La lista della spesa? La controlla Facebook!
Ovviamente il titolo di questo articolo è volutamente esagerato, ma contiene un fondo di verità, o almeno questo è quello che emerge da una recente indagine condotta da Sean Bruich, cioè colui che si occupa degli standard per i formati pubblicitari di Facebook.
Prima di addentrarci nel merito della ricerca citata, credo sia doveroso fare un piccolo passo indietro, chiarendo un paio di questioni. La prima è una domanda che sicuramente ci siamo posti in tanti: “Se Facebook è gratuito, come fa a guadagnare, oltretutto guadagnare così tanto?” La risposta naturalmente è grazie alla pubblicità, quindi a tutti quegli inserzionisti che reclamizzano i propri prodotti attraverso il popolare social network.
Verrebbe dunque da pensare che ogni qualvolta clicchiamo su un banner pubblicitario o su un annuncio sponsorizzato, stiamo favorendo queste operazioni di marketing. Ecco allora la seconda questione: “Io non clicco mai su banner, anzi mi infastidiscono, tra l’altro non lo fanno mai neanche i miei amici, quindi non capisco il senso di questa strategia, dovrebbe essere una perdita di denato per l’investitore”. Bene, tutto vero, se non fosse proprio per il risultato della sopra citata indagine, cioè i click non contano e non sono questi a determinare il successo o meno delle campagne pubblicitarie che costantemente compaiono nella nostra home page di Facebook. Senza che ce ne accorgiamo, il solo visualizzare gli annunci, influenza il nostro comportamento, più o meno lo stesso concetto della pubblicità televisiva, convincendoci che siamo noi e i nostri amici a comprare quei prodotti.
Non tutti sanno che da circa un anno, il network di Zuckerberg ha stretto un accordo con la Datalogix, una importante azienda che ha il compito di monitorare le abitudini dei consumatori statunitensi. In pratica ogni volta che al supermercato viene utilizzata una carta fedeltà, i dati raccolti vengono registrati ed inviati ad un server della Datalogix. Grazie a questo accordo, Facebook può utilizzare questi dati (cifrati, cioè senza l’identità del consumatore, ma con gli acquisti fatti e quindi i prodotti che sceglie frequentemente), ed associarli al profilo dell’utente, anche esso cifrato, in questo modo è possibile verificare se c’è stato o meno un incremento di vendite in seguito all’inserimento di banner pubblicitari.
“Delle prime sessanta campagne che abbiamo esaminato, il 70% aveva un ritorno sugli investimenti triplo o anche migliore. Questo significa che il 70% degli inserzionisti ha raggiunto delle vendite tre volte superiori a quello che avevano speso per la pubblicità”, dice Sean Bruich, “inoltre, metà delle campagne ha raggiunto un ottimo ritorno sugli investimenti: gli inserzionisti hanno incassato cinque volte di più di quanto non avevano investito nella pubblicità sul sito.”
E ancora, a dimostrazione di quanto sia irrilevante cliccare sui banner, aggiunge:
“In media, se si considerano le persone che hanno visto una pubblicità su Facebook e poi hanno acquistato un prodotto, meno dell’1% aveva cliccato sull’inserzione”
Chi utilizza Facebook, di certo non lo fa per acquistare dei prodotti, altrimenti sceglierebbe altri canali online per simili operazioni, l’obiettivo dunque non può essere quello di vendere qualcosa tramite il social network. La strategia di fondo non è quella di ottenere una risposta diretta, invitando all’acquisto, ma quella di stimolare l’utente, di generare la domanda, facendo ricordare un “brand” specifico o migliorandone l’opinione che ha il consumatore, e i dati raccolti dimostrano come sia stata una idea assolutamente vincente. Ad ulteriore conferma di questo, recenti stime raccontano che ben l’80% degli investimenti fatti in annunci pubblicitari siano rivolti proprio alla generazione di domanda.
