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Il lavoro fuori orario fa invecchiare il cervello

Autore: admin - Primo piano - del: 16 novembre 2014

sonnoLavorare su turni irregolari non è pesante solo per il corpo, ma anche per la mente: chi è sottoposto a orari a rotazione, di giorno e di notte, per 10 anni o più, registra una diminuzione della memoria e della velocità di ragionamento equivalente a un invecchiamento precoce del cervello di 6,5 anni.

È la conclusione di uno studio delle Università di Tolosa (Francia) e Swansea (Galles) condotto su un ampio campione di lavoratori, ancora in attività o in pensione.

ETÀ E IMPIEGHI DIVERSI. I ricercatori hanno valutato le capacità cognitive di oltre 3 mila persone impiegate in vari settori lavorativi e provenienti da diverse regioni della Francia. Gli stessi soggetti sono stati studiati in tre momenti diversi, nel 1996, nel 2001 e nel 2006. Al momento del primo test, erano divisi per fasce d’età: 32 anni, 42 anni, 52 anni e 62 anni.

FUORI ORARIO. Tra questi, 1484 persone avevano lavorato su turni almeno 50 giorni all’anno: un turnista su 5 aveva seguito turni a rotazione (lavorando di volta in volta al mattino, al pomeriggio o di notte). Il primo set di analisi ha verificato se lavorare in orari anomali (per esempio, di notte) avesse un impatto sulle facoltà cognitive: è stata trovata un’associazione (non una causalità, precisano gli scienziati) tra il lavorare fuori dagli orari standard e minori prestazioni in compiti di memorizzazione e velocità di ragionamento.

CERVELLI PIÙ VECCHI. Il secondo set di test si è concentrato sui turni a rotazione: chi li aveva seguiti per almeno 10 anni ha ottenuto negli stessi test un punteggio ancora più basso, dimostrando una memoria e una facilità di ragionamento equivalenti a quelle di una persona più vecchia di 6 anni e mezzo. L’effetto sembrerebbe perdurare nel tempo: ci sono voluti 5 anni affinché chi aveva smesso di lavorare con questi orari recuperasse le normali funzioni mnemoniche.

CHI NON DORME… NON RICORDA. Il fenomeno potrebbe essere legato all’interruzione dei ritmi circadiani, i cicli di 24 ore che regolano le nostre fondamentali attività biologiche (come l’alternanza di sonno e veglia). Quello del sonno è un momento fondamentale per il consolidamento della memoria. Interromperlo o posticiparlo può avere effetti dannosi su questa facoltà.

Da: http://www.focus.it/

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Specchia, tra vicoli bianchi e due mari. Schiavi felici della bellezza

Autore: admin - Primo piano - del: 20 ottobre 2014

Specchia-593x443Le «chiavi» a Specchia le hanno affidate a un ragazzo di 17 anni che sogna di diventare oncologo ma intanto, in attesa che gli schiudano le porte di un avvenire medico illustre, apre… quelle del Castello Protonobilissimo-Risolo e del più grande frantoio ipogeo di questa terra di ulivi, che sono le ricchezze più sonanti di questo bianco borgo, l’unico in altura (131 metri sul livello dei due… mari, l’Adriatico e lo Ionio, entrambi vicinissimi) di tutto il Salento. Qui gli anziani se ne stanno gioiosamente seduti sulle panchine della via principale, e guardano i giovani pizzicare la vita del paese. Come appunto Gianmarco Pizza, studente al liceo scientifico, che nel tempo libero fa la guida volontaria: «Dare una mano per far conoscere quello che abbiamo di prezioso e che ci inorgoglisce è un dovere che, credo, ogni ragazzo italiano dovrebbe sentire e compiere nei confronti del proprio luogo di origine. È un contributo d’amore! Del resto come si fa a non amare questo luogo eretto su di una altura di sassi, come lascia intendere l’etimologia di “specula”, per difendersi dai turchi che spadroneggiavano a Otranto, circondato da milioni di ulivi.

