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Cambia, cambierà, di molto il volto della campagna…

Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 30 giugno 2017

Cambia, cambierà, di molto il volto della campagna, degli aggregati

umani, di interi paesi: è cambiato dal dopoguerra ad oggi, cambierà

ancora tra due, tre generazioni. E cambieranno naturalmente anche

abitudini, modi di lavoro, rapporti…ecco, quello che non cambierà mai sarà l’idea del dialogo con la

terra che l’uomo ha stabilito dal tempo dei tempi…" Antonio L. Verri "La Cultura dei Tao".

Con questo spirito Caprarica, i produttori e ristoratori coinvolti organizza

no e vivono Corti in Tavola, e vi invitano ad unirvi in una passeggiata di luoghi e tradizioni!La bellezza

delle storiche corti, riaperte e valorizzate nel loro suggestivo fascino.La bontà dei prodotti biologici

locali, la carne di allevamenti in libertà, l’olio extravergine di primissima qualità, si fondono grazie

all’esperienza dei ristoratori e dei produttori.La capacità creativa di Masseria Stali con l’utilizzo dei

prodotti primari del nostro territorio, quella dello Chef Gianni Rosato di Oltregusto, i sapori tradizionali

de Il Vizio Del Barone, il gusto de Il sogno di Venere … e non solo…le pizze bio della Pizzeria Artigeniale,

le bontà della rinomata Pasticceria Ideal, la buonissima carne a KM0 della Masseria Chiusura di Sotto, i

formaggi squisiti della Piccola Masseria LI CURTI, e l’uliata De.Co di Caprarica (Denominazione

Comunale) del Panificio Verri, che ne segue l’antica ricetta.Si potranno gustare piatti che mescolano

tradizione ed innovazione culinaria: frisa fagioli e cozze, peperoni cornetto, lenticchie rosse, grano

stumpato, cocule di patate. Oltre a carne alla brace, formaggi freschi e l’uliata De.Co.Ci sarà anche spazio

per la cultura grazie alla Direzione Artistica del Fondo Verri che – seguendo le ispirazioni del noto poeta

di Caprarica di Lecce – racconterà una terra fatta di armonie, suoni e versi legati alla terra, al mangiar

bene, ed alla tradizione secolare dei luoghi.Sabato 15 luglio ci saranno le musiche MED con Meli

Hajderai voce e tamburo, Fatbardh Capi clarinetto e sassofono, Beppe Branca mandoloncello e chitarra

(musiche dal bacino Mediterraneo, albania, Grecia, Spagna, Macedonia, Italia).I verso e le poesie di Che

Fortuna sono qui…teatro Musica e poesia con Giovanni Rapanà attore e Roberto Gagliardi musicista.Ed i

Canti d’amore per strada, Composizioni originali mediterranee, con Alessandra De Luca e Daniele

Dell’Anna pianoforte con Alessandro Dell’Anna chitarra contrabbasso. Domenica 16 si terrà l’atteso

concerto di Mino De Santis Chitarra e vocePantaleo Colazzo Fisarmonica, e partirà la 13^ edizione della

rassegna Luoghi d’Allerta allestita dal Fondo Verri con: Canti d’amore per strada, Poesie di amore e di

lotta, Musiche e canti della tradizione.

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DAIMON

Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 28 giugno 2017

Il concetto di “immagine” contiene in sé una connotazione romantica che sta ad indicare la grandezza dell’idea che l’ha resa tale, la bellezza, il mistero ed il mito che stanno dietro e dentro la biografia di ciò che essa mostra di sé. L’immagine si presenta così com’è, tutta insieme, simultaneamente: in ciò che si vede è presente il carattere, l’elemento costitutivo ed essenziale dell’immagine stessa. Il genius contenuto in essa è lo spirito libero della creatività, che evoca a sé la dote di rivelare le connotazioni di un qualsiasi luogo ove si schiuda l’essenza del particolare carattere del posto. Si imprime, così, la peculiarità del geniusloci e di quella forma di creatività ed arte, che hanno come scopo la rivelazione della bellezza.Allo stesso modo, il daimon è esattamente il portatore del nostro destino, è l’immagine che ci caratterizza, esso opera incessantemente in tutta la vita, è la capacità di dare sfogo ad una propria volontà che ci consenta di raggiungere la felicità. L’ispirazione che esso muove parte dalla visione e dalla vocazione, da quella cura che si sostanzia in quanto  ricerca della felicità.Il simile genera il simile e lo cura: una teoria sulla vita deve fondarsi sulla bellezza, se vuole spiegare la bellezza che la vita cerca. Ciascuna vita è formata dalla propria immagine, unica e irripetibile, un’immagine che è l’essenza di quella vita stessa.È così che essa si riconosce all’interno di una vocazione, che è un dato fondamentale dell’esistenza umana, sul quale si svolge il senso della propria esistenza. È la vocazione insita nella propria immagine che crea altre immagini e ne comunica la bellezza. L’anelito contenuto in ciascuno è lo spirito libero della creatività, è un pellegrinare inteso come capacità di uscire dalla meccanicità di schemi emotivi, di comportamento e di pensiero, per dare vigore alla contemplazione di una aderenza di sé ai paesaggi che di volta in volta si incontrano sul proprio cammino, anche se questi fossero luoghi di transito in attesa di quel posto che fa di ogni terra una semplice tappa sulla via del ritorno a se stessi. Tale andare costituisce, infatti, un’espressione simbolica ed evocativa, in grado di rappresentare la vita stessa. Ogni cammino ci trasporta verso nuove mete, verso lo sconosciuto, che spesso crea spaesamento nella nostra anima.