In conclusione, se siete dei Facebook dipendenti e non riuscite proprio a staccarvi dal vostro amato social network, potete stare tranquilli, vi segue anche al supermercato e al vostro ritorno a casa, non mancherà di farvelo notare con un bell’annuncio fatto proprio su misura per voi.
(fonte dell’articolo: http://www.slate.com/articles/technology/technology/2013/03/facebook_advertisement_studies_their_ads_are_more_like_tv_ads_than_google.html)
Vito Lorusso
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BASTA, VADO VIA! ANZI NO! COME FAREI SENZA QUESTO MARE??COME FAREI SENZA IL SALENTO???
Sapete, il mare e la vita hanno davvero tanto in comune, questi pensieri li faccio sempre tutte le volte che faccio una passeggiata in riva al mare, proprio quando sento l’esigenza di darmela a gambe levate, invece no, resisto, proprio io che sono stato sempre altrove, di continuo via da qui, ora invece voglio imparare a restare, anche se spesso la mente vola fuori dal tempo e si ritrova sola facendomi sentire fuori da me stesso ! Adesso nel cielo passano delle nuvole che vanno chissà dove, sembrano tanti fazzoletti bianchi che salutano il proprio amore, di tanto in tanto un grido copre le distanze e l’aria delle cose diventa irreale!Ho passato tanti giorni a cercare di dividere il cielo dal mare, a prendere la rincorsa per volare, ora invece mi viene da ballare, magari proprio qui davanti a questo meraviglioso mare e poi, beh e poi vorrei cantare , liberare tutto quel che ho dentro il cuore, e sapete, non fa niente se sarò’ stonato: sarà’ un canto d’amore verso questa terra, il mio Salento!
Ogni volta che vedo il mio mare è difficile bluffare !
Il marketing che vorrei!
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FRANCO CALIFANO: PER NON DIMENTICARE!
Sono cresciuto prendendo calci e cercando di restituirli quand’era possibile. Un match lunghissimo con il destino che mi porto appiccicato, queste sono le parole di Franco Califano, un uomo straordinario, dotato di una sensibilità unica, a dispetto di quanto si possa credere sentendo alcune canzoni dove l’autore esprime la sua enorme passione per le donne, canzoni tra l’altro diventate veri e propri successi, splendide, irripetibili, a cui spesso sono altri a dare voce. Ad esempio Minuetto, la nevicata del ’56, la musica è finita, fin a quando esce trionfante nel 1973, a Sanremo, con Un grande amore e niente più, portata al successo da Peppino di Capri. Negli ultimi tempi “il Califfo” aveva acquisito una sincerità ed una spontaneità quasi disarmante, questo a testimonianza della splendida persona che è stata e sempre continuerà ad essere!
Ed ora??? E ora niente….cominciano i silenzi della sera…inventi feste e inviti gente a casa…così non pensi almeno fai qualcosa…
si, d’accordo, ma poi….??? ma poi tutto il resto è noia!
Continuo ad aspettarti nelle sere per elemosinare amore!
Il marketing che vorrei!
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SELEZIONE DEL PERSONALE IN BASE…ALL’ODORE DELLE ASCELLE!
Una delle selezioni del personale più insolite e criticate degli ultimi tempi è senza ombra di dubbio quella portata avanti da una compagnia aerea cinese, Hainan Airlines, che ha selezionato il personale basandosi anche sull’odore delle ascelle.
I candidati dovevano togliersi camicia e maglietta e farsi annusare da un addetto della compagnia aerea, e tutti coloro che emanavano un cattivo odore venivano scartati immediatamente! Ovviamente erano richiesti anche altri requisiti tecnici, tra cui visione perfetta, ottima conoscenza dell’inglese, e altezza massima di 1,87m.
Qualche candidato scartato a causa dell’odore ha polemizzato con i selezionatori che alle domande dei giornalisti hanno difeso però i loro particolari criteri di selezione: “Il nostro staff lavora a stretto contatto con il pubblico, e nessun passeggero vuole annusare cattivi odori!
Insomma prima di trovare un lavoro, da oggi, bisognerà prima fare i conti con le ascelle!
Il marketing a portata di mouse!
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