Dal tetto del Castello si avvistano le montagne dell’Albania». Provare per credere, assaggiare prima di comprare: dalle guide alle fornarine, a Specchia ci tengono a farti capire che questa bellezza, piacere della vita è autentico. Così Gianmarco ti porta sul tetto del castello, dove in estate è issato lo schermo per il cinema all’aperto più scenografico del Sud Italia, da cui si intravedono proprio le cime della nazione delle aquile. E i taralli, la delizia gastronomica locale, non te li lasciano acquistare se prima non li hai assaggiati. Un po’ come fa Carmen Greco, 40 anni, nel suo negozio di leccornie e prodotti tipici aperto da qualche mese insieme alla sorella Elisabetta: «Ho studiato giurisprudenza, mi sono occupata di scienze dei beni culturali, ma poi ho deciso di tornare qui, a casa, per vendere quei frutti di genuinità e qualità che sono il nostro olio, la marmellata, i biscotti, la birra artigianale, la pasta fatta a mano. Il mio negozio è tra i vicoli bianchi e immacolati stretti e ingarbugliati come funi, il rapporto umano con chi vive accanto è fortissimo, nelle pause pranzo scendo al mare, Lecce si raggiunge in mezz’ora. A Specchia ho aperto un capitolo nuovo della mia vita, qui si può ricominciare». Purché si abbia fede, ammonisce però bonariamente Roberto Biasco, 47 anni, frate nativo di qui, dove torna dal convento in cui risiede a Casarano, ad accudire i genitori: «È un borgo pieno di spiritualità, in cui i giovani si raccolgono in preghiera alla Chiesa della Madonna del Passo e a quella di Santa Eufemia che ha l’abside rivolto a Oriente come si usava secondo l’uso bizantino. A me piace molto passeggiare a piedi, perdermi in contemplazione nelle stradine strette sulle quali affacciano dimore cinquecentesche di grande fascino come i Palazzi Pisanelli, Balsamo, Teotini, Ripa. E pensare alla luce che la gente di qui, con l’olio ricavato dalla campagna e dai suo frantoi ipogei, ha portato in tutta l’Europa visto che il succo delle olive veniva usato per illuminare case e città, persino lo Zar russo ne godeva…».

 A dare la carica a tutta Specchia provvede anche un’altra giovane dalla sprizzante vitalità, che si chiama Martina Lia, ha 27 anni, e gestisce la pasticceria di famiglia, quella dei Martinucci, partiti da qui per poi conquistare tutto il Salento coi loro gelati alle creme: «Perché andare via se puoi realizzarti esaltando quello che di più buono c’è nel territorio? La gastronomia è una delle nostre forze e poi c’è il calore della gente. Siamo accoglienti, gentili, una grande famiglia che mi vanto di fare… ingrassare un po’ coi dolci di crema». Lo conferma il volto felice e sereno di Luigi De Giovanni, 64 anni, che dopo una carriera artistica cominciata all’Accademia di Roma e proseguita in Sardegna, ha deciso di fissare definitivamente il cavalletto davanti alla Chiesa Pres. V. Maria («Così mi vedono tutti, ho la benedizione dell’Altissimo e poi li prendo il wi fi di un amico….») e di dipingere il borgo in cui è nato: «La nostra campagna ha una luce romantica, qui il tempo si è fermato, e le persone hanno conservato quel bagaglio di spiritualità derivato dal passaggio di cartaginesi, greci, normanni e crociati. Un po’ fu Guttuso a insegnarmi a catturare certe sfumature di colore, ma è qui, a Specchia, che il sole sembra far ardere le cose, quasi schiacciandole sotto il fuoco della passione».

Da: www.ilcorriere.it

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La moda cuce stati d’animo e messaggi. Ed è così facile cambiare opinione

Autore: admin - Primo piano - del: 7 ottobre 2014

tshirtLa chiamano «statement T-shirt». Grida, sussurra, ammicca. In tempi di spending review è diventato possibile non sprecare parole per comunicare stati d’animo, scelte esistenziali, opinioni prêt-à-porter.

 Nella trilogia di «Millennium», Lisbeth Salander esibisce sulla T-shirt la frase «I’m irritated» per suggerire agli altri di starle alla larga. E se un tweet si esprime in 140 caratteri, a una maglietta ne servono anche meno. È vero, non si tratta di una novità assoluta – è stata la stilista Katharine Hamnett a produrre nel 1989 una leggendaria T-shirt anti-Thatcher – soltanto nell’ultimo anno è diventata un must, un’estensione della personalità.

La moda «prende la parola» e la stampa, cuce e ricama. Kenzo con il suo «No fish, no nothing» (nella collezione di questa primavera/estate) dichiara l’impegno a favore della vita marina. Moschino riscopre la provocatoria scritta «Niente», le ragazze ribelli di Jeremy Scott urlano «I’m a mess!», Alexander Wang mette addirittura l’avvertenza «Parental Advisory Explicit Content», rafforzata dal broncio delizioso di Giorgia May Jagger, figlia del «Rolling Stone» Mick.

Lanvin punta su una versione silver con scritta «Dream» (più da sera) Isabel Marant declama «Fujiyama» in bianco su nero, Stella McCartney lancia l’invito «Make up your mind», Christopher Kane invoca la primavera con la parola «Flower». E George Clooney mostra sotto la camicia dello smoking, la T-shirt ecologica «Save The Artic»di Vivienne Westwood.

