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La reputazione passa dai SOCIAL

Autore: admin - Primo piano - del: 31 gennaio 2012

Costruirsi una reputazione è un processo lungo e difficile, ma ancor più difficile è mantenerla. Comprometterla o perderla del tutto è più facile di quanto si possa pensare. In un mondo sempre più social, per un’azienda è di vitale importanza costruire un’immagine rispettabile e affidabile per vedersi riconosciuto un certo credito. Per questo ci si affida a esperti di comunicazione, solitamente interni al gruppo, e consulenti legali, spesso esterni. Ultimamente qualcosa è cambiato.

È sempre più probabile infatti che i due aspetti, comunicativo e legale, lavorino sinergicamente, unendo le forze per raggiungere un obiettivo comune: sconfiggere e reagire a una crisi, di qualunque tipo. Analizzando la comunicazione effettuata nei periodi di difficoltà, Weber Shandwick  ha condotto uno studio che aiuta gli esperti a non commettere errori comunicativi in tempi di crisi.

Tra gli errori in cui è facile incorrere, spicca quello della sottovalutazione nella gestione dei social network o del web in generale. Capita sempre più spesso che alcune aziende si ritrovino al centro di un tiro a bersaglio mediatico e che vengano messe sotto scacco da blog o utenti. Negli anni le varie imprese hanno dovuto imparare a trattare le piattaforme sociali come degli stakeholder, attivandosi sui social network più importanti per prevenire eventuali crisi e cominciare a muoversi per saperle poi affrontare e gestire al meglio. Le manovre esclusivamente legali non bastano più; a un iter di difesa bisogna aggiungerne uno comunicativo.

Visualizza articolo completo su www.mymarketing.net

Universita Lum Jean Monnet

Corso di International Management 2011/2012

Valentina Angelillo

prof. Roberto De Donno

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AMBIENT ADVERTISING: LA PUBBLICITA’ E’ SEMPRE PIU’ INNOVATIVA

Autore: admin - Primo piano - del: 26 gennaio 2012

Una affissione pubblicitaria di norma, è intesa affinché sia possibile la sua integrazione nel reale. E’ pensata, costruita e realizzata attraverso competenze, studi di settore, capacità operative ed organizzative. Ci sono però forme di advertising che, pur rimanendo frutto di un lavoro ad alto tasso di professionalità, sembrano volutamente scomporre lo spazio in cui si inseriscono, o addirittura modificarne la percezione tradizionale.

Ambient advertising, invece, è una forma di pubblicità tra le più innovative. L’ambient adv fonda su alcuni principi fondamentali, consta nel poter essere trovato in posti nei quali non ci aspetteremmo di trovarlo, oppure in luoghi “standard” per le affissioni ma sotto forma di oggetti teoricamente fuori contesto (o sovra/sotto dimensionati). Bisogna tenere in considerazione la complessità del rapporto tra il messaggio della pubblicità e la forma che esso assume. Perché un ambient adv risulta efficace nel momento in cui oltre ad aver attirato l’attenzione, si inserisce con un messaggio pubblicitario appropriato nonostante la sua collocazione apparentemente estranea al contesto in cui prende forma. Gli ambient adv ribaltano le proporzioni sulle quali il mondo reale prende luogo, lo invadono in un’esplosione di tonalità accese, una sorta di aumento entropico nel sistema chiuso nel quale prende vita (il suo set).

Una scelta come da facile deduzione voluta e ricercata, perché se c’è una cosa che connota senza alcun dubbio l’ambient advertising è quella di colpire al primo sguardo, sempre e comunque, prima ancora di veicolare il messaggio in esso contenuto.

http://www.ninjamarketing.it/2012/01/20/ambient-advertising-creativita-al-potere-nel-mondo-reale/

Università LUM “Jean Monnet”

Corso di International Marketing a.a. 2011/2012

Luca Garramone lucagarra1983@libero.it

Prof. Roberto De Donno dedonno@lum.it

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«Raccontateci le vostre McStorie». Campagna boomerang di McDonald’s su Twitter

Autore: admin - Primo piano - del: 26 gennaio 2012

Uno di quelli che nel gergo di internet si chiamano “epicfail”. Il tentativo di sfruttare le potenzialità dei media sociali per comunicare con il grande pubblico si trasforma in un fallimento assoluto. La vicenda ha coinvolto il colosso del fast food, che qualche giorno fa ha scelto di utilizzare il proprio canale Twitter per coinvolgere gli utenti e incoraggiarli a raccontare sul social network le proprie esperienze alle prese con il mondo McDonald’s.