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Ricordati di vivere: la bellezza come valore etico

Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 26 giugno 2017

Posted By  on 26 giugno 2017 |

http://www.stefanocentonze.it/3521-bellezza-come-valore-etico/

La bellezza come valore eticoMemento vivere. Ricordati di vivere. Ricordati di vivere bene, si può e si deve aggiungere. Il vivere bene, chiaramente, è da intendersi come forma di esercizio finalizzato ad allargare il proprio punto di vista. Si tratta, cioè, di coltivare la propria “anima grande”, capace di affinare lo sguardo oltre la limitata visione umana. Le parole, queste e quelle che seguono, sono di Roberto De Donno, il Prof. Roberto De Donno, dovrei dire, mio amico, uomo di comunicazione e grande esploratore dell’animo umano. Che cosa c’entra questo concetto con la bellezza in un momento in cui sembra prevalere la spinta narcistitca legata a ciò che è esteriore, strumentale e materiale? E se, invece, riscoprissimo il suo valore etico, facendone un modo di vivere, non saremmo forse tutti più felici?

Vi lascio alle parole di Roberto. A lui, in premessa, vanno i miei complimenti ed il mio ringraziamento per aver accettato l’invito a pubblicare questo suo lavoro inedito sul mio sito.

L’ego, gli istinti e i desideri

Lo sguardo va oltre quando esso non si posa esclusivamente sul proprio ego e sui suoi istinti e desideri, ma piuttosto quando l’io si volge verso il sé, verso gli altri e verso la natura e il mondo. Quando una persona sta attenta a tutto, diventa sensibile. Ed essere sensibile significa avere una percezione interna della bellezza, possedere il senso di bellezza. Di fatto, ciascuno è chiamato dal dovere morale di abitare poeticamente la terra. Ossia, tradurre in slancio vitale il rapporto tra soggetto ed oggetto, tra sé e gli altri, tra sé ed il mondo.

Avendo lo scopo di immaginare il pianeta che si vorrebbe abitare, a partire dalla casa, la città, i luoghi di lavoro e di svago, il territorio, e cambiandoli in meglio. Si dovrebbe iniziare ad abitare la terra in modo meravigliosamente denso, leggero, attento, sensibile, inebriante.

Il senso dell’abitare la terra

Sarebbe utile collegare piglio critico e felicità, senso concreto del reale e sfrenata utopica immaginazione. Sarebbe interessante raccontare cose e luoghi, tentare di vedere la bellezza intrinseca in modo che essa possa aprire lo sguardo verso orizzonti più ampi, in modo che si possa vedere e sognare, immaginare e trasformare. Bisognerebbe osservare e riflettere, cogliere i dettagli della natura e le sfumature delle cose, aver cura di ciò che c’è intorno, ascoltare i suoni e le voci, guardare con gli occhi di un viaggiatore che per la prima volta conosce la bellezza di posti nuovi.

Si dovrebbe incoraggiare la contemplazione (saper rendere degne di meraviglia parole e cose), anche quella urbana in tutte le forme possibili, nelle diverse stagioni, nei differenti momenti della giornata. Contemplare significa sospendere la normalità e aprirsi alla realtà nel suo ambivalente mistero, vedere la bellezza di considerare la linfa vitale presente in ogni cosa. In questa dimensione poetica di bellezza vi è una dimensione sorgiva del linguaggio e del vivere, che sembra ogni volta creare e ricreare il senso dell’abitare la terra.

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Cominciamento è racconto

Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 21 giugno 2017

Ogni nome di città lascia credere che la ville che esso designa sia una persona, unica, incomparabile,incidendo molto anche sull’immagine ricavata dalla sua stessa sonorità. È evidente che ogni luogo racconti tutta una storia composta di energia e di verità. La narrazione prende spunto da un qualsiasi dettaglio del posto, da un quid che renda significativo il valore del particolare,osservando ed ascoltando le risonanze evocate dal cuore. Ciò che è rappresentato nel racconto dell’immagine, che la mente ha focalizzato,risiede nella risonanza che emerge guardandola, in un processo di riproduzione di ciò che si crea tra quel dettaglio e colui che lo osserva. Da qui comincia il racconto, qualcosa che riproduca l’effetto di “dipingersi” dentro quel territorio “dipingendolo”: si riscontra la propria esistenza in divenire all’interno di un contesto che esiste e che si modifica esso stesso. Ebbene, trovato il senso di vivere nel proprio tempo, è doveroso osservare ciò che sta intorno e riflettere su cosa lo caratterizza, quale possa essere il suo diritto alla memoria, quale il diverso modello di sviluppo. Ciascuno proiettato nel proprio sfondo melanconico, guardando elabora e immagina, pensa e definisce, fa rivivere lo spazio, ne valuta l’evoluzione. Ogni luogo muta nel corso del tempo, così come mutano i soggetti che lo frequentano. Ma il cambiamento si impone “naturalmente”, sebbene, per interpretarlo, si abbia bisogno delle tracce del passato, più o meno obsolete, per ammetterne la realtà e misurarne la portata. Tutto accade come se il sito offrisse un’immagine ingrandita delle evoluzioni lente o accelerate della società in movimento. Cosicché, raccontare consiste nel fare un’esperienza ambivalente del tempo.Esso, il raccontare, applica il suo segreto recondito: l’idea del cominciare, nasce un cominciamento, coniuga la continuità di un’identità con la novità di un’esperienza. Con alcuni felici tocchi di scrittura o di pittura o di fotografia, o di qualsiasi altra forma di narrazione, l’autore diventa consapevole di essere riuscito a esprimere ciò che voleva far intendere. L’importante è che dal punto di vista del tempo essi costituiscano sempre una sorta di prova dell’esistenza di sé. L’intuizione, che è all’origine dell’espressione riuscita, è una prova di esistenza e di identità reciproche.

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