomo, né individualmente, né come rappresentante della comunità abbia il diritto di togliere la vita ad un altro uomo indipendentemente dalla gravità delle colpe da quest’ultimo commesse.

La risposta ad un comportamento errato di un uomo dovrebbe essere la rieducazione e il recupero sul piano umano e sociale. 

Univerisità LUM Jean Monnet Casamassima (BA)

Marketing Internazionale

Paolo  Abbatantuono e Elisa Casamassima

paolo_abbatantuono@libero.itelisa.csm@hotmail.com 

Prof Roberto De Donno, 

dedonno@lum.it

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La Cina e la corsa alla conquista dell’Africa

Autore: admin - Marketing internazionale - del: 22 novembre 2007

 il-mondo.jpgcina_-_hu_in_sudan_379_x_269.jpg    la-cina.pdf

L’Africa sarà un terreno di scontro decisivo nella battaglia per la leadership economica a livello mondiale. Gli attori in gioco – Cina, Europa e Stati Uniti – hanno compreso l’importanza strategica del continente nero e stanno predisponendo piani di intervento diversificati per accrescere la loro presenza nelle diverse aree geografiche.

Gli stati uniti stanno cercando di non perdere il primato che detiene di principale investitore in Africa, mentre l’Europa, nonostante la vicinanza geogrfica, stenta ad elaborare una linea comune per accentuare la propria presenza all’interno del mercato africano. I singoli paesi sembrano, purtroppo, prediligere iniziative autonome.

Sembra proprio essere la Cina a farla da padrona .La spettacolare crescita economica registrata a partire dai primi anni ottanta non potrà essere mantenua ancora a lungo se Pechino non riesce a garantirsi una maggiore sicurezza di approviggionamenti energetici. La ricerca globale di petrolio ha lo scopo specifico di “mettere sotto chiave i barili” direttamente alla loro fonte, perchè i cinesi non hanno alcuna intenzione di rimanere ostaggi dei capricci del mercato internazionale del petrolio. In secondo luogo il crescente inpegno della Cina in Africa fa parte di una più ampia strategia  commerciale che assegna un ruolo importante ai paesi in via di sviluppo, volto ad alimentare una sorta di commercio bilaterale: infatti ,l’Africa potrebbe rappresentare un ottimo mercato di lungo periodo per i beni di consumo a basso costo prodotti dalla Cina.

L’approccio vincente , da parte dei cinesi è il fatto di presentarsi non come colonizzatori , ma alla pari, stabilendo accordi di tipo win-win, che hanno il fine di comunicare questo messaggio: siamo tutti dalla stessa parte, altenativa a quella occidenale che in Africa ha ancora il sapore amaro della colonizzazione.

I Paesi africani apprezzano Pechino per la serietà e la rapidità con cui esegue gli accordi commerciali e perché hanno bisogno di tutto. La Cina fornisce finanziamenti per realizzare infrastrutture: ferrovie, strade, edifici, linee elettriche e telefoniche, ma anche prospezioni minerarie e raffinerie petrolifere, mentre altri Stati si limitano a comprare le materie prime. In cambio chiede spesso che le opere siano eseguite da ditte cinesi.

Però succede che i cinesi non fanno distinzione sugli interlocutori; non distinguono tra despoti corrotti e sanguinari e presidenti democraticamente eletti. La spregiudicatezza cinese si concilia con la scarsa sensibilità di molti dittatori africani che sono disposti a tutto pur di non rinunciare alla gestione arbitraria del loro potere, in effetti non sono scelte di natura politica a spingere le imprese cinesi verso investimenti nel continente africano, ma considerazioni puramente di opportunità economica.

A questo punto i paesi Europei temono per le relazioni privilegiate con le loro ex colonie.

Il mio pensiero è in linea con quello del Professor Jhon Humphrey del britannico << Institute of Development Studies>> : la forza in grado di modificare l’atteggiamento della Cina deve venire dall’Africa, non dall’Occidente. Credo inoltre che la Cina faccia della buona cooperazione allo sviluppo(rapida e a basso costo) proprio nell’ambito delle infrastrutture; in questo campo l’Occidente potrebbe imparare molto dalla Cina, alla luce del fatto che esse sono presupposto essenziale per uno sviluppo sostenibile.Non dovremmo soltanto criticare la Cina ma, riconoscere anche ciò che di buono fa e trarne la debita lezione.