Dopo aver optato per l’acquisto di un hashtag sponsorizzato (che previo pagamento viene fatto salire artificiosamente nella classifica degli argomenti caldi), i responsabili della comunicazione digitale della società hanno deciso di spingersi oltre e di lanciare #McDStories, parola chiave attraverso la quale gli utenti avrebbero dovuto condividere le proprie storie legate a McDonald’s. Ma qualcosa è andato storto, e a stretto giro dietro #McDStories si sono ammassati migliaia di messaggi non propriamente lusinghieri, da quelli che raccontano di disagi intestinali seguiti al consumo di prodotti McDonald’s a quelli che ricordano ricoveri in ospedale per intossicazioni alimentari. Qualcuno poi ha tirato in ballo anche le drammatiche condizioni di vita alle quali sono sottoposti gli animali utilizzati per produrre i famosi hamburger. Subito è arrivato il dietrofront di McDonald’s, che ha deciso di ritirare l’iniziativa quando ormai era troppo tardi. Centinaia di blog hanno infatti raccontato la vicenda, trasformando appunto in un boomerang il goffo tentativo dell’azienda Usa.

Il responsabile dei social media della società Rick Wion ha cercato di minimizzare la portata dell’avvenimento, raccontando che solo il 2% dei messaggi che menzionavano McDonald’s nel giorno dell’iniziativa si è concentrato dietro l’hashtag #McDStories e specificando che quando si lanciano campagne del genere si mette in conto il fatto che possano non andare come previsto.

Ma se chiedi su un social media di raccontare storie su di te, prima devi sondare l’umore dei consumatori. E dopo accettare anche le critiche. Comunque sia, questo episodio arriva in un momento positivo per McDonalds’s, che oggi ha diffuso i suoi risultati finanziari nel 2011, ben al di sopra le attese. Un successo, in contemporanea all’inciampo su Twitter.

visualizza l’articolo completo su Corriere.it

Università Lum “Jean Monnet”

Corso di International Marketing a.a. 2011/2012

Francesco Giambersio    francescogiambersio@gmail.com

prof. Roberto De Donno dedonno@lum.it

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La filosofia (automobilistica) del riccio

Autore: admin - Primo piano - del: 25 gennaio 2012

In un momento di forte crisi mai come adesso le pubblicità hanno un peso determinante. Nel caso dei marchi automobilistici, non basta dire che l’auto pubblicizzata è insieme city car, spazio dilatabile per il carico e chissà cos’altro o che la si parcheggia con l’aiuto dell’elettronica in uno spazio minimo. Non basta far vedere quanto l’auto è robusta o elencarne gli accessori. Ci vogliono nuove idee.

Lo spot Volkswagen che scorre in tv di questi tempi è singolare. Il bosco è buio, famiglie di ricci, come in un cartoon della Disney. Poi, in primo piano, un riccio, che tutti i bambini amano, mitizzato nei primi libri illustrati come simbolo di famiglia e sicurezza, di paziente forza. Ecco dunque la strada, di notte: la bestiolina, spine in grande evidenza, la sta attraversando e l’auto, una Volkswagen, fa una rapida deviazione, la evita e torna in linea. Stabile velocità. Dunque torna la mitologia infantile degli animali che la stessa casa tedesca ha usato molte volte, dalla Lupo al Maggiolino e che alla Fiat ha regalato il successo della Panda, un’auto duttile e funzionale ma che quel nome connota come un mezzo diverso, raro, affettuosamente umano, la dolcezza dell’orsacchiotto fra le nostre braccia.

Così alle pubblicità sulla potenza, la velocità, si sostituisce, certo, il rispetto dell’ambiente, ma qui c’è altro: il riccio allude anche alla forma dell’auto, corazzata, le spine irte, piccola, ma forte. Tutto ciò a riprova che in pubblicità hanno un ruolo fondamentale le associazioni inconsce, memorie dell’infanzia.

visualizza l’articolo completo su Corriere.it

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Francesco Giambersio    francescogiambersio@gmail.com

prof. Roberto De Donno dedonno@lum.it

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