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Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 10 luglio 2017

urlRitengo che il valore della condivisione sia di eccezionale portata. Ogni evento suffragato dalla forza di una comune partecipazione si trasforma in assicurato successo. E, per successo si intenda pure il plauso rivolto a tutti coloro, che, condividendo intenti ed obiettivi, conoscono già il percorso da intraprendere. Si tratta di avere una visione lungimirante. Si tratta di comprendere che l’unione di menti aperte permetta quella straordinaria differenza di qualità di osservazione e riflessione, utili ad andare oltre i confini del consueto vedere.

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SPAESAMENTO

Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 6 luglio 2017

Le avventure più grandi provengono dalla disponibilità all’inatteso. Si tratta di un andare verso un itinerario

simbolico, che giunge dal cuore della propria anima spaesata, permettendo, così, di fare un’esperienza. E

l’esperienza non è frutto di un’intenzione, quanto, piuttosto, di qualcosa in cui si incappa per caso.

Un’esperienza “piena” la si fa se ci si lascia andare in un viaggio della vita in cui la spontaneità,

l’immediatezza, l’affinamento delle proprie capacità, ma anche l’imprevedibilità del caso, sapranno dare

buon esito al cammino per divenire se stessi. Ad un certo punto interviene una forma di spaesamento, una

vertigine dell’ignoto, in cui tutto ciò che sta intorno non include più il proprio io, ma piuttosto lo fa perdere

in una dimensione dimenticata, quasi sconosciuta, relegata ai margini del non abitudinario. Similmente,

ogni luogo antropomorfizzato diventa vacua certezza dell’essere visibili e mossi all’interno di un

determinato contesto, ma se si decidesse di superare le barriere dell’ovvietà di ogni luogo predeterminato,

si giungerebbe alla scoperta di quell’altrove degno dell’attenzione di un meraviglioso spaesamento. Come

quando, camminando dal centro alla periferia, ci si rende conto della diversità dei luoghi al solo sguardo

delle frange urbane, dei terreni in abbandono ed incolti, della vegetazione selvaggia. I margini delle strade,

ma anche le torbiere, i posti indecisi ed abbandonati, vengono solitamente relegati ai bordi di una civiltà

convulsa, il cui senso si perde entro i meandri di ciò che è noto. Faticosamente, la natura selvaggia del

luogo marginale si riprende la propria dignità ed il proprio controllo: è un terzo paesaggio, un contesto

differente, nel quale vive la diversità, la biodiversità. I cosiddetti luoghi incerti diventano lo spazio per

salvaguardare quelli protetti dall’uomo e diventano luoghi del futuro. Questi spazi, cosiddetti marginali,

non occorre necessariamente riempirli, in quanto chi li abita (la natura selvaggia) li fa vivere, li rende

essenziali e ne costituisce l’elemento imprescindibile. Essi aumentano gradualmente, conquistano sempre

più spazio e restituiscono valore alla mancata colonizzazione dirompente dell’umana conquista. È lo

spaesamento di chi si rende conto che l’apparenza dell’effimero non conduce a nulla, mentre l’irruzione

improvvisa, quasi inusitata, di ciò che non è contemplato nei canoni della antropomorfica certezza, diventa

l’essere inviolabile in cui è nascosto il senso del bello, della vita e della felicità. Una continuità impercettibile

è la sua essenza, una realtà molto più articolata di quella che si manifesta.e314de9d5b

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Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 5 luglio 2017

rubinetto_acqua_metalli-pesantiCuriosa scoperta questa mattina. Ascoltando alla radio il consueto almanacco quotidiano, mi sono imbattuto, per caso, nell’etimologia della parola “rubinetto”, e scopro che il nome Roberto ha a che fare con questo dispositivo! È interessante l’excursus etimologico: partendo da Robin, nome proprio francese, si giunge al vezzeggiativo Robert! Scopro, poi, che il cosiddetto “robinet” è quel particolare fregio di animale (spesso rappresentato dalla testa di un montone – letteralmente robin, per l’appunto) utilizzato per aprire e chiudere lo scorrere dell’acqua delle fontane. Ora, che Robert fosse associato ad un oggetto versatile come il rubinetto, francamente non lo sapevo! Ma questa rivelazione mi fa pensare a quanto la versatilità sia in effetti prerogativa della creatività. Non è possibile produrre se non con il supporto della fluidità delle idee e con il loro camaleontico adeguamento ai contesti in cui vengono elargite. Come i liquidi o i gas erogati dal rubinetto, le idee, che sgorgano fluttuanti dalla mente, prendono forma e si diffondono, penetrando ovunque ci sia capacità di assorbire. Se, inoltre, pensiamo all’acqua, in quanto liquido nobilissimo e prezioso, allora il rubinetto diventa oggetto di straordinaria donazione ed altrettanta parsimonia. L’estro creativo abbisogna comunque di essere utilizzato col giusto carattere distintivo di chi non spreca, bensì rende essenziale ciò di cui è dotato. L’importante è che le idee, come i liquidi o i gas, non evaporino nel nulla!

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Autore: Raffaella Scorrano - Primo piano - del: 4 luglio 2017

Chissà da quale accapigliato brainstorming è emersa l’originalissima idea di salvare ben sei cervelli maschili da una inevitabile evaporazione per il sole cocente, grazie al supporto amorevole di altrettante donne. In effetti, è la capacità di risolvere il problema che fa la differenza! Se gli uomini relazionano dottamente sul palco, le donne, anziché condividere opinioni e dibattito, sono piuttosto “utilizzate” come reggi ombrelli. A Sulmona, durante un convegno con relatori esclusivamente maschi, si è palesemente messa in pratica la traduzione del concetto di “sapere ancillare”. Sei deliziose fanciulle hanno retto le sorti di altrettanti cavalieri impegnati a discernere di politica ed economia, dimostrando quanto evoluta sia diventata la prerogativa di inserire le famose quote rosa in ogni ambito di sviluppo. Manco a provarci di chiedersi cosa potessero pensare nel frattempo le riservatissime fanciulle, dimostrazione di quanto sia superfluo annoverare una dimenticata rassegna di diritti faticosamente conquistati e spesso intangibili. Alla componente maschile sarebbe il caso, di tanto in tanto, di impartire ripetizioni di galateo: la classe di un uomo è l’eleganza dei gesti, il savoir faire, non la mera esposizione di un sapere che perde ogni effetto al cospetto di una galanteria smarrita nei meandri del ridicolo! Sarebbe interessante, infine, conoscere i fautori dell’organizzazione dell’evento per capire quali siano le recondite capacità di risolvere l’emergenza, in quanto rappresentanti di cervelli evidentemente già andati in fumo!

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