L’Occidente orienta le sue srategie di sviluppo alla riduzione della povertà con l’obietivo che ciò porti infine alla crescita. I cinesi sono direttamente focalizzati sulla crescita economica . Sarà interessante vedere quale concetto  avrà maggior successo.

F. Fabio Ostuni e Luigi Rella

Corso di marketing internazionale   Lum Jean Monnet Casamassima (BA)

Prof Roberto Dedonno    Dedonno@lum.it

LA MEGLIO GIOVENTU’ DEI BLOG AFRICANI  (apri file in alto)

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La meglio gioventù dei blog africaniheader_1.jpg

Commento  

Nonostante le dinamiche di sviluppo dei paesi africani dal punto di vista economico siano un argomento di interesse mondiale puntualmente presidiato indistintamente da tutte le fonti di informazione, credo fortemente che l’Africa e i suoi interlocutori  abbiano un forte bisogno di comunicare, condividere e far conoscere a chi guarda ancora a questo continente come a un paziente malato, quello che di bello in Africa sta nascendo.

Come afferma il nigeriano Emeka Okafor, autore di due influenti blog “Timbuctu Chronicles e Africa Unchained “<<in questi giorni, credo abbiamo piantato semi, ora dobbiamo farli crescere>>

 Ma ora c’è bisogno di acqua per nutrirli, e quale migliore fonte se non Internet. La nascita di numerosi blog non deve fermarsi è come una manna scesa dal celo per gli” aridi campi africani ” e noi occidentali dobbiamo cogliere questa opportunità al più presto per comunicare con loro e conoscere meglio la loro realtà . Lo scopo di questi siti è raggiunere tutti coloro che, nel mondo, si occupano di business e ancora non sanno che l’Africa sta diventando una delle mete più calde per fare buoni investimenti.

Il messaggio è chiarissimo, spetta a noi recepirlo al meglio….

F. Fabio Ostuni

Corso di marketing internazionale Lum Jean Monnet   Casamassima (BA)

Prof Roberto Dedonno   dedonno@lum.it

L’Africa adulta che l’Europa sogna    giovedi 6 dicembre 2007 

L’Africa adulta che l’Europa sogna  commento

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La fuga dei cervelli

Autore: admin - Marketing internazionale - del: 22 novembre 2007

la-fuga-dei-cervelli.doc

Fuga di cervelli “è un’espressione che sta ad indicare propriamente il fenomeno per cui, in Europa, sempre meno giovani si avvicinano allo studio delle discipline scientifiche, specialmente ad alto livello”. In un’altra accezione si intende “il fenomeno dell’emigrazione, verso paesi stranieri, di persone di talento o ad alta specializzazione professionale”.            A nostro parere quello della fuga dei cervelli è un problema che oggi assilla tutta Europa, si parla da anni  di questo costante prelievo di giovani talenti italiani da parte di Paesi capaci di offrire loro migliori opportunità e prospettive di carriera, oltre a retribuzioni adeguate.    Il risultato, evidente non solo a chi opera in settori a tecnologia avanzata, è un progressivo depauperamento di risorse umane qualificate, di intelligenze, di competenze tecniche, tale da rendere sempre affannosa la partecipazione del nostro Paese alla competizione mondiale. L’ Italia vive una condizione paradossale: da un lato non è in grado di “produrre” ricercatori sufficienti a soddisfare il fabbisogno di innovazione di università, istituti di ricerca, imprese pubbliche e private; dall’altro non sembra capace di offrire sbocchi adeguati a quelli che riesce a formare, alimentando un “export” continuo. Giovani che, dopo anni di dottorato di ricerca nelle università italiane, devono cercare altrove sbocchi e stimoli adeguati alle loro capacità e aspirazioni, agli imbarazzanti successi scientifici ottenuti all’estero da scienziati ai quali non sono state offerte, in patria, opportunità di crescita dignitose.                                 Il problema lo conosciamo bene e riteniamo di conoscerne bene anche quali siano le cause e i responsabili, cioè la  burocrazia, finanziamenti pubblici scarsi e mal distribuiti alla ricerca, strutture e organizzazioni universitarie inadeguate e “demotivanti” e, difficoltà di collaborazione tra università e imprese.a cura di Scarcia Palma e Latrofa Ilaria

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