Già, le «celebs» hanno una grossa responsabilità nella diffusione della maglietta-manifesto. Cara Delevingne ha piazzato su Instagram la foto «Ain’t no Wifey» («Non sono una mogliettina»), tanto per chiarire quanto è tosta. Le T-shirt parlanti sono per lei un vezzo e una mania. Alla settimana della moda londinese ne portava una con il bizzarro messaggio: «Last Clean T-shirt», l’ultima maglietta pulita.

Kate Moss preferisce la scritta «Egoista» (coerente). La top Alessandra Ambrosio scherza con «Don’t worry be sexy». Kim Kardashian rivela il lato meno venale di sé con una maglietta grigia e oro «Hopeless Romantic» («Romantica senza speranza»). Melanie Brown, ex Spice Girl, meglio nota come Mel B., con il suo «Leave me alone, I’m having a meldown», dice: lasciatemi sola, sto avendo un crollo di nervi!. Basta far sparire la t da mel(t)down per capire da dove arriva il suo soprannome.

La tendenza dilaga, com’è ovvio. È creativa e low cost. Per tutti gli usi e per tutti i gusti. Pro autostima: «I am who I am» (Diesel) o anche «I am limited edition» (Happiness). Moderatamente antifashionista, firmata Monsieur Steve: «Amour Charnel» (amore carnale, ma fa il verso a Chanel) o «Anna Who?» per ridimensionare la potente Wintour (la direttora di «Vogue America»). Filosofica: «Breathe Deeply, Love Madley, Live Fully» cioè Respira profondamente, ama pazzamente, vivi pienamente (Selected Femme); «Love it!» con una piccola e golosa ciliegia (Fiorucci); «Live Now, Not Later» (Benetton);«Enjoy Every Moment» (Terranova).

Non trovando la scritta giusta è possibile inventarsene una.

Elena e Silvia hanno ideato Dedicata A te (it-it.facebook.com/dedicataateitalia) una linea di T-shirt spiazzanti: «Ma dove hai la testa?» (con nuvolette) e «Mi trovi grassa?» (con una balenotta da cartoon), mentre Barbara, blogger con il nome «Eclissi ’72» ha preferito «I’m a cactus», con molte spine, ma un bellissimo fiore.

Perciò, se avete qualcosa da dire, quest’anno ditelo con la T-shirt-à-penser. Ed è talmente facile cambiare opinione…

Da: La Stampa

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I consigli della startupper Emanuela Zaccone

Autore: admin - Primo piano - del: 1 ottobre 2014

emanuelaA voi una piccola intervista alla ninja geek Emanuela Zaccone – co-founder di AIDA Monitoring e di TOK.tv, la società che sviluppa una serie di app per dispositivi mobili che consentono una fruizione live&social di eventi televisivi come ad esempio, gli attuali Mondiali del Brasile. TOK.tv è esempio di start-up di successo che proprio in questi giorni ha ricevuto un investimento da parte di Italian Angels for Growth (Iag) che assieme ad altri investitori americani contribuisce ad un’iniezione totale di 820mila dollari.

Quali sono i fattori critici di successo su cui impostare le strategie di traction?

Dipende dal business e dal tipo di prodotto di riferimento. Il “one size fits all” secondo me non funziona.

Avere degli obiettivi chiari e dimostrare di poterli raggiungere è la sola misura che conti perché è quella su cui si basa la costruzione del business plan ed è quella su cui è possibile misurare il grado di avanzamento della startup.

Sembra scontato ma non lo è affatto: provate a rispondere alla domanda “qual è la metrica più importante per convincere qualcuno ad investire sulla mia startup?”.

Un tuo giudizio sul panorama VC italiano.

Intanto smetterei di comparare Italia-Silicon Valley. La comparazione serve quando ispira, poi bisogna trovare la propria strada.

Che passa anche dall’educazione di tutti i soggetti coinvolti e dall’assestamento (non dalla staticità ma dalla ricerca di un giusto equilibrio) dell’ecosistema. Ecco, io credo che per certi versi in Italia il panorama si stia ancora assestando ed è probabile che il risultato sia diverso dalle aspettative. Mi piace esser ottimista.

Può davvero uno startupper riuscire a mantenere la calma?

Deve. Ma senza perdere l’entusiasmo.

La lucidità è essenziale in una startup perché permette di prendere decisioni critiche – e ne va spesso il futuro della startup stessa – in modo consapevole.

 Da: www.ninjamarketing.it

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